STEVEN ERIKSON.
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MAREE DI MEZZANOTTE.
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Parte 5.
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Titolo originale: Midnight Tides. 2004.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO DICIASSETTE.
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Nessuno aveva mai visto una cosa simile. Il Mulino di Chorum
era una meraviglia di invenzione. Ruote su ruote, granito e con-
gegni incrociati, assali e raggi e cerchi di ferro, una macchina che
si arrampicava dal fiume in corsa per tre livelli e macinava la fa-
rina pi fine che Lether avesse mai visto. Alcuni dicevano fosse
merito della pioggia, il diluvio che riempiva il corso d'acqua at-
traverso il basamento di pietra del mulino.
Altri sostenevano fosse l'eccessiva complessit la causa di tutto,
la presunzione della visione di un uomo mortale. Alcuni afferma-
vano fosse stata la spinta di Errant, volubile e capriccioso che,
quell'alba, diede voce all'improvviso ruggito delle esplosioni di
pietra e delle grida del ferro; le enormi ruote che si staccavano e
scoppiavano attraverso le spesse mura. Le lavandaie pi a valle, la
schiuma alle cosce, sollevarono gli sguardi per vedere il monu-
mento di granito rotolare gi; non rest una piega, non sopravvis-
se una macchia, e il vecchio Misker, appollaiato su Ribble il Mu-
lo, be' il mulo sapeva cosa faceva quando scatt in avanti e si lan-
ci a testa in gi nel pozzo, ma il povero vecchio Misker strinse il
secchio attaccato alla fune e cos penzol libero, per scorticarsi le
ginocchia sui ciottoli rotondi e imprecare a voce alta, un vento di
tempesta che precedeva la fatale discesa della ruota dentata, alta
quanto qualsiasi uomo, ma molto pi alta di Misker (anche se ap-
pollaiato sul suo mulo) e non sarebbe stato difficile una volta che
avesse finito con lui, perch il ratto... oh, ho dimenticato di men-
zionare il ratto?
Tratto da La storia del ratto (la causa di tutto).
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Chant Prip.
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Inciampando nell'oscurit, l'ubriaco era caduto nel canale. Tehol lo ave-
va perso di vista dalla sua posizione sul bordo del tetto, ma sentiva il ru-
more degli spruzzi e le imprecazioni e il raspare contro gli anelli sistemati
nella parete di pietra.
Sospirando, Tehol pos lo sguardo sulla guardia senza nome che Brys
aveva mandato. I tre fratelli si somigliavano molto e nessuno aveva rivela-
to il proprio nome. Nulla esteriormente che impressionasse o ispirasse pau-
ra. E, dalle loro espressioni impassibili e monotone, nulla che lasciasse in-
dividuare una possibile, ma nascosta, simpatia.
I vostri amici riescono a distinguervi? domand Tehol, poi aggrott la
fronte. Che strana domanda da porre a un uomo! Ma dovete essere abitua-
ti alle domande strane, poich la gente penser che eravate da qualche par-
te quando invece non lo eravate o, meglio, non c'era l'uno, ma l'altro. Mi
sovviene solo ora che non dire nulla  un ottimo sistema per gestire una ta-
le confusione, nei confronti della quale voi vi siete accordati per una rea-
zione univoca, a meno che non siate totalmente uguali fra voi e allora si
tratti di un tacito accordo. Che poi  sempre la cosa migliore.
L'ubriaco, di sotto, stava risalendo il canale, imprecando in pi lingue di
quante Tehol credeva esistessero. Ma lo senti? Atroce. Parole sicuramen-
te scurrili pronunciate con tanta veemenza; aspetta un attimo, quello non 
un ubriaco,  il mio servo! Tehol si sbracci e url: Bugg! Che cosa ci
fai l sotto?  per questo che ti pago?.
Il servitore fradicio stava guardando verso l'alto e grid a sua volta qual-
cosa che Tehol non riusc a comprendere. Che cosa? Che cosa hai detto?
Tu... non... mi... paghi!
Oh, ma ti sembra il caso di urlarlo al mondo intero?
Tehol guard Bugg dirigersi verso il ponte, attraversarlo e poi scompari-
re dietro gli edifici vicini. Imbarazzante.  ora che scambi due parole con
il buon vecchio Bugg.
Suoni provenienti da sotto, altre imprecazioni. Poi scricchiolii sinistri ar-
rivarono dalla scala.
La testa e il viso di Bugg, sporchi di fango, finalmente apparirono.
Allora, sbott Tehol, le mani sui fianchi, sono sicuro di averti man-
dato a sbrigare faccende importanti e tu invece che cosa fai? Cadi nel cana-
le. Era forse sull'elenco dei tuoi compiti? Non penso proprio.
Mi stai rimproverando, padrone?
S. Che cosa pensavi?
Effettivamente, credo mi avessi davvero mandato a sbrigare qualcosa
di importante. E io stavo facendo una passeggiata, affascinato dalla lu-
na...
Guarda dove metti i piedi! Torna indietro! Indietro!
Spaventato, Bugg si paralizz, poi si spost.
Per poco schiacciavi Ezgara! Lui poteva togliersi dai piedi? Direi pro-
prio di no! Tehol si avvicin e si inginocchi accanto all'insetto, impe-
gnato ad avanzare lentamente sulla superficie irregolare del tetto. Oh,
guarda, l'hai spaventato!
Come fai a dirlo? domand Bugg.
Be', ha cambiato direzione, giusto? E immagino che l'abbia fatto perch
si  spaventato.
Sai, padrone, dubito che potrai fare di lui un animaletto domestico.
La pensi cos solo perch sei privo di sentimenti, Bugg. Mentre Ezgara
 sicuramente...
Ovoide?
Affascinante. Tehol lanci un'occhiata alla guardia, che lo stava guar-
dando come sua consuetudine. E quest'uomo  d'accordo. Oppure se lui
non lo , lo sono i suoi fratelli. Ezgara gli ha strisciato in faccia e lui non
ha mosso un muscolo.
E come ci  arrivato Ezgara sulla sua faccia, padrone?
E gi per il giustacuore dell'altro, non un movimento. Questi sono uo-
mini dal cuore tenero, Bugg, osservali bene e impara.
Lo far, padrone.
Allora, hai fatto una bella nuotata?
Non particolarmente.
Un passo falso, hai detto?
Mi era sembrato di sentire qualcuno sussurrare il mio nome.
Shurq Elalle?
No.
Harlest Eberict? Kettle? L'Ispettore Capo Rucket? Il Campione
Ormly?
No.
Non avrai immaginato tutto?
 possibile. Per esempio, sono convinto di essere seguito da ratti.
E probabilmente lo sei, Bugg. Forse uno di loro ha sussurrato il tuo
nome.
Una notizia sgradevole, padrone.
S, hai ragione. Pensi mi faccia piacere che il mio servo frequenti i rat-
ti?
Ti arrabbieresti? domand Bugg infilando una mano sotto la camicia.
Non lo avrai fatto!
No,  gatto, spieg Bugg estraendo una carcassa senza testa. All'a-
roma di canale, ahim.
Un altro dono di Rucket?
No, stranamente. Del canale.
Ah.
Sembra abbastanza fresco...
Da dove viene quel filo?
Il servo sollev la carcassa pi in alto, prese fra due dita il filo di ferro
che pendeva e lo segu a ritroso finch scomparve nella carne. Tir e gru-
gn.
Cosa c'? chiese Tehol.
Il filo porta a un grande amo a barbiglio.
Oh.
E il filo  spezzato a questa estremit: mi sembrava che qualcosa aves-
se attutito la caduta. Strapp un pezzetto di carne da una delle zampe del
gatto, lo divise in due e pos ciascun pezzo alle due estremit dell'insetto
di nome Ezgara. L'animaletto inizi a mangiare. Una bella sciacquata e
siamo a posto per due, forse tre pasti. Un bel colpo di fortuna, padrone.
S, mormor Tehol. Adesso sono nervoso. Allora, hai qualche noti-
zia da darmi?
Sapevi, padrone, che Gerun Eberict avrebbe dovuto uccidere in media
tra le dieci e le quindici persone al giorno al fine di raggiungere il suo di-
videndo annuale? Come fa a trovare il tempo per fare qualcos'altro?
Forse ha reclutato qualche criminale con appetiti insani come i suoi.
Certo. Comunque, Shurq  scomparsa. Harlest e Ublala sono sconvol-
ti.
Perch Harlest?
Aveva solo Ublala a cui poter mostrare le sue nuove zanne e gli artigli,
ma Ublala non si  dimostrato affatto colpito e cos ha spinto Harlest nel
sarcofago e ce lo ha chiuso dentro.
Povero Harlest.
Si  adattato abbastanza in fretta, spieg Bugg, e adesso sta rifletten-
do sulla sua drammatica resurrezione... quando mai accadr.
Notizia preoccupante per quanto riguarda Shurq Elalle.
Perch?
Significa che non ha cambiato idea. Significa che intende infilarsi nel
Deposito della Borsa. Forse addirittura questa notte.
Bugg spost l'attenzione sulla guardia. Padrone...
Ops, che incauto, vero? Tehol si alz e si avvicin all'uomo. Lui sen-
te tutto,  vero. Amico mio, possiamo almeno essere d'accordo su una co-
sa, giusto?
Le palpebre batterono mentre l'uomo fissava Tehol.
Qualsiasi ladro tenti di entrare nel Deposito  bello che morto, vero?
Tehol sorrise, quindi si gir verso il servo.
Bugg inizi a togliersi i vestiti bagnati. Temo di essermi preso un raf-
freddore.
Il canale  famoso per essere insalubre...
Non pi, padrone. La Quinta Ala. Sono riuscito a puntellare le fonda-
menta.
Di gi? Ma  magnifico.
S, vero? Comunque, in quelle gallerie fa freddo... adesso.
Posso chiedere?
Bugg era nudo, gli occhi sulle pallide stelle sopra di loro. Meglio di no,
padrone.
E cosa mi dici della Quarta Ala?
Be',  l che la mia squadra sta lavorando ora. Una settimana, forse die-
ci giorni. L sotto c' un vecchio canale di scolo. Invece di rimuoverlo,
stiamo installando una condotta in argilla refrattaria.
Un tubo di scarico.
In linguaggio tecnico, condotta in argilla refrattaria.
Scusa.
Che poi riempiremo di ghiaia. Non so perch Grum non l'abbia fatto
subito, ma buon per noi e peggio per lui.
Sei asciutto, Bugg? Ti prego, dimmi di s. Guarda la nostra guardia, 
inorridita. Senza parole.
La capisco e chiedo scusa.
Non penso di avere mai visto tante cicatrici su una sola persona, disse
Tehol. Che cosa fai nel tuo tempo libero, Bugg, combatti con i cactus ar-
rabbiati?
Non capisco. Perch dovrebbero essere arrabbiati?
Non lo saresti se io ti attaccassi senza motivo? Ehi,  una domanda che
potrei fare alla nostra guardia, giusto?
Solo se lui - o loro - avessero lo stesso problema, padrone.
Giusta osservazione. E dovrebbe togliersi i vestiti per poterci permette-
re di verificare.
Improbabile.
Gi. Tieni, Bugg, prendi la mia camicia. Mettitela addosso e sii grato
per il sacrificio che faccio per te.
Grazie, padrone.
Bene. Pronto?  ora di andare.
Dove?
In un luogo a te familiare, cos ho scoperto con mia grande sorpresa.
Sei un uomo dai mille segreti, Bugg. Sacerdote occasionale, guaritore,
l'Uomo in Attesa, frequentatore di demoni e molto peggio ancora. Se non
fossi cos egocentrico, sarei incuriosito.
Non ti sar mai grato abbastanza per il tuo egocentrismo, padrone.
E hai ragione, Bugg. Ora, immagino che la nostra silenziosa guardia
del corpo ci accompagner. Cos saremo in tre. A marciare nella notte.
Andiamo?
Nel labirinto di baracche sul lato orientale di Letheras. L'aria della notte
era calda, fragrante e pesante. Strani animaletti zampettavano nei cumuli di
immondizia, cani randagi si muovevano furtivamente nell'ombra in mute
feroci e sufficientemente minacciose da spingere la guardia del corpo a
sguainare la spada. La vista della lama bast a dissuadere le bestie.
Quei pochi senzatetto cos coraggiosi o disperati da affrontare i rischi dei
vicoli e delle viuzze avevano usato l'immondizia per costruire barricate e
spelonche. Altri avevano cercato rifugio sui tetti pericolanti di casupole
scricchiolanti e dormivano di un sonno agitato. Tehol sentiva occhi scono-
sciuti che li seguivano man mano che si addentravano nel ghetto.
Mentre camminavano, Tehol parlava: ... la supposizione  la pietra su
cui si fonda la societ Letherii e forse tutte le societ del mondo. La nozio-
ne di iniquit, amici miei. Poich dall'iniquit deriva il concetto di valore,
sia misurato attraverso il denaro sia attraverso gli altri innumerevoli siste-
mi esistenti per stimare il valore umano. Per dirla con parole semplici, in
tutti noi risiede l'indiscussa convinzione che il povero e l'affamato si meri-
tino in qualche modo quel destino. In altre parole, ci saranno sempre i po-
veri. Una verit ovvia per garantire struttura al continuo impegno del para-
gone, l'istituzione attraverso la quale osservare le nostre differenze essen-
ziali.
So che cosa state pensando e per questo non ho altra scelta che stimola-
re la vostra mente. Immaginate di camminare per questa strada e di dispen-
sare monete in grande quantit. Fino a quando tutti gli abitanti del ghetto
posseggano una vasta ricchezza. Una soluzione? No, dite voi, perch tra
questa gente diventata ricca all'improvviso ci sar forse una maggioranza
che si comporter in modo sciocco e dissennato e si ritrover povera in
breve tempo. Inoltre, se la ricchezza venisse distribuita in quel modo, le
monete stesse perderebbero valore: cesserebbero di essere utili. E senza ta-
le utilit, l'intera struttura sociale che amiamo tanto crollerebbe.
Ah, ma a questo rispondo: e allora? Esistono altri sistemi per misurare
il proprio valore. A cui voi replicate con veemenza: senza valore applicabi-
le al lavoro, svanisce qualsiasi senso del valore! E in risposta io mi limito a
sorridere e a scuotere la testa. Il lavoro e il suo prodotto diventano i beni
negoziabili. Ma aspetta, obiettate voi, allora dopo tutto il valore si muove
di soppiatto. Perch un uomo che costruisce mattoni non pu essere equi-
parato a un uomo che, per esempio, dipinge ritratti. Gli oggetti materiali
sono intrinsecamente carichi di valore, sulla base del nostro bisogno di af-
fermare paragoni. Ma non stavo confutando la supposizione che un indivi-
duo deve procedere con strutture di valore cos complicate?
E cos voi chiedete: qual  il punto, Tehol? E io rispondo con una scrol-
lata di spalle. Ho forse detto che il mio discorso era un modo utile e pre-
zioso di usare questo tempo? No. Voi avete supposto che lo fosse. E cos
confermate il mio punto di vista!.
Ti chiedo scusa, padrone, disse Bugg, ma qual era la questione?.
L'ho dimenticato. Ma siamo arrivati. Guardate, signori, i poveri.
Si trovavano ai margini di una vecchia piazza del mercato, ora ridotta a
un ammasso di squallidi ripari brulicanti di uomini e donne. Qua e l, un
fuoco bruciava lentamente e senza fiamma. La zona era circondata da im-
mondizia - per la maggior parte ossa di cani e gatti - sulla quale sciamava-
no i ratti. Decine di bambini malnutriti vagavano frastornati e confusi. Ne-
onati giacevano sulla strada avvolti in fasce e abbandonati. Un vociare im-
provviso si lev sul lato opposto della piazza seguito dagli echi della lotta.
Mezzosangue, Nerek, Faraed, Tarthenal, persino Fent. Anche un paio di
Letherii, che l'indebitamento aveva spinto a fuggire.
Bugg si guard intorno per alcuni istanti, poi disse: Padrone, portarli
sulle isole non risolver nulla.
No?
Questi sono spiriti spezzati.
Senza speranza di recupero?
Be', questo dipende da quanto intendete essere paternalistico, padrone.
I rigori di stili di vita passati sono al di l di questi individui. Siamo in ri-
tardo di una generazione o due. Questa gente non possiede antiche abilit a
cui tornare e come comunit  ormai bacata all'interno. Genera solo vio-
lenza, abbandono e poco altro.
Capisco il significato delle tue parole, Bugg. Stai dicendo che hai avuto
notti migliori e che il tempismo lascia a desiderare. Non ti senti bene, hai il
raffreddore e dovresti essere a letto.
Grazie, padrone, per la tua comprensione.
La faccenda del paternalismo non  male, lo ammetto, disse Tehol, le
mani sui fianchi mentre osservava la sudicia baraccopoli. Ci significa
che non hai tutti i torti. Ad ogni modo, il destino sta per spazzare via que-
sto luogo di miseria. Lether  in guerra, Bugg. Ci saranno... reclutamenti
forzati.
Le squadre di arruolamento.
S, violenza maligna scatenata. Naturalmente, quei poveri soldati ver-
ranno impiegati come foraggio. Una triste soluzione a un problema peren-
ne e con un triste precedente alle spalle.
E allora qual  il tuo piano, padrone?
Come ti sarai accorto, la sfida mia e delle menti acute della Corpora-
zione degli Acchiapparatti era volta a cercare di rimodellare una societ in-
tera. A cercare di convertire questo impressionante esempio di istinto di
conservazione in una comune forza positiva. Chiaramente, come nostra i-
spirazione dovevamo seguire una struttura sociale ben definita e di succes-
so.
I ratti.
Risposta esatta, Bugg. Sapevo di poter contare su di te. Cos, abbiamo
iniziato con l'individuare la necessit di un capo. Potente, dinamico, cari-
smatico, pericoloso.
Un cervello criminale circondato da una banda di teppisti pronti a dar-
gli man forte.
Tehol aggrott la fronte. La tua scelta delle parole mi delude, Bugg.
Te?
Me? Certo che no. Be', non direttamente. Il capo di successo  un capo
riluttante. Non uno le cui parole vengono sempre accolte con grida di gio-
ia; dopo tutto, che cosa accade alla mente di un simile capo, dopo che tali
scene si ripetono in continuazione? Una certezza crescente, una profonda
convinzione nella propria infallibilit e un cammino sicuro verso il disa-
stro. No, Bugg, non ci sar nessuno a baciarmi i piedi.
Ne sono sollevato, padrone, visto che quei piedi non vedono il sapone
da molto, molto tempo.
Alla fine, il corpo recupera i propri meccanismi naturali di pulizia,
Bugg.
Come la caduta dei capelli?
Esatto. Comunque, stavo parlando del comando in senso generale...
Chi, padrone?
Ma l'Uomo in Attesa, naturalmente. Sacerdote occasionale, guaritore,
frequentatore di demoni...
Probabilmente non  una buona idea, padrone, afferm Bugg, sfre-
gandosi il mento. Al momento sono piuttosto... impegnato.
Un capo deve essere impegnato. Distratto. Preoccupato. Preparato a de-
legare.
Padrone, non penso proprio sia una buona idea. Davvero.
Riluttante al punto giusto, perfetto! E guarda! Ti hanno notato! Guarda
quei volti speranzosi...
Quella  fame, padrone.
La tua espressione  perfetta, Bugg. Pallido ed esangue per lo sgomen-
to, profondamente turbato e nervoso. S, perfetto. Io stesso non avrei potu-
to fare di meglio.
Padrone...
Vai nel tuo gregge, Bugg. Di' alle tue pecore che stanno per partire.
Domani notte. Tutte. Un luogo migliore, una vita migliore li aspetta. Vai,
Bugg.
Purch nessuno inizi ad adorarmi, replic il servo. Non mi piace es-
sere venerato.
Evita solo di diventare infallibile.
Bugg gli lanci una strana occhiata, poi s'infil nella baraccopoli.
Grazie per essere venuto, Brys.
Kuru Qan era seduto sulla sedia imbottita accanto alla parete di fronte
all'entrata della biblioteca. Lenti e panno in mano, continuava a pulire e ri-
pulire i pezzi di vetro. I suoi occhi erano fissi su qualcosa di invisibile a
Brys.
Altre notizie da Trate, Ceda?
S, qualcosa, ma ne parleremo dopo. Comunque, la citt  perduta.
Occupata.
Un'altra battaglia  imminente, ad Alto Forte.
La regina e il principe hanno ritirato le loro forze? Pensavo stessero
cercando il passo.
Troppo tardi. Gli Edur lo hanno gi attraversato.
Prenderete parte alla difesa? domand Brys, attraversando la stanza e
andandosi a sedere sulla panca alla sinistra del Ceda.
No.
Sorpreso, Brys non comment. Aveva trascorso buona parte della serata
in compagnia del re e di Unnutal Hebaz a studiare i movimenti del nemico,
immerso nel doloroso esercizio di cercare di prevedere la natura dei consi-
gli del fratello Hull all'imperatore Edur. Chiaramente, Hull aveva previsto
l'attacco preventivo ai villaggi. Secondo Brys, la rabbiosa ostentazione di
avidit proveniente dagli accampamenti della regina e del principe aveva
rivelato troppo. Janall, Quillas e i loro investitori avevano gi iniziato a di-
vidersi il potenziale bottino, atteggiamento che rivelava il loro desiderio di
una guerra lampo, una guerra che devastasse i Tiste Edur, e questo signifi-
cava prenderli di sorpresa. La marcia di Janall verso il passo aveva con-
fermato la loro linea di pensiero. Ma adesso si era ritirata.
I Tiste Edur li avevano battuti sul tempo. La comparsa sopra Alto Forte,
la resa del Braccio di Fent e la caduta di Trate indicavano almeno due ar-
mate nemiche, oltre a due flotte. E tutte si muovevano a velocit sorpren-
dente.
Ceda, avete scoperto altro sul demone che  entrato nel porto di Trate?
Il pericolo non  singolare, ma plurale, afferm Kuru Qan. La magia
mi ha aiutato e ho scoperto, con mio grande orrore, che ... incompleto.
Incompleto? Che cosa significa?
Il Ceda continu a pulire le lenti tra le mani. Devo conservare il mio
potere fino al momento opportuno. I mari devono essere liberati. Tutto
qua.
Brys aspett e quando comprese che il Ceda non avrebbe aggiunto altro,
chiese: Avete un incarico per me, Ceda?.
Consiglierei la ritirata da Alto Forte, ma il re non sarebbe d'accordo,
giusto?
Brys scosse la testa. La vostra valutazione  accurata. Anche in un di-
sastro verrebbero trovati... benefici.
S, l'eliminazione della moglie e del figlio del re. Una situazione tragi-
ca, non trovi, amico mio? Ho capito che il cuore della Cedance pu essere
trovato in un diniego sistematico. E da quel cuore  derivato tutto il resto.
Il nostro modo di vivere e di vedere il mondo. Mandiamo soldati alla mor-
te e come vediamo quelle morti? Come sacrifici gloriosi. E il nemico mor-
to? Come la vittima della nostra giusta virt. Mentre nelle nostre citt, nei
vicoli stretti e sporchi, una vita che termina non  che un tragico fallimen-
to. Ma allora che cos' il diniego di cui parlo?
Morte.
Kuru Qan pos le lenti davanti agli occhi e fiss Brys. Sapevo che a-
vresti capito. Brys, non esiste alcuna Fortezza della Morte. Il tuo incarico?
Soltanto tenere compagnia a un vecchio per questa notte.
Il Campione del Re si sfreg il mento. Sentiva gli occhi pieni di polvere
ed era scosso da brividi di freddo. Era esausto.
La nostra brama maniacale di accumulare ricchezza, prosegu Kuru
Qan. Il nostro progresso precipitoso, come se l'obiettivo fosse il movi-
mento e l'obiettivo fosse intrinsecamente virtuoso. La nostra mancanza di
compassione, che noi chiamiamo essere realistici. L'estremismo dei nostri
giudizi, la nostra ipocrita sicurezza delle nostre azioni: nient'altro che una
fuga dalla morte, Brys. Un enorme diniego soffocato nella semantica e ne-
gli eufemismi. Coraggio e sacrificio, pathos e fallimento, come se la vita
fosse una competizione da vincere o perdere. Come se la morte fosse la
padrona assoluta del significato, il momento del giudizio finale e al di so-
pra di tale giudizio ci fosse qualcosa da consegnare, non a cui essere con-
segnato.
Preferireste che adorassimo la morte, Ceda?
Sarebbe ugualmente inutile. Non c' bisogno di fede per morire: si
muore lo stesso. Io parlavo di diniego sistematico ed  effettivamente e in
ogni modo sistematico. Il tessuto stesso del nostro mondo, qui a Lether e
forse altrove,  stato attorcigliato intorno a quella... assenza. Dovrebbe es-
serci una Fortezza della Morte, capisci? Un tempo deve essere esistita.
Forse anche un dio, un qualche orribile scheletro su un trono di ossa. Ep-
pure eccoci qua, e non gli abbiamo dato un volto, una forma, una posizione
nel nostro elaborato schema dell'esistenza.
Forse perch  l'esatto opposto dell'esistenza.
Ma non lo , Brys, non lo . Che l'Errante ci prenda, la morte  tutt'in-
torno a noi. La calpestiamo, la respiriamo, assorbiamo la sua essenza nei
nostri polmoni, nel nostro sangue. Ci nutriamo di essa ogni giorno. Prospe-
riamo nella decadenza e nella dissoluzione.
Brys osserv il Ceda. Mi viene in mente, disse misurando le parole,
che la vita stessa  una celebrazione del diniego. Il diniego di cui voi par-
late, Kuru Qan. La nostra fuga... be', fuggire  liberarsi delle ossa, delle
ceneri.
Fuggire, dove?
In nessun luogo ma in un altro luogo. Mi chiedo se ci che avete detto
si sia manifestato in creature quali Kettle e quella ladra, Shurq Elalle.
La testa del Ceda scatt in su, gli occhi a un tratto attenti dietro le spesse
lenti. Scusa? Che cosa hai detto?
Be', parlavo di coloro ai quali viene in realt negata la morte, Ceda. La
bambina, Kettle...
La custode dell'Azath?  una non-morta?
S. Sono certo di avervi...
Kuru Qan balz in piedi. Sei sicuro di quello che dici? Brys Beddict, la
bambina  una non-morta?
S. Ma non capisco...
Alzati, Brys. Dobbiamo andare. Adesso.
Sono tutte le persone cadute, disse Kettle. Vogliono risposte. Non se
ne andranno finch non avranno ottenuto risposte.
Shurq Elalle scacci un insetto che si era arrampicato sullo stivale. Ri-
sposte a che cosa?
Perch sono morte.
Non ci sono risposte, replic Shurq.  quello che accade a tutti.
Muoiono. Tutti muoiono. Sempre.
Noi no.
S, noi s.
Ma non siamo andate via.
Da quanto dici, Kettle, nemmeno loro.
 vero. Chiss perch non ci ho mai pensato.
Perch avevi dieci anni quando sei morta.
E adesso che cosa faccio?
Shurq osserv il cortile coperto da una fitta vegetazione. Tu mi hai dato
l'idea ed  per questo che sono qui. Hai detto che i morti stavano radunan-
dosi. In questo posto, intorno alle mura. Puoi parlare con loro?
Perch dovrei? Non dicono mai niente di interessante.
Ma, se dovessi, potresti parlare con loro?
Kettle si strinse nelle spalle. Immagino di s.
Bene. Cerca dei volontari.
Per che cosa?
Voglio che vengano con me. Sto organizzando un'escursione. Questa
notte e anche domani notte.
Perch dovrebbero voler venire, madre?
Di' loro che vedranno pi oro di quanto riescano a immaginare. Scopri-
ranno segreti che pochi in questo regno conoscono. Di' loro che li accom-
pagner in una visita al Deposito della Borsa e ai sotterranei reali. Terro-
rizzando i vivi.
Perch i fantasmi dovrebbero voler spaventare i vivi?
Lo so,  strano, ma vedrai che scopriranno di essere bravi a farlo. Inol-
tre, scommetto che si divertiranno.
Ma come faranno? Sono fantasmi. I vivi non possono nemmeno veder-
li.
Shurq Elalle si gir e pos gli occhi sulla folla che si agitava confusa-
mente. Kettle, a noi sembrano reali e tangibili, giusto?
Ma noi siamo morte...
Allora perch non riuscivamo a vederli una settimana fa? Erano solo un
battito di ali che percepivamo con la coda dell'occhio, vero? Ma adesso
che cosa  cambiato? Da dove viene il loro potere? Perch sta aumentan-
do?
Non lo so.
Shurq sorrise. Io s.
Kettle raggiunse uno dei muretti.
La ladra la guard parlare con i fantasmi. Chiss se ha capito. Chiss se
sa di essere pi viva che morta ora. Chiss se ha capito che sta tornando
in vita.
Dopo pochi istanti la bambina torn, le dita nei capelli per sbrogliare i
nodi. Sei brava, madre, disse. Sono felice che tu sia mia madre.
Ci sono volontari?
Verranno tutti. Vogliono vedere l'oro. Vogliono spaventare i vivi.
Ho bisogno di qualcuno che sappia leggere e di qualcuno che sappia far
di conto.
Va bene. Dimmi, madre, perch stanno diventando pi forti? Che cosa
 cambiato?
Shurq guard la desolata torre quadrata. Quella, Kettle.
L'Azath?
S.
Oh, mormor la bambina. Adesso ho capito.  morta.
S, disse Shurq annuendo.  morta.
Dopo che Shurq se n'era andata, seguita da migliaia di fantasmi, Kettle
raggiunse l'ingresso della torre. Osserv le lastre di pietra davanti alla por-
ta, quindi ne scelse una e s'inginocchi innanzi a essa. Si ruppe le unghie
nel fare leva per spostarla e rest sorpresa dalla fitta di dolore e dal fiotto
di sangue.
Non aveva detto a Shurq quanto fosse stato duro parlare a quei fantasmi.
Negli ultimi due o tre giorni le loro voci avevano iniziato a svanire, come
se lei stesse diventando sorda. Sebbene altri suoni - il vento, le foglie mor-
te che cadevano a terra, il ronzio degli insetti e i rumori stessi della citt -
fossero chiari come non mai. Le stava accadendo qualcosa. Quella vibra-
zione nel petto era aumentata. Ne aveva contate cinque, sei, otto al giorno.
I punti in cui la pelle si era aperta tanto tempo prima si chiudevano con
pelle nuova e rosea e quel giorno si era accorta di avere sete. Ci aveva
messo un po' di tempo per capire - forse per ricordare - che cosa fosse la
sete, che cosa significasse, ma l'acqua stagnante che aveva trovato alla ba-
se di una delle buche nel giardino aveva un sapore delizioso. Cos tante co-
se stavano cambiando, confondendola.
Trascin la lastra di lato, poi si sedette accanto a essa. Soffi via la pol-
vere dalla superficie lucida. Sopra c'erano strani e buffi segni. Conchiglie,
l'impronta di piante e di coralli. Ossa minuscole. Qualcuno doveva avere
lavorato parecchio per incidere quegli oggetti morti.
Guard lungo il sentiero, oltre il cancello e nella strada. Era strano ve-
derla cos vuota. Ma sapeva che non sarebbe stato per molto.
E cos aspett.
Il sangue dal dito non usciva pi quando ud il rumore di passi. Sollev
lo sguardo e sorrise nel vedere lo zio Brys e il vecchio con gli occhi di ve-
tro, quello che non aveva mai visto ma che conosceva.
La videro e Brys super il cancello, il vecchio che lo seguiva con passi
malfermi, nervosi.
Ciao, zio, salut Kettle.
Kettle. Hai un aspetto... migliore. Ho portato un ospite, il Ceda Kuru
Qan.
S, quello che mi guarda sempre ma non mi vede, ma continua a guar-
dare.
Non me ne rendevo conto, spieg il Ceda.
Non come stai facendo adesso, osserv Kettle. Non quando hai quel-
le cose davanti agli occhi.
Vuoi dire quando guardo la Cedance?  allora che ti vedo senza veder-
ti?
Lei annu.
La Fortezza dell'Azath  morta, bambina, eppure tu resti qui. Eri la sua
custode quando era viva, e tu non lo eri. E adesso sei ancora la sua custo-
de? Quando lei  morta e tu non lo sei?
Io non sono morta?
Non del tutto. Il cuore batte dentro di te. Un tempo era gelato... ora... si
scioglie. Non capisco il suo potere e, lo ammetto, mi spaventa.
Ho un amico che ha detto che mi distrugger se dovr, sorrise Kettle.
Ma ha detto che probabilmente non dovr farlo.
Perch no?
Ha detto che il cuore non si sveglier. Non completamente.  per que-
sto che il Senzanome ha preso il mio corpo.
Vide la bocca del vecchio muoversi, ma non ne usc alcun suono. Lo zio
Brys gli si avvicin, sul volto un'espressione preoccupata.
Ceda? State bene?
Il Senzanome? Il vecchio era scosso da tremiti. Questo luogo...  la
Fortezza della Morte, vero?  diventata la Fortezza della Morte.
Kettle allung una mano e prese la lastra di pietra. Era pesante quanto un
cadavere, perci lei era abituata al peso. Questa  per la tua Cedance, per
quando guardi senza vedermi.
Una mattonella. Kuru Qan distolse lo sguardo quando la bambina la
pos innanzi a lui.
Ceda, non capisco. Che cosa  accaduto qui? domand Brys.
La nostra... quante menzogne. I Senza nome appartenevano al Primo
Impero. Un culto. Venne cancellato. Eliminato. Non pu essere sopravvis-
suto, ma sembra sia proprio ci che  accaduto. Sembra sia sopravvissuto
allo stesso Primo Impero.
Si tratta di una sorta di culto della morte?
No. I Senzanome erano servi dell'Azath.
Allora perch, prosegu Brys, sembrerebbero aver diretto la morte
della Torre dell'Azath?.
Kuru Qan scosse la testa. Forse vedevano questa morte come inevitabi-
le e cos hanno agito per contrastare coloro che si trovano nei tumuli e che
sarebbero scappati appena la torre fosse morta. La manifestazione di una
Fortezza della Morte potrebbe non avere niente a che fare con loro.
Allora perch la bambina  ancora la custode?
Forse non lo  pi, Brys. Lei aspetta per poi affrontare coloro che stan-
no per scappare dai tumuli. Lo sguardo del Ceda torn a Kettle.  per
questo che resti qui, bambina?
La piccola si strinse nelle spalle. Non manca pi molto.
E colui che l'Azath ha scelto per aiutarti, Kettle, arriver in tempo?
Non lo so. Lo spero.
Anch'io, mormor Kuru Qan. Grazie, piccola, per la mattonella. Mi
chiedo per che cosa tu sappia di questa nuova Fortezza.
Kettle si tir via un insetto dai capelli e lo lanci lontano. L'uomo cari-
no mi ha detto tutto, afferm.
Un altro visitatore?
Solo una volta. Di solito sta nell'ombra, dall'altra parte della strada. A
volte mi segue quando vado a caccia, ma non dice mai nulla. Tranne oggi,
quando mi ha raggiunta e abbiamo parlato.
Ti ha detto il suo nome? chiese il Ceda.
No. Ma era molto bello. Per ha detto che ha una fidanzata. Molte fi-
danzate. E anche fidanzati. E poi, io non dovrei dare il mio cuore a nessu-
no. Lo ha detto lui. Lui non lo fa mai. Mai e poi mai.
E quest'uomo ti ha raccontato tutto della Fortezza della Morte?
S, nonno. Lui sapeva tutto. Ha detto che non ha bisogno di un nuovo
custode perch il trono  gi occupato, per lo meno da tutte le altri parti. E
presto anche qui. Adesso sono stanca di parlare.
Ma certo, Kettle, disse Kuru Qan. Noi allora ce ne andiamo.
Arrivederci. Oh, non dimenticare la mattonella!
Manderemo qualcuno a prenderla, bambina.
Va bene.
Kettle li guard andare via. Quando li perse di vista, si diresse verso il
tumulo del suo amico e gli chiese: Dove mi porti questa volta?.
La mano in quella dell'altro, si ritrov su una bassa collinetta e davanti a
lei si estendeva una grande valle affollata di cadaveri.
Era il crepuscolo, uno strato di fumo annebbiava il panorama. All'oriz-
zonte opposto, una montagna sospesa di pietra nera stava bruciando e co-
lonne di fumo si alzavano dai fianchi lacerati. Nella valle, i corpi apparte-
nevano in prevalenza a creature enormi simili a rettili coperti da una strana
armatura. Pelle grigia e muso lungo, giacevano in mucchi confusi, i corpi
contorti e segnati da profondi tagli. Qua e l nella nebbia, la bambina vide
altre figure. Alte, alcune dalla pelle grigia, altre nera.
Pi di quattrocentomila, Kettle, disse lui a un tratto. Solo in questa
valle. Ci sono altre... valli. Come questa.
Un gruppo di bestie alate stava attraversando la valle all'estremit oppo-
sta, sulla loro destra.
Ooh, quelli sono draghi?
Sono Locqui Wyval in cerca del loro padrone. Ma lui se n' andato.
Quando se ne renderanno conto, sapranno aspettare. Ma sar una lunga at-
tesa.
Aspettano immobili?
S.
Quando  stata combattuta questa battaglia?
Migliaia di anni fa, Kettle. Ma il danno permane. Tra breve tempo arri-
ver il ghiaccio a sigillare tutto quello che vedi. A conservare ogni cosa,
una magia dal potere impressionante, cos potente da divenire una barriera
per gli stessi morti, e i sentieri che gli spiriti vorrebbero percorrere. Mi
chiedo se  questo che volevano gli Jaghut. Ad ogni modo, questa terra 
stata distorta dalla magia. I morti... indugiano. Qui, al nord e nel lontano
sud, per tutto Lether. Sono convinto che un dio Antico si sia intromesso.
Ma nessuno poteva prevedere le conseguenze, nemmeno il dio stesso.
 per questo che la torre  diventata la Fortezza della Morte?
Davvero? Non lo sapevo.  questo allora che accade quando infine la
magia muore e il mondo si scioglie. L'equilibrio viene riaffermato.
Shurq Elalle dice che siamo in guerra. Dice che i Tiste Edur stanno in-
vadendo Lether.
Speriamo che non arrivino prima che io sia libero.
Perch?
Perch cercheranno di uccidermi, Kettle.
Perch?
Per paura che io cerchi di uccidere loro.
Lo faresti?
In molti modi, rispose l'altro. Non c' motivo per cui non debba far-
lo. Ma solo se li trovassi sul mio cammino. Dopo tutto, io e te sappiamo
che la vera minaccia aspetta nei tumuli nel cortile dell'Azath.
Non penso che gli Edur vinceranno la guerra, dichiar Kettle.
S, la loro sconfitta sarebbe l'ideale.
Bene. Che cos'altro volevi mostrarmi?
Una mano pallida indic la valle. C' qualcosa di strano in tutto questo.
Vedi? O meglio, che cosa non vedi?
Non vedo nessun fantasma.
Esatto. Gli spiriti se ne sono andati. La domanda : dove sono?
Grida terrorizzate echeggiarono ovunque, mentre Shurq Elalle avanzava
lungo l'ampio corridoio che portava alla Stanza del Tesoro nel Deposito
della Borsa. Guardie, servi, impiegati e addetti alle pulizie erano in preda
al panico pi totale. Non c'era niente di peggio, riflett Shurq, di una visita
inaspettata di parenti morti.
Davanti a lei, la porta a doppio battente era spalancata e le lanterne nella
stanza enorme oscillavano sospinte dai fantasmi.
La ladra entr nella stanza.
Un misero fantasma si precipit da lei, sul volto putrido un ghigno sod-
disfatto. L'ho toccata! La mia ultima moneta! L'ho trovata nel mucchio! E
l'ho toccata!
Sono felice per te, afferm Shurq. Dove sono quelli che sanno legge-
re e fare di conto?
Eh?
Shurq oltrepass il fantasma. La stanza brulicava di spiriti, chi correva
da una parte chi dall'altra, chi spiegava e si buttava su enormi rotoli, chi si
dimenava davanti agli alti scaffali. Bauli di monete erano stati rovesciati e
il prezioso contenuto ricopriva ora il pavimento di marmo, sul quale farfu-
glianti spettri lasciavano correre le mani.
Io lavoravo qui!
Shurq guard il fantasma che si avvicinava a lei. Davvero?
Oh s. Hanno aggiunto degli scaffali e guarda come sono sistemate le
lanterne. In assurde nicchie. Chi  quell'idiota che ha deciso per quei ricet-
tacoli di polvere? La polvere  pericolosa, pu scatenare un incendio. Non
facevo che dirglielo. E adesso potrei provare che avevo ragione: un colpet-
to, un semplice colpetto a quella lanterna e...
Torna qui! Niente deve bruciare. Capito?
Se lo dici tu. E, comunque, stavo scherzando.
Hai dato un'occhiata ai libri mastri?
S, s. Ho memorizzato tutto. Sono sempre stato bravo a ricordare;  per
questo che mi avevano assunto. Potevo contare e contare senza mai perde-
re il filo. Ma la polvere! Quelle nicchie! Potrebbe bruciare tutto. E che in-
cendio...
Basta. Abbiamo ci che ci serve.  tempo di andare.
Un coro di voci lamentose le rispose. Non vogliamo andarcene!
Avranno chiamato dei sacerdoti. Saranno gi in cammino. E anche ma-
ghi, bramosi di imprigionare degli spettri e ridurli in schiavit come loro
servi per l'eternit.
Siamo pronti!
Tu, disse Shurq al fantasma davanti a lei, vieni con me. Parla. Delu-
cidami.
S, s. Certamente.
Lascia stare quella lanterna, accidenti!
Scusa. Il pericolo di incendio  terribile. Oh, le fiamme che divampe-
rebbero. E tutto quell'inchiostro, e i colori!
 ora di andare! grid Shurq. Tutti fuori! E tu, smettila di giocare
con quella moneta! Quella resta qui!
La Settima Chiusura, mormor Kuru Qan mentre tornavano verso il
palazzo.  una spirale verso l'interno. Questa concatenazione di dettagli 
preoccupante. L'Azath muore, una Fortezza della Morte prende vita. Un
Senza nome appare e chiss come s'impadronisce del cadavere di una
bambina, quindi stringe un'alleanza con l'abitante di un tumulo. Un usurpa-
tore si proclama imperatore dei Tiste Edur e ora conduce un'invasione. Tra
i suoi alleati, un demone del mare, con sufficiente potere da distruggere
due dei miei migliori maghi. E adesso, se le voci sono vere, pare che l'im-
peratore stesso sia un uomo dalle molte vite...
Brys si gir di scatto. Quali voci?
Alcuni abitanti sono stati testimoni della sua morte a Trate. L'imperato-
re Edur era stato colpito in battaglia. Ma ... tornato. Probabilmente si trat-
ta di un'esagerazione, ma sono comunque nervoso per le mie ipotesi sulla
questione, Brys. Per, c' da dire che i Tiste Edur hanno dei guaritori ecce-
zionali. Forse hanno usato un particolare incantesimo di legame, che ha
permesso all'anima di restare attaccata al corpo fino al loro arrivo... Devo
rifletterci.
E voi credete che tutto questo sia in qualche modo collegato alla Setti-
ma Chiusura?
La rinascita del nostro impero.  la mia paura, Campione. Forse, e non
so come, abbiamo male interpretato l'antica profezia. Forse l'impero  gi
apparso.
I Tiste Edur? Perch mai una profezia Letherii avrebbe a che fare con
loro?
Kuru Qan scosse la testa. Si tratta di una profezia nata negli ultimi
giorni del Primo Impero. Brys, abbiamo perso cos tanto. La conoscenza
del mondo di allora. Magia mal indirizzata, che ha dato vita a bestie racca-
priccianti, eserciti di non-morti che commettevano massacri fra la nostra
gente, e poi se ne sono andati. Cos, di colpo. Storie misteriose di uno stra-
no reame magico lacerato, distrutto. Il ruolo di un popolo intero potrebbe
riempire i vuoti nella nostra conoscenza? S. E che cosa resta di altri popoli
citati? Solo nomi, nessuna descrizione. Barghast, Jhag, Trell. Trib vicine?
Non lo sapremo mai.
Giunsero all'ingresso. Guardie assonnate li riconobbero e aprirono per
loro la porta secondaria. Il cortile del palazzo era deserto, silenzioso. Il
Ceda si ferm e sollev lo sguardo alle stelle in cielo. Offuscate, prive di
brillantezza.
Brys non apr bocca. Aspettava accanto all'anziano, gli occhi fissi sul
cielo riflesso nelle spesse lenti di Kuru Qan, chiedendosi a che cosa pen-
sasse il Ceda.
Tehol Beddict sorrise mentre lei s'infilava tra la folla e si dirigeva verso
di lui. Ispettore Capo Rucket,  per me un piacere rivederti.
No, non lo , ribatt la donna. Stai solo cercando di mettermi sulla
difensiva.
Come pu il mio piacere metterti sulla difensiva?
Perch mi rende sospettosa, ecco perch. Non m'inganni con quegli as-
surdi pantaloni e quello stupido insetto sulla spalla.
Tehol abbass lo sguardo sorpreso. Ezgara! Credevo di averti lasciato
sul tetto.
Lo hai chiamato Ezgara? Non mi sembra proprio che assomigli al no-
stro re. Oh, forse se il nostro re avesse due teste, allora potrei vedere la
somiglianza, ma per come stanno le cose, quel nome  proprio stupido.
Siamo tutti e tre molto offesi, cos come lo  la guardia del corpo qui
con me e, immagino, i suoi tre fratelli, ovunque essi siano. Cos, siamo in
sei a essere profondamente offesi.
Dov' Bugg?
Sar da qualche parte nella folla alle tue spalle.
Be', no. Stanno guardando tutti.
Oh, era l un momento fa.
Ma non c' pi e la gente si lamenta a gran voce.
Non  vero, Rucket. Si sta solo agitando.
Non mettere in discussione le mie affermazioni. Per poi concludere,
non ho dubbi, che la testardaggine  sessualmente seducente. Forse lo  per
alcune donne, quelle che preferisci, scommetto. Ma io mi offendo per quel
tuo offenderti per ogni cosa che dico.
E adesso chi sarebbe testardo?
La donna lo fulmin con lo sguardo. Volevo invitarti a uno spuntino di
mezzanotte. C' un bel ristorantino non lontano da qui...
Il Pavone Calpestato.
S. Il fatto che tu lo conosca mi getta nello sconforto. E mi induce a
pensare, per ovvie ragioni, che per te gli appuntamenti clandestini siano la
normalit e che il tuo comportamento abbia un che di viscido e sudicio.
Non so proprio perch il fatto che tu sia un dissoluto mi sorprenda. Avrei
dovuto aspettarmelo. Di conseguenza, non voglio avere niente a che fare
con te.
Non ci sono mai stato.
No? E allora come fai a conoscerlo?
 mio. Qualcuno deve avermene parlato. Vorrei poter essere pi preci-
so. Chi, che cosa e quando, ma  tardi e anche se non lo fosse probabil-
mente non ricorderei pi quei dettagli.
Allora, hai fame?
Sempre. Oh, ecco il mio servo. Hai sentito, Bugg? L'Ispettore Capo
Rucket ci ha invitato a cena.
Be', il gatto pu aspettare.
Rucket fiss Tehol. Chi ha mai parlato di lui?
Ovunque io vada viene anche il mio servitore, Rucket. E la mia guardia
del corpo.
Ovunque? Anche agli appuntamenti?
Bugg, disse Tehol, hai fatto tutto quello che dovevi qui?  ora di la-
sciare dormire questa povera gente?.
Pi che ora, padrone.
Si va al Pavone Calpestato!
 una buona idea, padrone?
Be', non  mia, Bugg, ma perch no? Prego, Rucket, fai strada.
Oh, fantastico! Dovr combattere contro continui attacchi alla mia va-
nit. Non vedo l'ora. Ma adesso andiamo, stiamo perdendo tempo.
Tehol spalanc le braccia appena misero piede nel cortile del ristorante.
Straordinario! Bugg, guarda un po' chi c'! Shand, Rissarh e Hejun! For-
za, uniamo due tavoli e trasformiamo questa serata in un allegro raduno di
cospiratori!
La coincidenza mi lascia senza parole, comment Bugg.
In nome dell'Errante, chi sono quelle donne? chiese Rucket. E perch
sono tutte cos arrabbiate?
Quella non  rabbia, replic Tehol,  apprezzamento. Care signore,
come state? Direi bene. Abbiamo deciso di unirci a voi.
Chi  quest'assurda creatura accanto a te? domand Shand. E quel
mantello?
Attenta a come parli, testa di rapa, sibil Rucket.
Tehol si  trovato una donna, sbott Rissarh. Tipico. Ci ruba il no-
stro uomo e si prende una donna...
Hejun grugn. Cominciavo a sospettare di lui e della sgualdrina morta.
Sgualdrina morta? Rucket si guard intorno, gli occhi sgranati. Fa
l'amore con una sgualdrina morta?
Un inaspettato incidente... inizi Tehol.
Se ti radessi la testa, disse Shand fumante di rabbia rivolgendosi a
Rucket, tutti vedrebbero il mostro che sei!.
La guardia sembrava allarmata. Gli avventori agli altri tavoli gesticola-
vano per attirare l'attenzione dei camerieri.
Ci hai lavorato sodo su quella battuta, vero? punzecchi Rucket. Te-
hol, cos' questa storia sull'avere rubato il loro uomo? Si dividevano un
uomo?  ancora vivo? In s? Si  presentato come volontario agli Anne-
gamenti?
Vuoi vedermi lavorare sodo? Shand si alz, la mano sul pugnale.
Oh, sei veramente patetica, afferm Rucket. Guarda, che cosa ne dici
del mio stocco?
Prendiamola! grid Rissarh, mentre si lanciava sul tavolo, che croll
pochi istanti dopo, quando per la donna aveva gi avvolto le braccia in-
torno alle gambe di Rucket. L'Ispettore Capo lanci uno strano squittio. Lo
stocco apparve come per magia e si abbass con violenza sul polso di
Shand, mandando in aria il pugnale. Hejun afferr il braccio di Rucket che
teneva la spada e, storcendoglielo, la obblig a mollare l'arma. Uno stivale
lucido fiammante scatt in alto per colpire Hejun allo stomaco. La donna
gemette e si accasci.
Tehol tir Bugg indietro di qualche passo. Temo avessi ragione nel dire
che non era una buona idea.
Grugniti, colpi sordi e pugni. Clienti che scappavano, il miagolio di un
gatto in cucina.
Tehol sospir. Dovremmo andare. Ma prima, raccomanda al gestore di
servire quattro bottiglie di vino quando avranno finito di pestarsi. Scom-
metto che per quando sorger il sole saranno vecchie amiche.
Non ne sarei tanto sicuro.
Sciocchezze, Bugg.  cos che vanno le cose. Forza, prima che prenda-
no di mira noi.
La guardia del corpo si affrett a precederli fuori dal cortile.
Lasciato il locale, Tehol si pul le mani dalla polvere immaginaria. Tut-
to sommato, una serata piacevole, non trovi? Adesso dobbiamo solo cerca-
re di elemosinare un po' di legna, o per lo meno qualcosa che bruci. Un bel
gatto arrosto ci aspetta.
Il fragore proveniente dal cortile del ristorante aument di colpo.
Tehol esit. Sarei tentato di andare a procurarmi un po' di legna l den-
tro. Dal rumore direi che ne stanno producendo parecchia.
Non fare l'idiota, padrone.
Forse hai ragione. Fai strada, Bugg. Si va a casa.
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO.
.
L'attesa se ne sta sola
E affolla l'immenso vuoto
Questo scrigno chiuso in una stanza
Dal pavimento fallace la pedana
Illusoria sulla quale  accovacciato
Il trono della gloria di domani quando
I cacciatori giungono
Dall'oscurit del bosco
Dove si feriscono per seguire
Le ombre di sovrani autocratici
E di pretendenti, ma lui tiene duro,
La privilegiata indifferenza
Che  pazienza sterile
L'attesa se ne sta
Sempre sola davanti a questo
Trono vuoto, eternamente vuoto.
Casa del Trono Vuoto.
.
Kerrulict.
.
La cenere che turbinava ovunque, il fiume un serpente di fango che dif-
fondeva la sua macchia nella baia priva di vita, il giovane Nerek si acquat-
t al limitare della terra sacra. Dietro di lui, gli altri si sedettero intorno al
prezioso fuoco e continuarono a discutere. Il giovane ne sapeva abbastanza
da aspettare.
Suolo consacrato. Si erano rifugiati l, mentre infuriavano le tempeste
magiche che avevano distrutto il villaggio degli Hiroth, abbattuto le foreste
circostanti e provocato le fiamme che avevano bruciato per giorni e giorni.
Ora i tizzoni si erano raffreddati, le scintille non danzavano pi nel vento e
i corpi gonfi degli animali selvatici che avevano affollato la bocca del fiu-
me erano scivolati via nel corso della notte passata, verso il mare e gli
squali in attesa.
Il suo compagno di spada lo raggiunse e si accovacci accanto a lui. La
paura li trattiene, disse, eppure  proprio quella stessa paura che li ob-
bligher ad accettare. Non hanno scelta.
Lo so.
Quando hai parlato per la prima volta dei tuoi sogni, io ti ho creduto.
S.
La nostra gente non ha pi sognato da quando i Letherii hanno conqui-
stato le nostre terre. Le nostre notti erano vuote e pensavamo che sarebbero
rimaste cos per sempre, fino a quando l'ultimo Nerek fosse morto e il no-
stro popolo scomparso. Ma ho visto la verit nei tuoi occhi. Abbiamo con-
diviso il pugnale, tu e io. Non ho mai dubitato.
Lo so, fratello.
Il pi anziano dei Nerek grid dietro di loro, una voce aspra di rabbia:
 deciso. Andrete voi due. Seguirete i vecchi sentieri, per avanzare pi
rapidamente.
Il giovane e il fratello d'armi si alzarono e si girarono.
Il pi anziano annu. Andate. Trovate Hull Beddict.
I due Nerek si avviarono sulla cenere ghiaiosa e iniziarono il viaggio
verso sud. La nascita dei sogni aveva rivelato gli antichi sentieri, i canali
tra i due mondi. Non avrebbero impiegato molto.
Fear Sengar lo condusse in una radura appartata, le voci dei soldati che
si perdevano in lontananza. Appena Trull ebbe messo piede nella radura, il
fratello si gir di scatto. L'avambraccio contro la sua gola, lo trascin fino
a bloccarlo con la schiena contro il tronco di un albero, dove Fear lo tenne
immobile.
Zitto! Devi stare zitto! Basta con i tuoi dubbi, non devi esternarli n a
me n a nessun altro. Sei mio fratello e solo per questo non ti ho ucciso
subito. Mi senti, Trull?
Trull faceva fatica a respirare ma rest immobile, gli occhi fissi su Fear.
Perch non rispondi?
Trull continu a tacere.
Con un'imprecazione, Fear ritrasse il braccio e indietreggi.
Vorresti uccidermi? Trull rest appoggiato all'albero. Sorrise. Alle
spalle? Un pugnale per cogliermi di sorpresa. Altrimenti, fratello, non sa-
rebbe cos facile.
Fear distolse lo sguardo. Poi annu. S.
Un pugnale nella schiena.
S.
Perch se avessi la mia lancia, saresti tu quello a restare ucciso, certa-
mente non io.
Fear lo guard poi, lentamente, la rabbia svan dai suoi occhi. Devi
smetterla, Trull. Stiamo per andare in battaglia...
E tu metti in dubbio le mie capacit?
No, solo la tua propensione.
Be', s, hai ragione a dubitare. Ma eseguir i tuoi ordini. Uccider i Le-
therii per te.
Per l'imperatore. Per il nostro popolo...
No. Per te, Fear. In caso contrario, avresti ragione a mettere in dubbio
le mie capacit. E a privarmi del comando. A cacciarmi da questa assurda
guerra. Mandami nell'estremo nord, nei villaggi dei Den-Ratha dove pro-
babilmente ci saranno poche migliaia di Edur che hanno scelto di restare in
disparte.
Non esistono simili Edur.
Certo che esistono.
Una manciata.
Pi di quanti immagini. E s, sono stato tentato dall'idea di raggiunger-
li.
Rhulad non l'avrebbe permesso. Ti avrebbe ucciso.
Lo so.
Fear inizi a passeggiare nervosamente avanti e indietro. I K'risnan.
Hanno detto che ieri Rhulad  stato ucciso. A Trate. E poi  ritornato. Or-
mai non ci sono pi dubbi, fratello. Il nostro imperatore non pu essere
fermato. Il suo potere non fa che crescere.
Il tuo punto di vista  sbagliato, Fear.
L'altro si ferm, lo fiss. Come sarebbe?
Hai detto che il nostro imperatore non pu essere fermato. Non la vedo
cos.
E come la vedi, Trull?
Nostro fratello  condannato a morire infinite morti. Morire, rinascere e
morire ancora. Nostro fratello, Fear, il pi giovane di noi.  cos che io la
vedo. E ora, dovrei abbracciare il potere che ha fatto tutto ci a Rhulad?
Devo servirlo? Offrirgli la mia abilit con la lancia? Devo forgiare un im-
pero per lui? Ogni volta che Rhulad muore, prova dolore? Orrore? Strazio?
Non riporta ferite? Per quanto tempo, Fear, la sua mente resister senza
impazzire? Ma lo hai visto? Un giovane guerriero avvolto in un incubo
d'oro, la carne molle e straziata. Le armi lo colpiscono, lo infilzano e lui sa
che verr ucciso e ucciso ancora.
Basta, Trull. Come un bambino, Fear si port le mani alle orecchie e
volt le spalle al fratello. Basta.
Chi gli sta facendo tutto ci?
Basta!
Trull si arrese. Dimmi, fratello, ti senti inerme quanto me?
Fear torn a voltarsi verso di lui, sul volto un'espressione nuovamente
dura. Esterna i tuoi dubbi se non puoi farne a meno, Trull, ma solo a me.
In privato.
Molto bene.
Adesso andiamo. La battaglia ci aspetta.
Una mandria di cervi, sorpresa sul limitare della foresta a sud del fiume
Katter, ora sfrecciava e saltava attraverso il campo di sterminio. Sui ba-
stioni fuori dalle mura di Alto Forte, Moroch Nevath era in piedi accanto
al principe e alla regina. Davanti a loro, in file immobili, erano schierati i
quattro stregoni del quadro di Janall, avvolti in lunghi mantelli per difen-
dersi dal freddo del mattino, mentre su entrambi i lati e per tutta la lun-
ghezza della berma fortificata aspettavano le compagnie di fanteria pesante
del battaglione della regina. Accanto a ogni compagnia erano sistemati vo-
luminosi carri e su ognuno di essi spiccava una balista Dresh, il caricatore
pronto con una rastrelliera da trentasei quadrelli. Altre rastrelliere aspetta-
vano poco distanti, circondate da militari in armatura, intenti a scrutare
nervosamente la linea d'alberi a nord.
Gli Edur stanno scendendo, disse il Principe Quillas. Tra poco do-
vremmo vederli.
I cervi si erano fermati sul campo di sterminio e ora brucavano tranquil-
li.
Moroch guard verso la berma inferiore a est. Altre due compagnie era-
no posizionate laggi. Lo spazio tra i due bastioni era stretto e profondo e
conduceva a un bastione d'angolo sulle mura della citt, dove baliste e
mangani controllavano l'avanzata del nemico.
Il quadro di maghi del principe, tre stregoni minori, era schierato insie-
me a una sparuta guardia sul bastione subito a sud del Canale Secco, infila-
to nella rientranza ad angolo delle mura di Alto Forte. Dal vecchio canale
di scolo si dispiegava un sentiero che dalla catena minore di colline si
spingeva verso nord. Altri tre bastioni correvano paralleli al Canale Secco,
sul quale era posizionata l'avanguardia della Brigata delle Giacche Verdi. I
bastioni pi grandi a est contenevano anche un forte circondato da mura di
pietra ed era l che i comandanti della brigata avevano sistemato il loro
quadro di maghi.
Altri bastioni circondavano le restanti parti di Alto Forte e su quelli a-
spettavano le riserve delle brigate e dei battaglioni, inclusi elementi appar-
tenenti alla cavalleria pesante. Sulle mura e i bastioni di Alto Forte era
schierata la sua stessa guarnigione.
Nella mente di Moroch, l'imminente battaglia sarebbe stata decisiva. La
perfidia degli Edur, rivelatasi a Trate, quel giorno non avrebbe avuto spa-
zio, non con undici stregoni presenti tra le forze Letherii.
Spettri!
Il grido giunse da uno degli ufficiali della regina e Moroch Nevath ripor-
t la sua attenzione sulla lontana linea d'alberi.
I cervi avevano sollevato la testa e tenevano lo sguardo fisso sul limitare
della foresta. Un istante dopo ripresero a correre e a saltare, questa volta
verso sud, e raggiunsero la strada dei taglialegna, da dove poi si persero
nella nebbia.
Sul lato opposto del campo di sterminio - in tempi di pace un verde pa-
scolo - ombre fluivano fuori tra i tronchi, le forme vagamente umane, per
poi riunirsi in una spessa macchia che si distribu in una linea confusa,
lunga trecento passi e molto pi profonda. Dietro le ombre giunsero demo-
ni enormi e pesanti, alti quasi il doppio di un uomo, forse un centinaio in
tutto, che si unirono a cuneo dietro la linea di spettri. Infine, su entrambi i
lati, apparvero i guerrieri: Tiste Edur alla destra del cuneo e un'orda di pic-
coli selvaggi ricoperti di pellicce sulla sinistra.
Chi sono quelli? domand il Principe Quillas. Quelli sul fianco pi
lontano. Non sono Edur.
La regina si strinse nelle spalle. Forse appartengono a una qualche ban-
da di Nerek. Saranno un migliaio, non di pi, e sono anche male armati.
Fodder, disse Moroch, pare che gli Edur abbiano imparato molto da
noi.
Una formazione simile stava disponendosi a nord della berma minore,
sebbene entrambe le forze laterali fossero Edur.
Gli spettri saranno i primi ad attaccare, previde Moroch, subito se-
guiti dai demoni che cercheranno di disperdere le nostre file. Non c' dub-
bio, ci hanno tenuto d'occhio.
Se tu fossi un comandante Edur, disse Quillas, che cosa faresti? L'at-
tacco non pu essere cos semplice come potrebbe apparire in questo mo-
mento, giusto?.
Se il comandante  un incapace, perch no? afferm Janall.
La magia dei due schieramenti si annuller reciprocamente, come sem-
pre. Perci, la battaglia sar un corpo a corpo. Dopo un istante di silenzio,
Moroch aggiunse: Io sfrutterei il Canale Secco. E lancerei un attacco im-
provviso contro il vostro quadro di maghi, principe.
Diventerebbero visibili - e vulnerabili - per gli ultimi cinquanta o ses-
santa passi dell'attacco, Finadd. Dai bastioni li massacrerebbero e se non lo
facessero, allora la compagnia occidentale delle Giacche Verdi potrebbe
sorprenderli attaccandoli sui fianchi.
Lasciando cos il loro bastione mal difeso. Usano il Canale Secco come
mossa simulata e una forza di riserva per attaccare il bastione e conquistar-
lo.
Quel bastione si trova all'ombra della torre di difesa principale di Alto
Forte, Finadd. Gli Edur verrebbero massacrati dalla nostra risposta.
Moroch riflett alcuni istanti, quindi annu.  come dite voi, principe.
Lo ammetto, non vedo niente di vantaggioso per i Tiste Edur.
Sono d'accordo, afferm il Principe Quillas.
Quieti e silenziosi. Strano, mormor Moroch a un tratto mentre le for-
ze nemiche si disponevano.
 la presenza di spettri e demoni, Finadd. A nessun soldato piace pen-
sare a quegli esseri.
I maghi li annienteranno, afferm Janall. Indossava un'elaborata arma-
tura, dall'elmo lavorato a filigrana d'oro e d'argento. La spada era del mi-
glior acciaio Letherii, ma l'impugnatura era in oro e il pomo un grappolo di
perle montate su argento. Decorazioni con perline impreziosivano la cotta
d'armi che sotto, Moroch lo sapeva bene, era di finissimo acciaio. Il Finadd
non pensava che la donna avrebbe dovuto sguainare la spada. Tuttavia...
L'uomo si gir di scatto e fece cenno a un aiutante di campo di avvicinarsi.
Prese il giovane in disparte e gli disse: Prepara i cavalli della regina a ri-
dosso del bastione occidentale.
S, signore.
Qualcosa non andava. Moroch lo avvert mentre guardava l'aiutante al-
lontanarsi di corsa. Scrut il cielo. Grigio. Se il sole non fosse riuscito a fa-
re capolino, presto sarebbe caduta la pioggia. Torn alla postazione origi-
nale e osserv i nemici. Sono pronti. In posizione. Dove sono i canti? Le
esortazioni? Le maledizioni rituali?
Sanno che la fine  vicina, sentenzi Quillas. E il terrore li ammuto-
lisce.
Un'improvvisa agitazione tra i maghi della regina. Allarme. Attenzione.
Janall se ne accorse e disse: Preparatevi. Gli Edur hanno liberato la magi-
a.
Di che tipo? domand Moroch.
La regina scosse la testa.
Il traditore... mormor il Finadd. Qualcosa non andava. Per niente.
Ahlrada Ahn aveva sguainato la sciabola d'arrembaggio e sogghignava.
Quelli come te che preferiscono la lancia non li ho mai capiti. Combatte-
remo corpo a corpo, Trull Sengar. Faranno a pezzetti la tua asta.
Ci proveranno. Ma come sai, questo legno non si spezzer, n la mia
mano moller la presa.
Dietro al cuneo di demoni c'era un K'risnan. Il compagno dello stregone
era con l'altra forza, anch'egli disposto dietro a una schiera di demoni. Il
comandante era Hanradi Khalag e il K'risnan responsabile era suo figlio.
B'nagga e un migliaio dei suoi Jheck erano appena visibili in una conca
a ovest. Un altro migliaio scendeva nel canale, mentre il terzo migliaio ac-
compagnava la forza pi orientale insieme a spettri e demoni.
Trull si rese conto che non sapeva praticamente nulla dei massicci de-
moni armati e legati a quella guerra dai K'risnan. Non conosceva nemmeno
il nome della loro specie.
Guerrieri Arapay e Hiroth erano ammassati lungo la linea della foresta,
meno di un terzo del loro numero totale era visibile al nemico. Dall'ester-
no, il grosso dell'esercito Edur sarebbe sembrato quello centrale, i diciot-
tomila Hiroth e Merude di Hanradi Khalag, ma in realt, la forza Edur nel-
la foresta ammontava a circa ventitremila guerrieri. E sparsi tra di loro c'e-
rano un numero infinito di spettri.
Cirri di nebbiolina grigia turbinarono intorno al K'risnan pi vicino,
formando una rete fluida che inizi a ispessirsi e poi a sollevarsi. Fili sottili
serpeggiarono in avanti, avvolgendo le schiere pi vicine di Edur. Allun-
gandosi come radici, abbracciando ogni cosa e ogni persona, tranne gli
spettri e i demoni. In un grigio muro fluttuante, la magia crebbe rapida-
mente. Trull la senti scivolare su di s e quel tocco gli provoc un'ondata
di nausea che riusc a scacciare con fatica.
In risposta, dal quadro Letherii s'innalzarono lingue di fuoco, che con un
ruggito si sollevarono davanti al bastione, per poi tuffarsi nel campo di
sterminio.
E cos, all'improvviso, la battaglia era iniziata.
Trull fiss l'imponente muro di fuoco avanzare verso di loro. All'ultimo
momento, la grigia matassa balz in avanti, andando a scontrarsi con l'on-
data di fuoco e sollevandola in colonne esplosive, pilastri che salirono a
spirale con fiamme d'argento.
E Trull vide, tra le fiamme, il bagliore di ossa. Migliaia, poi centinaia di
migliaia, come se il combustibile stesso del fuoco fosse stato trasformato.
E iniziarono a salire sempre pi in alto, fino a riempire il cielo.
L'onda congiunta inizi poi a rovesciarsi. Colonne infuocate che si sca-
gliavano sopra e verso il trinceramento Letherii.
Anche mentre si tuffavano in avanti, gli spettri provenienti dalla foresta
e quelli nelle prime linee si lanciarono in un attacco impetuoso. Il cuneo di
demoni scomparve subito.
Era il segnale che Trull e gli altri ufficiali aspettavano. Armi in pu-
gno! Dovette gridare per farsi sentire.
L'onda colp. Prima il campo di sterminio, e la terra sembr esplodere,
rivoltarsi, come se una moltitudine di picconi di minatori avesse colpito il
suolo, in profondit, estirpando zolle enormi e scagliandole in aria. Polvere
e fiamme, il fragore di ossa spezzate che laceravano l'immensa distesa,
grandine che cadeva su lastre di ferro. In avanti, verso i pendii dei bastioni.
Nella sua scia, un mare fluttuante di spettri.
Avanti!
Ed ecco che gli Edur correvano su un terreno lacerato, fumante. Dietro
di loro, dal limitare della foresta, si riversarono a migliaia.
Trull vide, fin troppo bene, quando l'onda di roventi ossa martellanti
raggiunse i trinceramenti. Un bagliore rosso, poi pezzi di carne umana
danzarono in cielo, un muro che saliva, arti mozzati che si agitavano in a-
ria. Frammenti di armature, legno dei parapetti, pelle e capelli.
Il quadro della regina era avviluppato, ossa che si abbattevano nei punti
in cui si trovavano gli uomini. Un istante dopo la massa esplose in una
grandine di schegge e dei quattro maghi che erano stati l fino a un attimo
prima, ne restarono solo due, coperti di sangue e barcollanti.
Un demone apparve dalla terra lacerata davanti a loro, la mazza che ro-
teava. Il mago che colp sembr piegarsi su se stesso come un fantoccio e
il suo corpo venne scagliato in aria. L'ultima maga indietreggi, evitando
per un soffio il colpo dell'arma mortale. Sollev le mani e una raffica di
pesanti quadrelli si abbatt sul demone.
Trull ud il grido di dolore.
Guizzi di magia travolsero il demone, gettandolo a terra e lungo il pen-
dio intriso di sangue, la mazza che rotolava lontano.
Altri demoni erano apparsi tra i bastioni dei soldati Letherii, corpi flut-
tuanti che si alzavano in volo.
Un'altra ondata di magia, questa volta proveniente da un qualche punto a
sudest, una colonna rotolante, lampi che crepitavano mentre scivolava sul
campo di sterminio per poi piombare sulle prime file di spettri. Che si fu-
sero a centinaia mentre la magia penetrava in loro e li squarciava.
Poi la magia colp i guerrieri di Hanradi Khalag, aprendosi un varco nel-
la ressa.
Il figlio del capo dei Merude contrattacc, un'altra cascata di ossa grigie.
Un bastione a est svan in un'assordante esplosione, ma centinaia di Edur
restarono a terra morti o in fin di vita.
Assordati, semiaccecati dal fumo e dalla polvere, Trull e i suoi guerrieri
raggiunsero il pendio, si arrampicarono con mani e piedi e raggiunsero la
prima trincea.
Davanti a loro si allungava un'enorme fossa colma di ossa rotte e organi
strappati, carne maciullata e pezzi di cuoio e di armature. L'aria era pregna
del puzzo di carne bruciata e viscere perforate. Coprendosi la bocca, Trull
avanz incespicando, i mocassini che affondavano in sacche calde e si ri-
sollevano ricoperti di sangue e bile.
Davanti a loro infuriava la battaglia". Spettri sciamavano sui soldati,
demoni armati di magli e mazze schiacciavano i Letherii che piombavano
su di loro da ogni parte, mentre altri con asce a doppia lama creavano il
vuoto intorno a loro. Ma i quadrelli delle baliste li trovavano, uno alla vol-
ta. Trull vide un demone barcollare, trapassato due volte, e i soldati gettar-
si su di lui, spade alla mano.
E poi, lui e la sua compagnia si confusero con il nemico.
Moroch Nevath avanz barcollando nella polvere, i soldati caduti che
gridavano il nome del loro principe. Ma di Quillas non c'era traccia. E
nemmeno di Janall. Del quadro restava solo una maga, impegnata a lancia-
re attacco dopo attacco verso un nemico lontano. Una compagnia di fante-
ria pesante l'aveva circondata per proteggerla, ma gli uomini morivano uno
dopo l'altro sotto i colpi dei Tiste Edur.
Il Finadd, il sangue che scendeva dalle orecchie dopo la violenta scossa
dell'onda di ossa, stringeva ancora la spada, il cui acciaio annientava l'oc-
casionale spettro che si spingeva in avanti. Moroch vide un guerriero Edur,
la lancia una macchia indistinta fra le mani, condurre una decina dei suoi
ancora pi vicino alla maga sopravvissuta.
Ma lui era troppo lontano, troppi corpi vacillanti si frapponevano tra loro
e non pot che restare a guardare quando il guerriero abbatt l'ultimo dei
difensori e si lanci sulla donna, affondando la lancia nel suo petto e solle-
vandola, l'asta dell'arma che si pieg quando gett il corpo di lato. La pun-
ta di ferro dell'arma scivol fuori in un fiume di sangue.
A passo incerto, barcollante, Moroch Nevath si diresse verso il pendio
meridionale del bastione. Aveva bisogno di un cavallo. Doveva portare gli
animali pi vicini. Per il principe. Per la regina.
Da qualche parte a est, riecheggi un ruggito e la terra trem sotto di lui.
Moroch incespic, la gamba sinistra cedette, scivolando sul fango, e qual-
cosa si chiuse di scatto sull'inguine. Fitte di dolore lo pervasero. Imprecan-
do, si vide cadere, la terra lacerata che saliva innanzi a lui, e atterr di
schianto. Un dolore bruciante che dalla gamba si diffondeva su tutta la
schiena. Continuando a imprecare si trascin in piedi e riprese ad avanzare,
la spada ormai persa.
Ossa. Come una cascata cadevano roventi dal cielo. Corpi che esplode-
vano dove esse toccavano terra. L'aria si agitava e urlava come una cosa
viva. Un improvviso smorzarsi del fragore e l'insopportabile cacofonia di
grugniti di migliaia di uomini che morivano cess di colpo. Un suono che
Moroth Nevath non avrebbe pi scordato. Che cosa avevano sguinzagliato
i bastardi?
Spezzati, decimati, distrutti, i Letherii fuggivano lungo il pendio meri-
dionale del bastione. Gli spettri li afferravano e li trascinavano a terra. Ti-
ste Edur li raggiungevano, mozzando teste, infilzando schiene. Trull Sen-
gar si arrampic su un mucchio di cadaveri, in cerca di un punto di osser-
vazione. A est, sulle due berme che riusciva a scorgere, il nemico era lette-
ralmente a pezzi. Jheck, trasformati in lupi argentei, erano emersi dal cana-
le insieme a un'orda di spettri per attaccare ci che restava delle difese Le-
therii. Il fuoco magico si era spento.
Nella direzione opposta, B'nagga aveva condotto le sue bestie a sud, ag-
girando il bastione principale per assalire le posizioni di riserva sul lato
occidentale della citt. L si era rifugiata la cavalleria nemica e i cavalli
vennero colti dal panico quando gli enormi lupi si lanciarono su di loro.
Una decina di demoni si erano uniti ai Jheck, obbligando i Letherii a una
disordinata ritirata, che trascin con s gli elementi meridionali. Compa-
gnie di Arapay Edur seguivano nella scia di B'nagga.
Trull si gir verso nord. E vide il fratello in piedi accanto a un corpo, sul
lato opposto del campo di battaglia.
Il K'risnan.
Trull.
L'uomo si volt. Ahlrada Ahn, sei ferito.
Sono caduto su una spada, tenuta da un morto.
La lacerazione era lunga e profonda e dal gomito sinistro del guerriero
continuava fino alla spalla. Trovati un guaritore, disse Trull, prima di
morire dissanguato.
Lo far. Ho visto che hai trucidato la maga. Un'affermazione alla qua-
le Ahlrada non aggiunse altro.
Dov' Canarth? domand Trull. Non vedo la mia truppa.
Sparpagliata. Ho visto Canarth trascinare Badar via dalla calca. Badar
era in fin di vita.
Trull osserv il sangue e i frammenti di carne sulla punta di ferro della
propria lancia. Era giovane.
Era un vero guerriero, Trull.
Quest'ultimo spost lo sguardo sulle mura di Alto Forte. Vide dei soldati
allineati lass. La guarnigione, testimone dell'annientamento dei Letherii
che avrebbero dovuto difendere le posizioni pi esterne. Dal bastione pi
vicino partivano ancora dei quadrelli, che andavano a conficcarsi nei pochi
demoni ancora in campo.
Devo raggiungere mio fratello, Ahlrada. Cerca di radunare i nostri
guerrieri. Potrebbe esserci da combattere ancora.
Rannicchiato a ridosso del muro occidentale, Moroch Nevath guard
una decina di lupi balzare da un mucchio di cadaveri a un altro. Le bestie
erano coperte di sangue. Si riunirono intorno a un soldato ferito, un coro di
ringhi e il corpo che fino a qualche istante prima si contorceva rest im-
mobile.
 tutto finito... cos in fretta. Decisivo, s.
Non aveva mai trovato i cavalli.
Sul bastione di fronte a lui, a un'ottantina di passi, un gruppo di Tiste
Edur aveva trovato il Principe Quillas. Sconvolto ma vivo. Moroch si chie-
se se il corpo della regina giacesse da qualche parte sotto i mucchi di carne
spezzata. Le perline della decorazione sfilate e sparse ovunque, la preziosa
spada ancora nel fodero, la luce ambiziosa negli occhi della donna spenta e
ormai cieca al mondo.
Sembrava impossibile.
Come gli sembrava impossibile che tutti quei Letherii fossero morti, in-
teri battaglioni e brigate distrutti.
Non c'era stato alcun annullamento della magia. Gli undici maghi erano
stati distrutti dal contrattacco. Una battaglia era stata trasformata in un
massacro ed era quella malvagit che pi bruciava a Moroch.
Lui e i suoi uomini avevano combattuto strenuamente fino a quando tut-
to era sembrato intrinsecamente giusto e retto.  successo qualcosa. Tra-
dimento, slealt. Il giusto corso del mondo  stato... capovolto. Le parole
nella sua mente divenivano sempre pi amare. Noi non possiamo essere
umiliati. Mai. Il fallimento ci sprona alla rivincita, alla vittoria. Tutto tor-
ner come prima. Il mondo ritrover la giusta dimensione. Il nostro desti-
no non pu esserci negato.
Inizi a piovere.
Un guerriero Edur lo aveva visto e stava avvicinandosi, spada alla mano.
La cascata d'acqua scendeva con violenza quando l'alta figura si ferm in-
nanzi a Moroch Nevath. Nella lingua mercantile gli disse: Non vedo feri-
te su di te, soldato.
Un tendine strappato, credo, spieg Moroch.
Doloroso, allora.
Sei venuto per uccidermi?
Un'espressione sorpresa. Non lo sai? La guarnigione si  arresa. Alto
Forte  caduto.
Come sarebbe?
Siamo giunti come conquistatori, soldato. Che senso avrebbe uccidere i
nostri sudditi?
Moroch distolse lo sguardo. La conquista di Lether. Nessuno pu con-
quistarci. Pensi che questa battaglia significhi qualcosa? Avete svelato la
vostra tattica, Edur. Non ci saranno altri giorni come questo e in breve
tempo sarete voi a essere nostri sudditi, non viceversa.
Il guerriero si strinse nelle spalle. Pensala come vuoi. Ma sappi che il
confine  caduto. Trate, Alto Forte e Forte Shake. Le vostre famose brigate
allontanate, i vostri quadri di maghi annientati e distrutti. La vostra regina
e il vostro principe sono nostri prigionieri. E ora inizieremo la marcia su
Letheras.
Il Tiste Edur se ne and.
Moroch Nevach lo segu con lo sguardo, poi si guard intorno. E vide
soldati Letherii, privi di armi ma altrimenti incolumi, allontanarsi dal cam-
po di battaglia. Sulla strada dei taglialegna e poi a sud, verso la Strada Kat-
ter. Camminavano lentamente. Moroch non capiva. Riuniremo le nostre
forze. Ci risolleveremo e torneremo ad armarci. Non c' niente di definiti-
vo in questa sconfitta. Niente. Trasalendo per il dolore, si obblig ad allon-
tanarsi dal muro.
Una voce familiare gridava il suo nome. Alz gli occhi e riconobbe un
ufficiale del seguito della regina. A parte qualche ferita superficiale, l'uo-
mo sembrava in buona salute. Gli si avvicin. Finadd, sono felice di ve-
derti vivo...
Ho bisogno di un cavallo.
Li abbiamo noi, Finadd...
Come  stata catturata la regina? domand Moroch. Perch non bai
dato la vita per difenderla?
Un demone, spieg il guerriero. Ci ha raggiunto in un baleno. Era
venuto per prenderla, non abbiamo potuto impedirlo. Ci abbiamo provato,
Finadd, abbiamo tentato di...
Non importa. Aiutami. Dobbiamo cavalcare verso sud; ho bisogno di
un guaritore...
Trull Sengar avanzava con molta circospezione sul campo di battaglia.
La pioggia stava trasformando il terreno in una palude. Le ossa della ma-
gia erano svanite. Si ferm; gemiti strazianti provenivano da un punto im-
precisato alla sua destra. Una ventina di passi in quella direzione e si trov
davanti a un demone.
Quattro enormi quadrelli lo avevano trafitto. La creatura giaceva su un
fianco, il volto animalesco contorto dal dolore.
Trull si chin accanto alla testa chiazzata di fango del demone. Mi ca-
pisci?
Piccoli occhi azzurri si posarono su di lui. Arbitro della vita. Denigra-
tore della piet. Morir qui.
La voce era sottile, come quella di un bambino.
Chiamer una guaritrice...
Perch? Per combattere ancora? Per rivivere terrore e dolore?
Non eri un guerriero nel tuo mondo?
Gettavo reti. Banchi di pesce, un cielo giallo. E noi gettavamo reti.
Tutti voi?
Che guerra  mai questa? Perch sono stato ucciso? Perch non rivedr
mai pi il fiume? La mia compagna, i miei bambini. Abbiamo vinto?
Non star via a lungo. Torner.  una promessa. Trull si alz e si di-
resse verso Fear e una decina di altri guerrieri. Il K'risnan era vivo, circon-
dato da guaritrici, nessuna delle quali sembrava in grado di fare qualcosa
per la figura che si contorceva nel fango. Avvicinandosi, Trull vide pi
chiaramente il giovane stregone.
Contorto, deforme, la pelle che si staccava, gli occhi presenti.
Fear blocc il fratello e disse:  colpa della magia della spada, il dono
stesso incanalato in Rhulad attraverso la spada e da Rhulad a chiunque lui
scelga. Eppure... esit. Il corpo non ce la fa. Anche mentre distrugge il
nemico, la spada cambia chi la stringe.  quanto dicono le donne.
Il volto di Fear era pallido e nella sua espressione Trull non vide riflesso
il trionfo o la soddisfazione per la vittoria appena ottenuta.
Sopravvivr?
Pensano di s. Questa volta. Ma le lesioni persisteranno. Trull, il figlio
di Hanradi  morto. Abbiamo perso un K'risnan.
Per lo stesso motivo? domand Trull. A causa del potere della spa-
da?
In parte. Ma per lo pi a causa dei maghi Letherii, viste le ustioni ripor-
tate. Hanno resistito pi a lungo di quanto ci aspettassimo.
Trull si gir verso Alto Forte. Si sono arresi?
S, pochi istanti fa. Una delegazione. La guarnigione verr disarmata.
Pensavo di lasciare Hanradi a governare. Il suo spirito  molto sofferente.
Trull non replic. Super Fear e si diresse verso le donne riunite intorno
al K'risnan. Una di voi, per piacere, disse. Dovreste occuparvi di un fe-
rito.
Una donna Arapay annu. Un guerriero. S, meglio. Conducimi da lui.
Non  un Edur.  un demone.
La donna si blocc di colpo. Non essere stupido. Ci sono Edur che
hanno bisogno dei miei servigi, non ho tempo per un demone. Lascialo
morire. Possiamo sempre trovarne altri.
Qualcosa scatt dentro Trull e prima ancora che se ne rendesse conto, il
dorso della sua mano destra colp la donna mandandola a terra, un'espres-
sione incredula sul volto a un tratto insanguinato. Poi, la rabbia divamp
negli occhi della guaritrice.
Fear spinse Trull indietro. Che cosa stai facendo?
Voglio che un demone venga curato, afferm Trull. Stava tremando,
spaventato dall'assenza di rimorso, mentre guardava la donna sollevarsi dal
fango. Voglio che venga curato, quindi liberato e rispedito nel suo re-
gno.
Trull...
L'imperatrice verr informata del tuo comportamento! Ti far bandire!
sibil la donna. Le compagne si strinsero intorno a lei, gli occhi pieni di
odio puntati su Trull.
Quest'ultimo si rese conto che il suo gesto aveva fatto scattare qualcosa
anche dentro di loro. Purtroppo.
 ferito gravemente? chiese Fear.
Sta morendo...
Allora probabilmente sar gi morto. Basta, Trull. Fear si gir verso le
donne. Andate tra i nostri soldati, tutte quante. Ordiner che il K'risnan
venga portato all'accampamento.
Riferiremo questo episodio all'imperatrice, afferm la prima guaritri-
ce, tamponandosi il viso.
Certamente. Come  giusto che sia.
Le donne si allontanarono nella pioggia.
Il fervore della battaglia  ancora in te, fratello.
No, non lo .
Ascoltami.  cos che spiegherai le tue azioni. Inoltre, chiederai perdo-
no e farai ammenda.
Trull gli volt le spalle. Devo trovare una guaritrice.
Fear lo afferr e lo fece girare su se stesso, ma Trull si divincol. Se ne
and. Avrebbe trovato una guaritrice. Una donna Hiroth, una che conosce-
va sua madre. Prima che si spargesse la voce.
Il demone aveva bisogno di cure. Nient'altro.
Non sapeva quanto tempo fosse trascorso quando si ritrov a incespicare
tra corpi privi di vita. Edur morti, uccisi dall'attacco magico di poco prima.
Riarsi, bruciati al punto che i loro volti erano come dissolti. Sconosciuti ai
suoi occhi e irriconoscibili. Vag tra loro, la pioggia scrosciante che dona-
va l'illusione del movimento, della vita, ovunque. Ma erano tutti morti.
Una figura solitaria poco distante, in piedi, immobile. Una donna, le
braccia lungo i fianchi. Trull l'aveva gi vista prima, una Matrona. La so-
rella maggiore di Khalag, alta, naso aquilino, occhi come l'onice. Si ferm
innanzi a lei. Devi curare un demone.
La donna non sembr nemmeno sentirlo. Non posso fare niente per lo-
ro. I miei figli. Non riesco nemmeno a trovarli.
Lui le prese una mano e la strinse forte. Vieni con me.
Lei non oppose resistenza mentre Trull l'allontanava dai corpi senza vita.
Un demone?
S. Non conosco il loro nome.
Kenyll'rah. Significa Dormire in pace o qualcosa del genere. I Merude
avevano il compito di fabbricare le loro armi.
Sono stati usati, sfruttati fino allo stremo.
Non solo loro, guerriero.
Trull si gir a guardarla e vide che nei suoi occhi era tornata la consape-
volezza. Ora la mano della donna stringeva la sua, con forza. Tu sei il fra-
tello dell'imperatore, Trull Sengar.
S.
Hai colpito una donna Arapay.
S. Le notizie viaggiano in fretta, e in modo misterioso.
Tra le donne. S.
Ma tu mi aiuterai.
A curare il demone? Se  ancora vivo, lo far.
Perch?
Lei non rispose.
Impiegarono un po' di tempo, ma alla fine trovarono la creatura. I gemiti
erano cessati ma la donna lasci la mano di Trull e si chin accanto al de-
mone.  ancora vivo, Trull Sengar. Pos le mani sul petto dello sventu-
rato e chiuse gli occhi.
Trull guard la pioggia scivolarle lungo il viso, come se il mondo pian-
gesse in vece sua.
Prendi il primo quadrello. Tu tirerai delicatamente, mentre io spinger.
Uno alla volta, lentamente.
Voglio che venga liberato.
Quello non posso farlo. Non  permesso.
Allora voglio che venga affidato a me.
Sei il fratello dell'imperatore. Nessuno si opporr a te.
Tranne, forse, uno degli altri fratelli dell'imperatore. Gli fece piacere
vedere un accenno di sorriso sui lineamenti sottili della Matrona.
Quello sar un tuo problema, Trull Sengar, non mio. Adesso tira. Len-
tamente.
Il demone apr gli occhi. Pass l'enorme mano sui punti in cui era stato
trafitto e sospir.
La guaritrice arretr. Ho finito. Ci sono corpi da raccogliere.
Grazie, disse Trull.
Lei non rispose. Asciugandosi il volto dalla pioggia, si allontan.
Il demone si tir faticosamente in piedi. Combatter ancora, mormo-
r.
Non se io avr voce in capitolo, replic Trull. Sarai ai miei ordini.
Niente combattimenti? Non sarebbe giusto. Sarei testimone della morte
dei miei fratelli ma non condividerei il rischio o il loro destino.  triste
morire cos lontani da casa.
Allora uno di voi deve restare per ricordarli. E quello sarai tu. Come ti
chiami?
Lilac.
Trull osserv il cielo. La pioggia non sembrava avesse intenzione di ral-
lentare. Vieni con me. Devo parlare a mio fratello.
Guerrieri Tiste Edur stavano entrando nella citt. Sui bastioni o sulle
mura non si vedevano soldati Letherii. Le porte erano state spalancate du-
rante la battaglia, sospinte dalla magia. Pezzi ritorti di bronzo e frammenti
di legno erano sparsi sul terreno fangoso, in mezzo ai cadaveri.
Il demone aveva raccolto un'ascia a doppia lama accanto al corpo di uno
dei suoi simili e ora la portava su una spalla. Nonostante le dimensioni, Li-
lac avanzava senza fare rumore, accorciando il passo per restare accanto a
Trull. Quest'ultimo not che il ritmo del respiro del demone era irregolare.
A un lungo respiro ne seguiva un altro, corto, seguito a sua volta da un si-
bilo che non sembrava provenire dal grande naso schiacciato.
Lilac, sei guarito del tutto?
S.
Pi avanti si trovava il bastione sul quale erano stati schierati i quattro
maghi. Tre di loro erano stati annientati alla prima ondata di magia. Sulla
vetta della berma erano ora riuniti Fear e alcuni ufficiali. E due prigionieri.
Il pendio era scivoloso e mentre salivano, Trull e il demone dovettero
procedere con cautela. Fiumi di fango e corpi senza vita scivolavano verso
il basso. Gli spettri si muovevano nella pioggia come se fossero ancora a
caccia di vittime. Da occidente giunse il roco mormorio del tuono.
Raggiunsero la sommit del bastione. Trull si accorse che uno dei pri-
gionieri era il Principe Quillas. Non sembrava ferito. L'altra era una donna;
la sua armatura era schizzata di fango. Non portava elmo e aveva una ferita
alla testa; rivoli di sangue le colavano sul lato sinistro del viso. I suoi occhi
erano spenti, vitrei.
Fear si era girato per guardare Trull e il demone, sul volto un'espressione
enigmatica. Fratello, disse con voce incolore, a quanto pare abbiamo
catturato due membri della famiglia reale.
Lei  la Regina Janall?
Il principe  convinto che chiederemo un riscatto, spieg Fear. Non
sembra capire la situazione.
E qual  la situazione? domand Trull.
Il nostro imperatore li vuole tutti e due. Per lui.
Fear, non abbiamo l'abitudine di ostentare i prigionieri.
Scintille di rabbia negli occhi di Fear, ma la voce rest calma. Vedo
che il tuo demone  stato guarito. Che cosa vuoi?
Voglio questo Kenyll'rah ai miei ordini.
Fear osserv l'enorme creatura. Poi si strinse nelle spalle e si gir dall'al-
tra parte. Come vuoi. Adesso lasciaci, Trull. Ti cercher pi tardi... per
una chiacchierata a quattr'occhi.
Trull trasal. Molto bene.
Il mondo ora sembrava spezzato, irreparabilmente spezzato.
Vai.
Seguimi, Lilac, ordin Trull. Si ferm per lanciare un'occhiata al
Principe Quillas e vide il terrore dipinto sul volto del giovane Letherii.
Rhulad voleva lui e la regina. Perch?
Attraversarono il campo di battaglia, la pioggia che scrosciava in un
ruggito smorzato, devastazione e morte ovunque. Figure si muovevano qua
e l. Tiste Edur in cerca di compagni caduti, spettri di pattuglia. Il tuono
era pi vicino.
C' un fiume, disse Lilac. Ne ho sentito l'odore appena siamo arrivati
qui.  lo stesso fiume che correva sotto il ponte.
S. Il fiume Katter, spieg Trull.
Vorrei vederlo.
Perch no?
Si diressero verso nordovest. Raggiunsero la strada dei taglialegna che
correva parallela alla foresta e seguirono una pista fino a quando gli alberi
si diradarono e videro il fiume.
Ah, mormor Lilac,  cos piccolo....
Trull osserv l'acqua che correva veloce, il bagliore che gettava sui mas-
si. Gettavi reti.
La mia casa, Inibitore.
Il Tiste Edur avanz fino alla riva del fiume. Si chin e immerse la mano
sporca di sangue nell'acqua.
Non ci sono pesci? domand Lilac.
Certo che ci sono. Perch?
Nel fiume dove vivo, nuotano pesci dai lunghi baffi capaci di divorare
un giovane Kenyll'rah in un solo boccone e nei laghi pi profondi ne vive
una specie in grado di mangiare un adulto come me. Non esistono simili
creature qui?
Nel mare, spieg Trull, ci sono gli squali. E naturalmente, esistono
leggende che narrano di mostri immensi, capaci di affondare persino una
nave.
I Pesci Baffo,  questo il loro nome, strisciano sulla spiaggia e cambia-
no la pelle, dopo di che vivono sulla terraferma.
Mai sentita una cosa simile, comment Trull, girandosi verso il de-
mone. Allora immagino che lanciare reti sia un'attivit pericolosa.
Lilac si strinse nelle spalle. Non pi pericolosa che cacciare ragni, Ini-
bitore.
Chiamami Trull.
Tu sei un Arbitro della Vita, un Inibitore della Libert. Tu sei il Ladro
della mia Morte...
Va bene. Non importa.
Che guerra  questa?
 una guerra inutile.
Sono tutte inutili, Inibitore. Sottomissione e sconfitta alimentano odio e
risentimento e sentimenti simili non possono essere corrotti e comprati.
A meno che lo spirito degli sconfitti non venga schiacciato, obiett
Trull. Schiacciato e annullato totalmente, come  accaduto con i Nerek, i
Faraed e i Tarthenal.
Non conosco quei popoli, Inibitore.
Sono tra coloro che i Letherii, i nostri nemici in questa guerra, hanno
conquistato.
E pensi siano spezzati?
 quello che sono, Lilac.
Potrebbe non essere come sembra.
Trull si strinse nelle spalle. Forse hai ragione.
La loro posizione cambier sotto il vostro dominio?
Temo di no.
Se comprendi tutto questo, Inibitore, perch combatti?
Lo scricchiolio di mocassini sulla ghiaia dietro di loro. Trull si drizz e,
giratosi, vide Fear avvicinarsi. In mano teneva una spada Letherii.
Per un attimo, Trull prese in considerazione l'idea di liberare la lancia
assicurata alla schiena, ma poi decise di lasciar perdere. Nonostante quello
che aveva detto poco prima, non era pronto a combattere contro il fratello.
Quest'arma, disse Fear fermandosi a cinque passi da Trull,  acciaio
Letherii.
Ne ho viste molte sul campo di battaglia. Hanno resistito alla magia dei
K'risnan quando tutto il resto era distrutto. Spade e punte di lancia: intat-
te. Trull osserv il fratello. E allora?
Fear esit, poi lasci vagare lo sguardo sul fiume. Non capisco. Come
riescono a ottenere un acciaio simile? Sono un popolo corrotto, malvagio,
Trull. Non meritano di possedere conoscenze cos avanzate.
Perch loro e noi no? domand Trull, poi sorrise. Fear, i Letherii so-
no un popolo che guarda avanti. Noi Edur non possediamo e non abbiamo
mai posseduto una tale forza di volont. Noi abbiamo il Legnonero, ma lo
abbiamo sempre avuto. I nostri avi lo hanno portato con loro da Emurlahn.
Fratello, noi guardiamo indietro...
Ai tempi in cui Padre Ombra regnava su di noi, lo interruppe Fear, sul
volto un'espressione cupa, severa. Hannan Mosag dice il vero. Dobbiamo
divorare i Letherii, dobbiamo aggiogarli e quindi sfruttare il loro istinto na-
turale verso il cambiamento.
E che accadr a noi, fratello? Noi ci opponiamo al cambiamento, non lo
veneriamo, non prosperiamo alla sua ombra come accade ai Letherii. Inol-
tre, non sono convinto che il loro sia il modo giusto di vivere. Sospetto che
la loro fede nel progresso sia molto pi fragile di quanto appaia esterna-
mente. Alla fine, devono sempre ricorrere alla forza per ottenere ci che
cercano. Trull indic la spada. Con quella.
Dovremo guidarli, Trull. Hannan Mosag lo aveva capito...
Tu ora modifichi il passato, Fear. Lui non intendeva muovere guerra
contro i Letherii.
Non subito, certo, ma quel giorno sarebbe giunto presto. E lui lo sape-
va. Cos mi hanno detto i K'risnan. Abbiamo perso Padre Ombra. Era ne-
cessario trovare una nuova fonte di fede.
Senza volto?
Accidenti a te, Trull! Ti sei inginocchiato davanti a lui, come tutti noi!
E oggi mi chiedo perch. E tu, Fear? Ti chiedi mai perch lo hai fatto?
L'altro si gir, chiaramente scosso. Io non ho dubbi.
Non hai visto dubbi in Hannan Mosag e cos lo hai seguito. Come tutti
noi, temo. Ci siamo inginocchiati davanti a Rhulad, credendo di vedere
l'uno nell'altro una certezza che in realt non esisteva...
Con un ruggito, Fear si volt di scatto, la spada sollevata. L'abbass...
... e venne fermato di colpo dal demone, la cui possente mano si era
chiusa sull'avambraccio di Fear e lo bloccava.
Lasciami!
No, replic Lilac. Questo guerriero ha rubato la mia morte. Ora io
rubo la sua.
Fear cerc di liberarsi poi, vedendo quanto i suoi sforzi fossero inutili,
cedette.
Puoi lasciarlo adesso, ordin Trull.
Se attaccher ancora, lo uccider, avvert il demone, lasciando il brac-
cio di Fear.
Abbiamo seguito Hannan Mosag, disse Trull, eppure, che cosa cono-
sciamo della sua mente? Era il nostro Re Stregone e cos lo abbiamo segui-
to. Pensaci, Fear. Lui ha cercato una nuova fonte di potere, rifiutando Pa-
dre Ombra. Certo, lui sapeva, come lo sapevamo noi, che Scabandari Oc-
chiodisangue era morto o meglio, che il suo spirito viveva ma era per noi
perduto. E cos lui ha stretto un patto con... qualcos'altro. E ha mandato te
e me, Binadas e Rhulad e i Buhn a recuperare il dono che quella... cosa...
ha creato per lui. L'errore l'abbiamo compiuto noi, Fear; non abbiamo mes-
so in discussione, n ci siamo opposti al Re Stregone. Siamo stati degli
sciocchi, ci che  accaduto e accadr  colpa nostra.
Lui  il Re Stregone, Trull.
Che ha conquistato il potere assoluto su tutti gli Edur. Lo deteneva e
non vuole perderlo, costi quel che costi. E cos ha ceduto la sua anima.
Come abbiamo fatto noi quando ci siamo inginocchiati a Rhulad.
Fear strinse gli occhi. Attento, fratello, le tue parole potrebbero essere
interpretate come tradimento.
Contro che cosa? Contro chi? Dimmelo, voglio proprio saperlo. Hai vi-
sto il volto del nostro nuovo dio?
Se ci fosse Binadas al posto mio, sussurr Fear, saresti gi morto.
E nel nostro meraviglioso nuovo impero  quello il destino di chi osa
dare voce al dissenso?
Fear abbass lo sguardo sulla spada che stringeva in mano. Poi la lasci
cadere. I tuoi guerrieri ti aspettano, Trull. Tra due giorni riprenderemo la
marcia. Verso sud, verso Letheras. Si gir e se ne and.
Trull lo segu con lo sguardo per alcuni istanti, poi torn a voltarsi verso
il fiume. Alla fine, Lilac, daremo un senso a tutto questo, mormor.
Il demone non replic.
Trull si diresse verso un masso e vi si sedette sopra. Si prese la testa tra
le mani e inizi a piangere.
Poco dopo, il demone lo raggiunse e una mano massiccia si pos sulla
spalla dell'Edur.
...
.
...
CAPITOLO DICIANNOVE.
.
Invisibile in tutti i suoi lati
Questa cosa dalla pelle spessa ha confini
Indivisibili per ogni sentinella
Che sorvegli la geografia di
Definizioni arbitrarie, eppure le
Montagne sono sprofondate
I fuochi sono morti, e cos le sorgenti
Questa striscia immobile di
Sabbia nera su cui cammino
Che interrompe i miei passi con le grossolane
Conclusioni che innumerevoli denti
Hanno digrignato - ormai tutti persi
In questa polvere buia - noi non siamo
E non siamo mai stati
I corridori giovani e freschi
Della vita sorta dalle estinzioni
Schiacciate (quella passata
Questa nuova) sacre e sicure
Ma il filo morto si muove non visto,
Il fiume nero striscia verso
Risoluzioni irrealizzabili
Verso il luogo privo di significato
Irrilevante in assenza
Di fili e ombre
Che si allungano dal passato al presente
E da queste linee cucite
Trovando questo in quello...

Tratto da Le sabbie nere del tempo (nella collezione Poeti suicidi di Darujistan) edito da Haroak.
.
Il cadavere al di l del pontile era appena visibile, una macchia pallida
che resisteva al rollio delle onde. Lo squalo che emerse accanto a esso era
uno dei pi grandi che Udinaas avesse visto da quando se ne stava seduto
al porto, le gambe penzoloni dal molo.
Gabbiani e squali; il festino andava avanti da tutta la mattina. Lo schiavo
guardava, sentendosi come uno spettatore davanti all'incessante esibizione
della natura e la spettacolarit dell'interpretazione lo lasciava stranamente
soddisfatto. Divertito, per essere precisi. Quelli che possedevano. Quelli
che erano posseduti. Ora se ne stavano tutti nelle pance di quegli avvoltoi.
E quello era un particolare su cui riflettere.
Sapeva che l'imperatore l'avrebbe convocato presto. L'esercito stava per
mettersi in moto da qualche parte al di l delle porte ormai infrante di Tra-
te. Una nutrita guarnigione di Beneda Edur sarebbe rimasta in citt per ri-
portare la pace, la normalit. Quello che un tempo era il capo dei Den-
Ratha aveva ottenuto il titolo di governatore. Il fatto che la guarnigione
sotto il suo controllo non fosse composta da uomini appartenenti alla sua
trib non era un caso. Il sospetto si era insinuato nella strada per il succes-
so, come accadeva sempre.
Le trame di Hannan Mosag. Ultimamente l'imperatore era stato... inquie-
to. Distratto. Sofferente. La pazzia bruciava troppo spesso nei suoi occhi.
Mayen aveva bastonato la Strega Piumata fino a farle perdere conoscen-
za, arrivando a un passo dallo strapparle la vita. Nella grande tenda che ora
fungeva da quartier generale Edur - rubata dal carro che era appartenuto al
Battaglione Argilla Fredda -erano state compiute violenze. Schiavi, prigio-
nieri. Forse Mayen aveva semplicemente fatto ci che Rhulad faceva a lei.
Una mente pietosa avrebbe potuto pensarlo. E per quanto riguardava le
centinaia di donne nobili strappate ai Letherii dai guerrieri Edur, la mag-
gior parte era stata liberata su ordine del governatore, sebbene molte di lo-
ro probabilmente portassero gi in grembo un seme mezzosangue.
Il governatore avrebbe presto accettato le molte richieste di udienza a-
vanzate dalle numerose corporazioni. E un nuovo sistema avrebbe preso
forma.
A meno che, naturalmente, le citt di frontiera non venissero liberate da
un vittorioso contrattacco Letherii. Giungevano voci di ogni genere. Scon-
tri sul mare tra navi Edur e Letherii. Migliaia di imbarcazioni colate a pic-
co. La tempesta scorta a occidente la notte precedente aveva indicato una
guerra di magia. Il Ceda Kuru Qan aveva finalmente liberato il suo straor-
dinario potere. Se corpi senza vita Letherii affollavano il porto, erano corpi
Edur quelli che galleggiavano in mezzo al mare.
Tra le voci che giungevano, quella pi sorprendente riguardava l'isola
prigione del Secondo Forte della Fanciulla, capace di respingere una serie
di attacchi Edur e continuare a resistere, grazie alla presenza non solo dei
circa cinquecento soldati ma di uno stregone che un tempo rivaleggiava
con il Ceda stesso. Era per quello che l'esercito Edur era rimasto accampa-
to a Trate: non voleva nemici ancora attivi dietro di s.
In realt, un prolungarsi della resistenza nemica alle spalle degli Edur la-
sciava l'imperatore del tutto indifferente. In fin dei conti, la flotta Letherii
non era nemmeno comparsa. Le navi Edur tenevano sotto controllo il Mare
Katter a meridione, fino alla citt di Awl.
Udinaas tir su le gambe e si alz. Si allontan dal molo. Le strade erano
tranquille. I segni della battaglia erano stati eliminati, i corpi, la mobilia a
pezzi e il vasellame in frantumi, e una leggera pioggia caduta la notte pre-
cedente aveva lavato via buona parte del sangue. Ma l'aria puzzava ancora
di fumo e i muri degli edifici erano tuttora imbrattati di una graniglia oleo-
sa. Le aperture di porte e finestre buttate gi restavano buie.
Trate non gli era mai piaciuta molto. Affollata di delinquenti e dei pi
dissoluti tra i Nerek e i Fent, le bancarelle del mercato cariche di icone e
reliquie un tempo sacre e di opere d'arte rituali ora vendute come oggetti
curiosi. I bastoni dei capi, gli astucci contenenti le erbe curative degli
sciamani. Forzieri ancestrali, le ossa ancora dentro di essi. Strade e vicoli
del porto erano stati invasi da bambini Nerek che vendevano i loro corpi e
al di sopra di tutto aleggiava un vago senso di compiacimento, come se
quello fosse l'ordine corretto del mondo, come se i ruoli fossero stati asse-
gnati come dovevano. I dominanti Letherii circondati da creature inferiori
e servili per natura, le loro culture accessori inutili.
La credenza nel destino affermava i propri imperativi.
Ma ora erano giunti i selvaggi e un nuovo ordine era stato stabilito, a ri-
prova del fatto che il destino era un'illusione. La citt era sconvolta e solo
pochi mercanti osavano avventurarsi, convinti che i nuovi sistemi non sa-
rebbero stati dissimili da quelli antichi e che l'ordine naturale alla fine sop-
piantava qualsiasi popolo. Allo stesso tempo, credevano che nessuno po-
tesse battere i Letherii in quel gioco di ricchezze e che quindi, alla fine, lo-
ro avrebbero vinto: i selvaggi si sarebbero ritrovati civilizzati. A riprova
del fatto che il destino era tutt'altro che illusorio.
Udinaas si chiese se avessero ragione. Dopo tutto, esistevano fattori at-
tenuanti. La durata della vita dei Tiste Edur era incredibilmente lunga. La
loro cultura era resistente e radicata. Conservatrice. O cos era. Fino a
Rhulad. Fino a quando la spada lo ha rivendicato.
Poco dopo attravers la porta interna e si avvicin all'accampamento
Edur. Non sembrava esserci un particolare schema nella disposizione della
vasta distesa di tende. Quello non era semplicemente un esercito in movi-
mento, ma un intero popolo: uno stile di vita al quale loro non erano abi-
tuati. Gli spettri pattugliavano la zona periferica.
Quando Udinaas super i picchetti, lo ignorarono. Da parecchio tempo
lo schiavo non avvertiva la presenza di Wither, il suo compagno ombra,
ma sapeva che non se n'era andato. Giaceva in disparte con i suoi segreti.
A volte, e sempre nei momenti peggiori, sentiva la sua risata, come se pro-
venisse da luoghi remoti.
La tenda di Rhulad si trovava al centro dell'accampamento, l'entrata sor-
vegliata da demoni in armatura di cuoio macchiata di nero, le mazze dalle
lunghe impugnature appoggiate con un'estremit al terreno. Elmi interi na-
scondevano i loro volti.
Quanti corpi hanno trascinato fuori, oggi? domand Udinaas mentre
passava tra di loro.
Nessuno rispose.
All'interno si trovavano quattro stanze, divise da pareti di spesso tessuto,
fissate a intelaiature mobili di bronzo. La stanza d'ingresso era stretta, ma
lunga quanto l'intera tenda. Lungo i lati erano state disposte delle panche.
La zona a destra era occupata da scorte di ogni genere, botti, ceste e vasi di
terracotta. Attraverso due divisori si accedeva alla stanza principale.
Udinaas entr e trov l'imperatore in piedi davanti al trono. Mayen era
pigramente sdraiata su un sof rubato, posto alla sinistra della pedana del
trono, negli occhi un'espressione spenta. La Strega Piumata se ne stava
nell'ombra contro la parete dietro l'imperatrice, il volto gonfio e livido, ir-
riconoscibile. Hannan Mosag e Hull Beddict erano di fronte all'imperatore,
le spalle a Udinaas. Lo spettro a guardia del Re Stregone non era presente.
Hannan Mosag stava parlando. ... su ci non ci sono dubbi, sire.
Alcune monete erano cadute dalla fronte di Rhulad, nel punto in cui la
mano del soldato aveva colpito quando gli aveva rotto il collo. La pelle
scoperta non era che tessuto cicatriziale, aggrinzilo dove l'osso frontale del
cranio aveva ceduto verso l'interno. Gli occhi dell'imperatore erano cos i-
niettati di sangue da non sembrare altro che macchie rosse. Rhulad osserv
Hannan Mosag per alcuni istanti, apparentemente ignaro degli spasmi che
gli contorcevano il viso, infine disse: Fratelli perduti? Che cosa signifi-
ca?.
Tiste Edur, rispose Hannan Mosag con voce pacata.
Sopravvissuti, dai tempi in cui la nostra gente era stata dispersa in se-
guito alla sconfitta di Scabandari Occhiodisangue.
Come puoi esserne certo?
Li ho sognati, imperatore. Nella mia mente sono stato condotto in altri
reami, altri mondi che giacciono accanto a questo...
Kurald Emurlahn.
Quel regno  a pezzi, afferm Hannan Mosag, ma s, ho visto fram-
menti di mondo. In uno di essi vivono i Kenyll'rah, i demoni che abbiamo
legato a noi. In un altro, si trovano fantasmi delle nostre passate battaglie.
Hull Beddict si schiar la gola. Re Stregone, questi regni sono le For-
tezze della mia gente?
Forse, ma non credo.
 un dettaglio insignificante, tagli corto Rhulad iniziando a misurare
la stanza a grandi passi. Hannan Mosag, come se la cavano questi fratelli
perduti?
Miseramente, sire. Alcuni hanno perso il ricordo della grandezza passa-
ta. Altri sono sottomessi...
L'imperatore si gir di scatto. Sottomessi?
S.
Dobbiamo liberarli, disse Rhulad, riprendendo a passeggiare nervo-
samente, il macabro tintinnio delle monete che risuonava nella tenda.
Udinaas si mosse con passi felpati fino a fermarsi dietro il trono. C'era
qualcosa di patetico nella facilit con cui il Re Stregone manipolava Rhu-
lad. Sotto tutte quelle monete e dietro quella spada variegata si celava un
giovane Edur sfigurato e fragile. Hannan Mosag aveva forse ceduto il tro-
no piegato dal potere di Rhulad, ma non aveva certo rinunciato alle sue
ambizioni di governare.
Costruiremo delle navi, afferm l'imperatore. Come quelle Letherii,
direi. Larghe e atte a tenere il mare. Hai detto che c'erano anche enclave
Tiste Andii? Le conquisteremo, e useremo quei popoli come schiavi sulle
navi. Affronteremo questo viaggio quando Lether sar caduto, quando il
nostro impero avr conquistato la vittoria.
Sire, gli altri regni di cui parlavo... alcuni di essi ci permetteranno di
accorciare il nostro cammino. Esistono dei... portali. Sto studiando il modo
per aprirli, per controllarli. Se in quei regni nascosti ci sono dei mari po-
tremo viaggiare velocemente.
Mari? Rhulad scoppi a ridere. Se non ce ne sono, Hannan Mosag,
dovrai crearli.
Sire?
Aprire un regno dopo l'altro. Un regno oceanico aperto su un regno de-
sertico.
Il Re Stregone spalanc gli occhi. La devastazione sarebbe... terribile.
Vuoi dire liberatoria. Dopo tutto, perch l'Impero Edur dovrebbe limi-
tarsi a un mondo? Devi ampliare la tua visuale, Hannan Mosag. La tua vi-
sione  troppo limitata. Rhulad si ferm, trasal per un qualche tremore
interno, quindi riprese con voce tesa:  quanto deriva dal potere. S,
quanto deriva. Vedere la vastit delle... cose. Potenziali, la moltitudine del-
le opportunit. Dopo tutto, chi pu opporsi a noi?. Si gir di scatto. Udi-
naas! Dove sei stato?
Al porto, imperatore.
A fare che cosa?
A guardare gli squali nutrirsi.
Ah! Hai sentito, Hannan Mosag? Hull Beddict? Lui  uno freddo, vero?
Questo nostro schiavo. Abbiamo scelto bene. Dicci, Udinaas, tu credi in
questi regni segreti?
Siamo forse ciechi a verit nascoste, imperatore? Non lo posso crede-
re.
A un tratto Mayen parl con voce strascicata. La Strega Piumata dice
che quello  posseduto.
Nessuno parl per qualche istante. Rhulad si avvicin lentamente a Udi-
naas. Posseduto? Da chi, Mayen? La tua schiava ti ha spiegato altro?
Il Wyval. Non ricordi quell'episodio?
Uruth Sengar lo ha esaminato, imperatrice, s'intromise Hannan Mo-
sag.
E non ha trovato niente. Niente veleno nel suo sangue.
Gli occhi di Rhulad cercarono quelli dello schiavo. Udinaas?
Sono come mi vedete, padrone. Se in me c' del veleno, io non ne sono
consapevole. Padrona Uruth sembrava sicura della conclusione raggiunta,
altrimenti mi avrebbe ucciso.
Allora perch la Strega Piumata dovrebbe lanciare simili accuse?
Udinaas si strinse nelle spalle. Forse cerca di deviare l'attenzione, cos
da diminuire l'intensit delle percosse.
Rhulad lo fiss un istante, poi gli volt le spalle. Percosse? Non ci sono
state percosse. Un attacco magico sleale...
E adesso chi cerca di deviare l'attenzione? disse Mayen sorridendo.
Dai forse pi peso alla parola di uno schiavo che a quella di tua moglie?
L'imperatore sembr vacillare. Certo che no, Mayen. Guard Hannan
Mosag. Tu che cosa ne dici?
L'innocente cipiglio del Re Stregone riusc a bilanciare perfettamente
preoccupazione e confusione. Di quale questione volete che parli, sire?
Della presenza del veleno Wyval nel sangue di Udinaas o del fatto che vo-
stra moglie percuote la sua schiava?
La risata di Mayen fu aspra e stridente. Oh, Rhulad, la mia schiava mi
irrita. Infatti, sono dell'idea di trovarmene un'altra, una meno maldestra,
meno... critica. Come se una schiava avesse il diritto di criticare qualcosa.
Criticare? domand l'imperatore. Che cosa... perch?
Un Wyval si nasconde in Udinaas, o no? incalz Mayen sedendosi
dritta. Esamina lo schiavo, Hannan Mosag.
Chi comanda qui? Il grido di Rhulad gel i presenti. La spada del-
l'imperatore si era sollevata, la lama tremava mentre fremiti di rabbia at-
traversavano il sovrano. Volete fare dei giochetti con me?
Mayen si fece piccola sul divano, gli occhi spalancati per la paura.
Lo sguardo feroce dell'imperatore li fissava a uno a uno. Tutti fuori,
sussurr Rhulad. Tutti tranne Udinaas. Subito.
Hannan Mosag apr la bocca per obiettare, poi cambi idea. Seguito da
Hull Beddict, il Re Stregone abbandon la tenda. Mayen, avvolta nella co-
perta di seta stesa sul sof, si affrett dietro di loro, la Strega Piumata che
avanzava a fatica dopo di lei.
Moglie.
La donna si ferm.
La famiglia Sengar ha sempre reputato fosse inutile percuotere gli
schiavi. Devi smetterla. Se  incompetente, trovatene un'altra. Sono stato
chiaro?
S, sire, rispose Mayen.
Lasciaci.
Appena se ne furono andate, Rhulad abbass la spada e osserv Udinaas
per alcuni istanti. Non siamo ciechi nei confronti di tutti coloro che vor-
rebbero approfittarsene. Il Re Stregone ci ritiene troppo giovani, troppo i-
gnoranti, ma lui non sa niente delle verit che noi abbiamo visto. Mayen 
come un oggetto privo di vita sotto di me. Avremmo dovuto lasciarla a Fe-
ar.  stato un errore. Batt le palpebre, come se fosse tornato in s, poi
fiss Udinaas con sospetto. E tu, schiavo. Quali segreti nascondi?
Udinaas si inginocchi, senza dire nulla.
Niente potr nascondersi a noi, dichiar Rhulad. Guardami, Udinaas.
Lo schiavo obbed e vide uno spettro accovacciato al suo fianco.
Questa ombra ti esaminer, schiavo. Scoprir se nascondi del veleno in te.
Udinaas annu. S, fallo, Rhulad. Sono stremato. Voglio una fine.
Lo spettro avanz e lo avvolse.
Oh, che segreti!
Lui conosceva quella voce e chiuse gli occhi. Furbo, Wither. Ti sei pro-
posto come volontario?
Cos tanti sono stati lasciati a vagare, abbandonati. Questo bastardo ci
ha usati. Pensi forse che siamo disposti ad acconsentire alle sue richieste?
Io sono slegato e questo mi rende utile, poich sono la prova contro la co-
ercizione, a differenza dei miei fratelli. Lui  in grado di capire la diffe-
renza? Evidentemente, no. Una risata aspra, acuta. E che cosa trover,
Udinaas? Devi restare accanto a questo pazzo. Sta per andare a Letheras
e noi abbiamo bisogno di te laggi.
Udinaas sospir. Perch?
Tutto a suo tempo. Ah, non ti piace il melodramma? Peccato. Raccogli
i miei segreti, se ne hai il coraggio. Potresti, lo sai.
No. Adesso vattene.
Wither scivol fuori e riprese la forma di uomo.
Rhulad stacc una mano dall'impugnatura della spada e se la pass sul
viso. Si gir, fece due passi e diede sfogo alla sua rabbia. Perch ci men-
tono? Non possiamo fidarci di loro! Di nessuno di loro! Si volt. Alzati,
Udinaas. Solo tu non menti. Solo di te possiamo fidarci. And a sedersi
sul trono. Dobbiamo pensare. Dobbiamo dare un senso a tutto questo.
Hannan Mosag... ambisce al nostro potere, vero?
Udinaas esit, poi disse: S, sire.  cos.
Gli occhi di Rhulad mandarono rossi bagliori. Dicci di pi, schiavo.
Non spetta a me...
Noi decidiamo che cosa spetta a te. Parla!
Voi avete rubato il suo trono, imperatore. E la spada che lui credeva
fosse sua di diritto.
La vuole ancora, vero? Una risata improvvisa, gelida e brutale. Oh, 
il benvenuto! No, non possiamo. Non dobbiamo. Impossibile. E nostra
moglie?
Mayen  spezzata. Non voleva niente dal suo civettare con voi. Voi e-
ravate il fratello minore dell'uomo che lei avrebbe sposato. Cercava degli
alleati all'interno della casa dei Sengar. Si ferm nel vedere gli spasmi
tornare sul volto di Rhulad. Le sue emozioni lo stavano spingendo sull'orlo
del baratro ma non era ancora ora di buttarlo gi. Non ancora.  il veleno
che c' in me, cos assetato di vendetta, cos... malvagio. Quelli non sono
pensieri miei, quella non  la mia inclinazione. Ricordalo, Udinaas, prima
che tu faccia peggio di quanto farebbe Hannan Mosag. Sire, mormor,
Mayen  perduta. E ferita. E voi siete l'unico che pu aiutarla.
Tu parli cos per salvare la schiava, replic l'imperatore in un sussur-
ro.
La Strega Piumata nutre solo odio nei miei confronti, sire. Sono un Indebitato, mentre lei no. Il mio desiderio per lei era presunzione e lei mi sta punendo.
Il tuo desiderio per lei.
Udinaas annu. Voglio salvarla dalle percosse? Certo che lo voglio, sire. Cos come lo volete voi. E come avete appena fatto un istante fa.
Perch  tutto cos... squallido. Che cosa devo farne di te, Udinaas?
Uno schiavo. Un... Indebitato... come se questo ti sminuisse agli occhi di un altro schiavo.
I Letherii non rinunciano mai, anche quando vengono ridotti in schiavit. Sire, questa  una verit che i Tiste Edur non hanno mai capito. Poveri
o ricchi, liberi o schiavi, noi costruiamo le case in cui vivere, in cui recitare
gli antichi drammi. Alla fine, non importa se il destino ci abbraccia o ci divora: che sia come sia e solo l'Errante decide il nostro destino.
Rhulad lo osservava mentre parlava. I tremori erano diminuiti. Hull Beddict ha cercato di dire la stessa cosa, ma il suo linguaggio  povero e
ha fallito. Perci, Udinaas, noi potremo conquistarli, potremo comandarli cos come comandiamo te e gli altri schiavi, ma la fede, la convinzione che li guida, che guida tutti voi, quella non pu essere sconfitta.
Non resta che l'annientamento, sire.
E questo Errante  l'arbitro del destino?
S, sire.
E lui esiste?
Fisicamente? Non lo so. Non ha importanza.
Rhulad annu. Hai ragione, schiavo, non ha importanza.
Conquistate Lether, sire, e lui vi divorer. Il vostro spirito. La vostra... innocenza.
Uno strano sorriso contorse il volto di Rhulad. Innocenza. Parole pronunciate da una creatura dalla vita breve come te. Dovremmo offenderci.
Dovremmo farti tagliare la testa. Affermi che non possiamo vincere questa guerra e noi che cosa dobbiamo pensare?
La risposta  su di voi, sire.
Rhulad abbass lo sguardo. Le unghie erano divenute lunghe, ricurve e gialle. Picchiett una moneta sul petto. Portare a termine... la nozione di
ricchezza. Di denaro. Distruggere l'illusione del valore.
Udinaas era attonito. Sar giovane e mezzo pazzo, ma Rhulad non  uno sciocco.
Ah, disse l'imperatore, vediamo il tuo sbigottimento. A quanto pare,
siamo stati sottovalutati, persino dal nostro schiavo. Ma la tua mente non 
ottusa, Udinaas. Ringraziamo le Sorelle che tu non sia Re Ezgara Diskanar, altrimenti la sfida sarebbe molto dura.
Ezgara non  malvagio, sire, ma  circondato da uomini pericolosi.
S, quel Ceda, Kuru Qan. Perch non ha ancora agito?
Udinaas scosse la testa. Mi sono posto la stessa domanda, sire.
Parleremo ancora, Udinaas. E nessuno dovr saperlo. Dopo tutto, che
cosa penserebbero, un imperatore e uno schiavo che lavorano insieme per
modellare un nuovo impero? Perch dobbiamo farti restare uno schiavo,
vero? Uno schiavo agli occhi di tutti gli altri. Sospettiamo che, se ti libe-
rassimo, ci lasceresti.
Un improvviso tremore a quelle parole.
Che l'Errante mi prenda, quest'uomo ha bisogno di un amico. Sire, non
me ne andrei. Sono stato io a posare le monete sulla vostra carne. Niente
pu assolvermi da ci che ho fatto; non esiste ammenda per le mie azioni.
Ma io rimarr vicino a voi.
I terribili occhi di Rhulad, rossi e feriti, si allontanarono dallo schiavo.
Tu capisci, Udinaas? domand con un filo di voce. Sono cos...
Spaventato. S, sire, lo capisco.
L'imperatore si copr gli occhi con una mano. Lei si sta avvelenando
con il nettare bianco.
S, sire.
Vorrei liberarla... ma non posso. Sai perch, Udinaas?
Porta vostro figlio in grembo.
Tu devi avere veleno nel sangue, Udinaas, per sapere cos tanto...
Sire, forse sarebbe saggio mandare a chiamare Uruth, vostra madre.
Mayen ha bisogno... di qualcuno.
Rhulad, il volto ancora nascosto dalla mano straziata, annu. Presto ci
uniremo all'esercito di Fear. Cinque, sei giorni. Uruth ci raggiunger. Allo-
ra... s, parler con Uruth. Mio figlio...
Mio figlio. No,  impossibile. Un trovatello Meckros. Non ha senso pen-
sarci. No.
Non sono un uomo malvagio... eppure ho appena giurato di restare al
suo fianco. Errante aiutami, che cosa ho fatto?
Una fattoria bruciava nella valle sottostante, ma lei non vedeva nessuno
combattere le fiamme. Erano fuggiti tutti. Seren Pedac riprese a tagliarsi i
capelli; li avrebbe tagliati corti quanto le avrebbe permesso il coltello da
portuale che le aveva imprestato uno dei soldati di Iron Bars.
Il Dichiarato era vicino, Corlo, il mago, al suo fianco. Osservavano il
fuoco in lontananza e confabulavano a voce bassa.
Si trovavano da qualche parte a sud e a est di Dresh, a mezza giornata
dalla costa. Mai lei avrebbe immaginato che gli invasori Tiste Edur fossero
cos vicini, eppure le strade erano affollate di rifugiati che si dirigevano a
est, verso Letheras. Tra la folla aveva scorto pi di un disertore e qua e l,
corpi abbandonati riempivano i fossati, vittime di rapine o di stupri.
E proprio lo stupro sembrava diventato il passatempo preferito dei mal-
viventi, che si gettavano sui Letherii in fuga. Seren sapeva che, se avesse
viaggiato da sola, probabilmente a quell'ora sarebbe stata gi morta. In un
certo senso, forse sarebbe stato un sollievo. La fine di quella sudicia soffe-
renza, di quell'insopportabile sensazione di sporcizia che si portava addos-
so. Nella sua mente, continuava a rivedere Iron Bars uccidere i due uomini.
Il desiderio dell'uomo di esigere la giusta vendetta. E la sua voce, incrina-
ta, che lo implorava di fermarsi in nome della piet.
Solo l'Errante sapeva quanto si fosse pentita. Avrebbe dovuto permettere
ad Iron Bars di continuare a lavorarsi quel bastardo. Meglio ancora, avreb-
bero dovuto portarlo con loro. Avrebbero potuto strappargli gli occhi, e-
stirpargli il naso, tagliargli la lingua. E con il coltello che teneva in mano
avrebbe potuto tagliargli strisce di pelle. Una volta aveva sentito la storia
di un ispettore di un paesello sperduto che aveva preso l'abitudine di stu-
prare giovani ragazze, fino a quando le donne gli avevano teso un'imbosca-
ta. Picchiato e immobilizzato, l'uomo era stato spogliato, gli era stato infi-
lato un perizoma pieno di spine ed era poi stato legato al dorso di un caval-
lo. Le punture delle spine avevano fatto imbizzarrire l'animale che alla fine
era riuscito a liberarsi dell'uomo abbandonandolo su una pista nella fore-
sta, ma allora lo sventurato era gi morto dissanguato. La storia raccontava
che sul volto dell'uomo era dipinta tutta la sofferenza che un mortale pote-
va patire, mentre per quanto riguardava ci che era stato trovato tra le sue
gambe...
Seren tagli l'ultima ciocca di capelli e la gett nel fuoco. Il puzzo era
feroce, ma c'erano stregoni e decrepiti sciamani che, se fossero riusciti a
mettere le mani su capelli umani, ne avrebbero fatto un utilizzo spavento-
so. Era triste dovere ammettere che, davanti alla possibilit di legare un'a-
nima, pochi resistevano alla tentazione.
Corlo grid qualcosa ai soldati e subito tutti si precipitarono verso la fat-
toria, lasciando alle loro spalle solo Seren e Iron Bars. La Guardia Cremisi
si avvicin alla donna. Hai sentito, ragazza?
Che cosa?
Cavalli. Nella stalla. Il fuoco  arrivato al tetto. Il fattore ha abbandona-
to i cavalli.
Non lo avrebbe fatto.
Lui la fiss, poi si chin fino a poterla guardare dritto negli occhi. No,
probabilmente  morto.  strano, ma pare che la gente del posto non sappia
cavalcare.
Seren torn a posare lo sguardo sulla fattoria. Forse era un allevatore
per l'esercito. Il concetto di cavalleria  giunto con i soldati del protettorato
della Rosa Blu. Prima di loro, i cavalli non facevano parte della nostra cul-
tura. Hai mai visto una parata della cavalleria Letherii? Il caos. Anche do-
po, quanti? Sessant'anni? Eppure ci sono decine di ufficiali della Rosa Blu
che cercano di addestrare i nostri soldati.
Avreste dovuto importare questi guerrieri della Rosa Blu come ausilia-
ri. Avreste dovuto sfruttare la loro abilit a cavallo. Non si pu prendere a
prestito lo stile di vita di un altro popolo.
Forse no. Allora immagino che tu sappia cavalcare.
Gi. E tu?
Lei annu, inguainando il coltello e alzandosi. E come maestro ho avuto
proprio uno di quegli ufficiali della Rosa Blu.
Eri nell'esercito?
No, era il mio amante. Lo  stato per un po'.
Anche Iron Bars si alz. Guarda, sono arrivati in tempo. Andiamo.
Seren esit. Ho dimenticato di ringraziarti, Iron Bars.
Non saresti stata cos carina annegata.
Quello che hai fatto a quegli uomini...
A Gris, nella Valle D'Avore, ho una pronipote. Ormai avr la tua et.
Andiamo, ragazza.
Seren lo segu lungo il pendio. Pronipote. Che assurdit. Non era cos
vecchio. Quel Dichiarato aveva uno strano senso dell'umorismo.
Corlo e la squadra di soldati avevano portato fuori dalla stalla in fiamme
una decina di cavalli, oltre a briglie e finimenti. Uno dei soldati stava im-
precando quando Seren e Iron Bars li raggiunsero.
Guardate queste staffe! Ci credo che quei bastardi non sappiano stare in
sella!
Hai messo il piede nell'inforcatura del gancio, spieg Seren.
E che cosa succede se scivola fuori?
Cadi.
Dichiarato, dobbiamo modificare questa roba. Ci serve del cuoio pesan-
te per una staffa degna di questo nome.
Taglia una sella, disse Iron Bars, e vedi che cosa riesci a recuperare.
Ma dobbiamo essere a cavallo prima del tramonto.
S, signore.
Una staffa pi stabile, spieg il Dichiarato a Seren,  una sorta di
mezzo stivale, qualcosa dentro al quale puoi infilare il piede, con un'asta
per reggere il peso. Sono d'accordo con Halfpeck. Questi guerrieri della
Rosa Blu non avevano capito qualcosa di ovvio ed essenziale. Non potevano essere bravi cavalieri....
Seren aggrott la fronte. Il mio compagno una volta mi ha detto che queste selle venivano create solo per Lether. Loro ne usavano un tipo lievemente diverso.
Gli occhi di Iron Bars si strinsero su di lei e l'uomo scoppi a ridere, ma
non fece commenti.
Seren sospir. Ecco perch la nostra cavalleria  praticamente inutile.
Ho sempre avuto difficolt a tenere i piedi dentro le staffe e a evitare che
girassero da una parte e dall'altra.
Vuoi dire che ruotavano?
Temo di s.
Un giorno mi piacerebbe incontrare questi cavalieri della Rosa Blu.
Sono uno strano popolo, Iron Bars. Adorano un dio chiamato il Signore dalle Ali Nere.
E assomigliano ai Letherii?
No, sono pi alti. E hanno la pelle molto scura.
Lui la guard un momento, poi chiese: Volti come quelli dei Tiste Edur?.
No, dai lineamenti pi belli.
Dalla vita lunga?
Onestamente, non lo so. Pochi Letherii lo sanno e a pochi interessa
scoprirlo. I Rosa Blu erano stati sconfitti. Soggiogati. Comunque, non era-
no in molti e preferivano l'isolamento. Citt piccole, da quanto ho sentito.
Oscure.
Perch la tua storia  finita?
Non gli andava mai bene niente. Mi ero stancata del suo scetticismo,
del suo cinismo, del modo in cui si comportava, come se avesse gi visto
tutto mille volte...
La stalla era ormai divorata dalle fiamme e dovettero allontanarsi a cau-
sa del forte calore. Sul pascolo poco distante su cui si rifugiarono, trovaro-
no una mezza dozzina di cadaveri, il fattore e la sua famiglia. Quei pove-
retti avevano conosciuto poca piet nelle ultime campane della loro vita.
Nessuno dei soldati che li guard disse una parola, ma le loro espressioni
divennero pi dure.
Iron Bars tenne Seren lontana, mentre tre degli uomini seppellivano le
salme. Abbiamo trovato una traccia, le disse. Se non ti dispiace, ragaz-
za, vogliamo seguirla. Per scambiare due chiacchiere con coloro che hanno
sterminato quella famiglia.
Mostrami le impronte.
Lui alz una mano e Corlo la condusse al limitare di un boschetto sul la-
to sudorientale della radura. Seren osserv la serie di impronte che proce-
devano verso la strada dei taglialegna. Sono una ventina o forse pi, af-
ferm infine.
Il mago annu. Disertori. In armatura.
S, o carichi di bottino.
Probabilmente entrambi.
Seren si volt verso l'uomo. Voi Guardie Cremisi... siete piuttosto sicu-
ri di voi stessi, vero?
Quando si tratta di combattere, s, ragazza, lo siamo.
A Trate ho visto Iron Bars combattere. Immagino che lui sia un'ecce-
zione...
Gi, ma non tra i Dichiarati. Jup Alat gli avrebbe dato filo da torcere. E
anche Poll. E poi ci sono quelli delle altre compagnie. Halfdan, Blues,
Black l'Anziano...
Tutti Dichiarati?
S.
E chi sono i Dichiarati?
Sono guerrieri che hanno giurato di riportare il loro principe nella sua
terra. Il sovrano  stato cacciato dall'imperatore Kellanved. Ma i Dichiarati
non sono ancora riusciti nel loro intento. Ma un giorno, forse tra non mol-
to, ce la faranno.
Pare che questo principe abbia dei soldati valorosi.
Oh, certo, soldati valorosi e felici del giuramento prestato, visto che 
ci che li ha tenuti in vita per tutto questo tempo.
Che cosa vuoi dire?
A un tratto il mago sembr nervoso. Sto parlando troppo. Lasciami
perdere, ragazza. Comunque, hai visto le tracce che quei bastardi hanno la-
sciato. Non hanno nemmeno cercato di nasconderle; significa che sono
maledettamente sicuri di loro stessi, giusto? Sorrise ma non c'era allegria
in quel sorriso. Li prenderemo e faremo vedere loro quello che  capace
di fare la vera cavalleria. Cavalcare con le staffe, intendo: non combattia-
mo spesso in sella, ma non siamo nuovi a quell'esperienza.
Be', lo ammetto, mi avete incuriosito.
Sei solo curiosa, ragazza? Non sei assetata di vendetta?
Seren distolse lo sguardo. Voglio dare un'occhiata in giro. Da sola, se
non ti spiace.
Il mago si strinse nelle spalle. Non allontanarti. Il Dichiarato  interessato a te, credo.
Che... peccato. Va bene.
Seren s'incammin nel bosco. Nel corso degli anni, molti alberi erano
caduti e al loro posto restavano ceppaie e spazi vuoti. Sent i passi di Corlo
allontanarsi, diretti verso la radura. Appena venne avvolta dal silenzio,
rimpianse la sua decisione. La solitudine non era una buona cosa. Improv-
visi desideri la pervasero, nessuno di essi era sensato, piacevole. Non si sa-
rebbe mai pi sentita pulita e quella verit spinse i suoi pensieri nella dire-
zione opposta, come se una parte di s cercasse di sporcarla ancora di pi.
Perch no? Persa nell'oscurit in cui si trovava, non ci voleva niente a
macchiare di nero la sua anima.
Sola e ora spaventata - di se stessa, dei sentimenti dentro di s - continu
a camminare, incurante della direzione presa. Sempre pi avanti, nel folto
del bosco, dove le ceppaie diminuivano e la luce del pomeriggio filtrava
appena.
Il dolore non era nulla. Era inutile. Ma no, c'era valore nella sofferenza,
se non altro ti ricordava che eri ancora vivo. Quando niente di normale po-
teva essere riconquistato, allora era necessario trovare altri piaceri. Colti-
varli, insegnare al corpo e alla mente a deliziarsi in un modo pi oscuro.
Una radura davanti a lei, nella quale si ergevano delle figure.
Si ferm.
Immobili, semiaffondate nel terreno e inclinate nell'erba alta. Statue. Ri-
cord che quella terra era appartenuta ai Tarthenal. Prima che arrivassero i
Letherii a distruggere le trib. Il nome Dresh era infatti Tarthenal, come lo
erano i nomi dei vicini villaggi di Denner, Lan e Brous.
Seren si avvicin, giunse al limitare della radura.
Cinque statue in tutto, dalle forme vagamente umane ma cos alterate
dall'essere ormai prive di lineamenti, con soltanto una rientranza a marcare
l'incavo degli occhi scavato nel granito. Erano tutte sepolte fino alla vita e
ci significava che, ai tempi in cui erano fuori dal terreno, erano alte quan-
to gli stessi Tarthenal. Seren immagin fosse una sorta di pantheon, nomi e
volti consumati dalle decine di secoli trascorsi da quando quella radura a-
veva visto per l'ultima volta dei fedeli.
I Letherii avevano quasi cancellato i Tarthenal. Un genocidio peggiore
dei molti ai quali erano avvezzi nelle loro conquiste. Ricord le parole di
un'antica storia scritta da un testimone di quella guerra. Combatterono in
difesa dei loro luoghi sacri con espressioni di terrore, come se, fallendo,
qualcosa di grande e terribile sarebbe stato scatenato... Seren si guard
intorno. L'unica cosa grande e terribile di quel luogo era il pathos del suo abbandono.
Seren sapeva che simili momenti oscuri nella storia Letherii venivano si-
stematicamente ignorati e non rivestivano alcun ruolo nella visione che il
suo popolo aveva di se stesso come latore di progresso e di libert dalle
pastoie dei modi di vita primitivi, delle tradizioni crudeli e dei rituali vio-
lenti. Liberatore, quindi, destinato a strappare a selvaggi tiranni le loro vit-
time represse, in nome della civilt. Il fatto che poi i Letherii imponessero
i loro sistemi repressivi non veniva mai ricordato. Dopo tutto, esisteva una
sola via per il successo e solo gli individui liberi potevano percorrerla.
Liberi di trarre profitto dallo stesso gioco. Liberi di scoprire i loro in-
trinseci svantaggi. Liberi di essere abusati. Liberi di essere sfruttati. Libe-
ri di essere posseduti al posto di un debito. Liberi di essere violentati.
E di conoscere miseria e afflizione. Era una realt naturale il fatto che
alcuni percorressero quel cammino pi in fretta di altri. Ci sarebbero sem-
pre stati individui che sapevano solo strisciare. O cadere sul ciglio della
strada. Le leggi basilari dell'esistenza erano, dopo tutto, sempre molto dure.
Le statue davanti a lei erano indifferenti a tutto ci. I loro devoti erano
morti combattendo per difenderle, e tutto per niente. La memoria non era
leale nei confronti del passato, ma lo era solo nei confronti delle esigenze
del presente. Chiss se i Tiste Edur vedevano il mondo nello stesso modo.
Quanto del loro passato avevano scelto di dimenticare, quante spiacevoli
verit avevano trasformato in menzogne per rabbonire la storia? Soffrivano
della stessa debolezza, di quel bisogno di rivedere la storia per rispondere a
una qualche profonda diffidenza, a un vuoto che echeggiava di incertezza?
Quella pulsione verso il progresso non era niente pi che una ricerca dispe-
rata di una qualche sorta di appagamento, come se a un qualche livello i-
stintivo esistesse un'ambigua comprensione, che spingeva a capire che il
gioco era privo di valore e che quindi la vittoria era insignificante?
Una simile comprensione doveva essere ambigua, poich la chiarezza
era dura, e i Letherii disprezzavano tutto ci che era duro e per questo sce-
glievano raramente di pensare in quella direzione. Le emozioni pi ele-
mentari erano la risposta preferita e le discussioni complesse erano guarda-
te con rabbia e sospetto.
Seren pos una mano sulla spalla della statua pi vicina e rest sorpresa
nello scoprire che la pietra era calda al tatto. Forse aveva trattenuto il calo-
re del sole. Ma no, era troppo calda. Ritrasse la mano; ancora pochi istanti
e si sarebbe bruciata la pelle.
Venne pervasa da un'improvvisa inquietudine. A un tratto agghiacciata,
indietreggi. E fu allora che vide l'erba morta che circondava le statue,
seccata dall'insopportabile calore.
Forse, gli dei Tarthenal non erano affatto morti.
A volte il passato torna per svelare le menzogne. Menzogne che soprav-
vivono solo grazie alla forza di volont e all'opinione collettiva. A volte
quella rivelazione giunge intrisa di sangue. Le illusioni invitavano la loro
stessa distruzione. La supremazia Letherii. L'arroganza Tiste Edur. L'invio-
labilit della mia stessa carne.
Un rumore dietro di lei. Si gir.
Iron Bars si trovava al limitare della radura. Corlo ha detto che c'era
qualcosa di... inquietante in questo bosco.
Seren sospir.
L'uomo inclin la testa, un sorriso sardonico gli illumin il viso.
Lei si avvicin. Tarthenal. Pensavo di conoscere questa terra. Ogni sen-
tiero, ogni tumulo e ogni luogo sacro. Dopo tutto, rientra nelle responsabi-
lit di un Acquitor.
Speriamo di poter sfruttare quelle conoscenze, afferm il Dichiarato.
Non voglio squilli di trombe quando entreremo a Letheras.
Sono d'accordo. Noi risalteremmo anche in mezzo a una folla di rifu-
giati. Forse dovreste prendere in considerazione l'eventualit di indossare
qualcosa di meno vistoso di quelle uniformi.
Dubito che avrebbe importanza. In qualsiasi modo verremmo additati
come disertori e sbattuti tra le file dei traditori. Questa non  la nostra
guerra e vorremmo non averci niente a che fare. La domanda : puoi farci
entrare a Letheras non visti?
S.
Bene. I ragazzi hanno quasi finito con le nuove staffe.
Seren torn a girarsi verso le statue.
Ti fanno pensare, vero, ragazza?
A che cosa?
Al modo in cui l'antica rabbia non si dissolve mai.
Seren riport lo sguardo su di lui. Rabbia. Qualcosa che probabilmente
tu conosci bene.
Un cipiglio. Corlo parla troppo.
Se volevate riprendervi le terre del vostro principe, che cosa ci fate qui?
Non ho mai sentito parlare di questo Imperatore Kellanved, perci il suo
impero deve essere lontano.
Oh, s,  cos. Forza,  ora di andare.
Scusa, mormor Seren mentre lo seguiva nella foresta. Stavo impic-
ciandomi in ci che non mi riguarda.
Gi.
Bene, in cambio puoi chiedermi quello che vuoi.
E risponderai?
Forse.
Non sembri il tipo che fa la fine che hai fatto a Trate. Il mercante per il
quale lavoravi si  ammazzato. Era il tuo amante o che cosa?
No, e hai ragione, non sono il tipo. Non  stato solo per Buruk il Palli-
do, anche se avrei dovuto accorgermene: me lo avr ripetuto una decina di
volte sulla strada del ritorno. Immagino che non volessi sentire. L'Impera-
tore Tiste Edur ha un consigliere Letherii...
Hull Beddict.
S.
Lo conoscevi?
Seren annu.
E adesso ti senti tradita? Non solo come Letherii ma anche come don-
na, a livello personale. S,  dura, certo...
Ma qui ti sbagli, Iron Bars. Non mi sento tradita ed  questo il proble-
ma. Lo capisco fin troppo bene, la sua decisione... io la capisco.
Vorresti essere con lui?
No. Ho visto Rhulad Sengar, l'imperatore: l'ho visto tornare in vita.
Fosse stato Hannan Mosag, il Re Stregone... be', avrei potuto unire la mia
sorte alla loro. Ma non l'imperatore...
 tornato in vita? Che cosa vuoi dire?
Era morto. Ucciso mentre recuperava una spada per Hannan Mosag:
una spada maledetta. Nessuno  riuscito a togliergliela di mano.
Perch non gli hanno semplicemente tagliato le dita?
Penso stessero per farlo ma lui  tornato in vita.
Un bello scherzo. Chiss se la prossima volta sar cos fortunato.
Raggiunsero il limitare della foresta e videro gli altri in sella ai cavalli,
in attesa. Alle parole del Dichiarato, Seren sorrise. Da quello che si dice
pare di s:  stato di nuovo fortunato.
 stato ucciso di nuovo?
S, Iron Bars. A Trate. Da un soldato che non era nemmeno di Lether.
Si  avvicinato a lui e gli ha spezzato il collo. Non si  nemmeno fermato
per impossessarsi delle monete d'oro che gli ricoprono il corpo...
Per il respiro di Hood, mormor l'uomo mentre si dirigevano verso gli
altri. Non dire niente a loro.
Perch?
Perch ho la reputazione di uno che si fa nemici pericolosi, ecco per-
ch.
Undici Tarthenal vivevano a una giornata di cammino dalla radura e le
sue statue. Il vecchio Hunch Arbat era stato scelto tempo prima per assol-
vere il compito che lui pigramente svolgeva ogni mese facendo il giro con
il suo carretto a due ruote da una famiglia all'altra. Non una delle fattorie
dove vivevano i Tarthenal in condizioni di Indebitati, e perci di servi di
un proprietario terriero di Dresh, era occupata da individui di sangue puro.
Bambini di sangue misto sgambettavano fuori a salutare il vecchio Hunch
Arbat, gettandogli frutta marcia sulla schiena e ridendo e canzonandolo
mentre si dirigeva verso la fossa degli escrementi e con la sua pala gettava
zolle di concime sul carretto.
Tra i Tarthenal, tutto ci che esisteva nel mondo fisico aveva un signifi-
cato simbolico, e tali significati erano reciprocamente connessi, legati in
corrispondenze che erano loro stesse parte di un linguaggio segreto.
Le feci erano oro. L'urina era birra. Le razze miste avevano dimenticato
gran parte dell'antica conoscenza, eppure la tradizione che guidava il giro
del vecchio Hunch Arbat persisteva, sebbene buona parte del suo significa-
to fosse perduto.
Una volta completato il suo compito, un ultimo viaggio lo attendeva: ti-
rare il carretto sudicio carico di mucchi di rifiuti invasi da mosche fino a
un sentiero poco utilizzato nel Bosco dell'Allevatore e infine nella radura
dove si trovavano le statue semisepolte.
Quel giorno, quando arriv poco dopo il tramonto, cap che qualcosa era
cambiato. In un luogo che non era mai cambiato, non una volta in vita sua.
C'erano stati visitatori, forse all'inizio della giornata, ma non era quello a
preoccuparlo. Il vecchio Hunch Arbat fiss le statue, vide l'erba bruciata, il
leggero bagliore del calore proveniente dal granito. Contorse il viso in una
smorfia, rivelando denti spezzati e anneriti - ci che restava dopo decenni
di torte Letherii - e quando fece per prendere la pala si accorse che le mani
gli tremavano.
Affond la pala e port il primo carico fino alla statua pi vicina. Poi
gett le feci contro la pietra consunta.
Splash, disse annuendo.
Un fumo nero, un fischio, poi il sibilo della cenere.
Oh. Potrebbe essere peggio? Chieditelo, vecchio Hunch Arbat. Potreb-
be andare peggio? No, dice il vecchio Hunch Arbat, non penso. Tu non la
pensi cos? Non ne sei sicuro, vecchio Hunch Arbat? Il vecchio Hunch Ar-
bat riflette, ma non a lungo. Hai ragione, io dico, non potrebbe andare
peggio.
Oro. Oro e birra. Dannato oro, dannata birra, dannato niente, dannato
tutto. Imprecare lo fece sentire un po' meglio. Bene. Torn al carretto.
Vediamo se un intero carico servir a placare. E, vecchio Hunch Arbat,
anche la tua vescica  piena. Un tempismo perfetto, come sempre. Liba-
gioni. I lavori, vecchio Hunch Arbat, i lavori.
E se quelli non aiutano, allora che cosa, vecchio Hunch Arbat? Allora
che cosa?
Allora, rispondo, passer parola, se ascolteranno. E se lo faranno? Be',
dico, allora corriamo via.
E se non ascolteranno?
Be', rispondo, allora scappo via.
Fece un altro carico con la pala di legno. Oro. Oro e birra...
Sandalath Drukorlat.  il mio nome. Non sono uno spettro. Non pi. Il
minimo che tu possa fare  riconoscere la mia esistenza. Persino i Nacht
hanno modi migliori dei tuoi. Se continui a startene l seduto a pregare, ti
prendo a botte.
Ci stava provando da quella mattina. Con periodiche interruzioni. Lui la
voleva mandare via, ma lei non ne voleva sapere. Aveva dimenticato quan-
to la compagnia fosse irritante. Indesiderata, imbarazzante e sgradita, non
faceva che ricordargli la propria debolezza. E adesso lei stava per colpirlo.
Withal sospir e finalmente apr gli occhi. Per la prima volta quel gior-
no. Anche nella penombra del suo rifugio, la luce era fastidiosa, lo obbli-
gava a tenere gli occhi socchiusi. Lei era davanti a lui, una sagoma, indi-
scutibilmente femminile. Per un dio avvolto in coperte, lo Storpio sembra-
va incurante delle nudit fra i suoi adepti.
Adepti. In nome di Hood, dove avr trovato questa qui? Ha detto che
non  uno spettro. Non pi. Lo ha appena detto. Allora lo era un tempo.
Tipico. Lui non  riuscito a trovare nessuno vivo. Non per una missione
pietosa. Chi meglio di qualcuno morto da chiss quanto tempo per un po-
veraccio affamato di compagnia? Ascoltami. Sto impazzendo.
Lei alz una mano per colpirlo.
Withal balz indietro. Va bene, d'accordo! Sandalath qualcosa. Piacere
di conoscerti...
Sandalath Drukorlat. Sono Tiste Andii.
Bene. Ma se non te ne fossi accorta, io ero immerso in preghiera.
Sei sempre immerso in preghiera, sono gi due giorni. Per lo meno,
penso siano due giorni. Comunque, i Nacht dormivano.
Davvero? Che strano.
E tu chi sei?
Io? Sono un fabbro. Meckros. Unico sopravvissuto alla distruzione del-
la mia citt e...
Il tuo nome!
Withal. Non c' bisogno di urlare. Qui non urla nessuno. Be', qualche
volta, ma non a me. Non ancora e...
Basta. Ho domande a cui dovrai rispondere.
Guardandola meglio, Withal not che non era particolarmente giovane.
E non era un bene. I giovani facevano amicizia prima. I giovani non ave-
vano niente da perdere. Sei piuttosto autoritaria, Sandalath.
Oh, ho forse ferito i tuoi sentimenti? Sono terribilmente spiacente. Do-
ve hai preso quei vestiti?
Dal dio, da chi altri se no?
Quale dio?
Quello nella tenda. All'interno. Non puoi sbagliarti. Non vedo come...
due giorni? E che cosa hai fatto? Basta salire dalla spiaggia...
Taci. Lei si pass una mano fra i capelli.
Withal avrebbe preferito che fosse rimasta una sagoma. Distolse lo
sguardo. Pensavo volessi delle risposte. Vai da lui e chiedi.
Non sapevo che fosse un dio. Tu sembravi una compagnia migliore, vi-
sto che da lui ho ottenuto solo tosse e risate: per lo meno penso fossero ri-
sate...
Lo erano, tranquilla.  malato.
Malato?
Pazzo.
Riassumendo, un dio pazzo e in preda alla tosse e un aspirante pelato e
muscoloso. E tre Nacht.  tutto? Non c' nessun altro su quest'isola?
Alcune lucertole gabbiano e lucertole di terra, e lucertole di roccia e lu-
certole-ratto nella fucina...
E allora dove hai preso quel cibo?
Withal lanci un'occhiata al tavolino. Ci pensa il dio.
Davvero? E che altro fornisce questo dio?
Be', per esempio, te. Qualunque cosa soddisfi i suoi capricci, immagi-
no.
I tuoi vestiti.
S.
Voglio dei vestiti.
S.
Che cosa vuol dire s? Procurami dei vestiti.
Li chieder.
Pensi mi piaccia starmene qui nuda, davanti a uno sconosciuto? Anche
i Nacht mi guardano con atteggiamento lascivo.
Io non ti sto guardando in quel modo.
Ah, davvero?
Non intenzionalmente. Ho notato che parli la lingua mercantile Lethe-
rii. Anch'io.
Sei uno furbo, vero?
Immagino di avere fatto molta pratica. Si alz. Mi sembra di capire
che non mi lascerai riprendere a pregare. Per lo meno fino a quando non
avrai ottenuto dei vestiti. E allora, andiamo a parlare al dio.
Vacci tu. Io resto qui. Ma portami dei vestiti, Withal.
Lui la guard. Cos finalmente ti... rilasserai?
Fu allora che lei lo colp, un pugno ben assestato alla testa. Lo aveva
colto di sorpresa, decise Withal un attimo dopo, quando si liber dei pezzi
di muro contro il quale era andato a finire, abbattendolo. E si alz; intorno
a lui tutto girava. La donna che lo aveva raggiunto fuori, e che sembrava
pronta a colpirlo di nuovo, e i tre Nacht su un prato vicino che sembravano
sbellicarsi dalle risa.
Si diresse verso il mare.
Dietro di lui: Dove stai andando?.
Dal dio.
 dall'altra parte.
Withal invert la direzione. Mi parla come se non conoscessi quest'iso-
la. Vuole dei vestiti. Tieni, prendi i miei. Si sfil la camicia.
E si ritrov a terra sulla schiena, a guardare attraverso il tessuto sbiadito
della camicia, il sole luminoso e accecante...
... si oscur di colpo. Lei stava parlando: ... restatene l ancora un po',
Withal. Non volevo colpirti cos forte. Ho paura di averti rotto la testa.
No, no,  dura come un'incudine. Sto bene. Vedi, mi sto alzando... oh,
perch preoccuparsene.  bello starsene qui al sole. Questa camicia puz-
za. Come il mare. Come una spiaggia con la bassa marea e tutte le creatu-
re senza vita che marciscono nell'acqua fetida. Come il Porto Interno. Do-
vevo impedire ai ragazzi di nuotare l. Continuo a ripeterglielo... oh, sono
morti. Sono tutti morti adesso, i miei ragazzi, i miei apprendisti.
Farai meglio a rispondermi in fretta, Mael.
Withal?
 la tenda.  quello che i Nacht stanno cercando di dirmi. Qualcosa
sulla tenda...
Withal?
Penso che mi far un pisolino adesso.
La pista correva verso est, quasi parallela alla Strada Brous, per poi gira-
re verso sud, dove la foresta, sulla sinistra, diradava. I disertori avevano
messo a ferro e fuoco un'altra fattoria, ma l non avevano trovato nessuno.
Avevano razziato e depredato e sembrava si fossero impossessati di un car-
ro. Secondo Halfpeck, i predatori non erano molto lontani ed era convinto
che li avrebbero raggiunti entro l'alba.
Seren Pedac cavalcava accanto a Iron Bars. Le nuove staffe le tenevano i
piedi ben saldi in posizione; non si era mai sentita cos sicura in sella a un
cavallo. Era chiaro che i soldati della Rosa Blu avevano ingannato a lungo
i Letherii e lei si chiese se ci rivelasse una qualche debolezza fra la sua
gente, essenziale e fino ad allora ignorata. Una certa dabbenaggine, ali-
mentata da una sfortunata miscela di ingenuit e arroganza. Se Lether fos-
se sopravvissuto all'invasione Edur e la verit sull'inganno dei Rosa Blu
fosse venuta a galla, lei immaginava che la reazione Letherii sarebbe stata
alquanto infantile, e offesa e risentimento avrebbero aleggiato a lungo. I
Rosa Blu sarebbero stati ripetutamente puniti e nei modi pi svariati.
Nella prima fattoria le due donne soldato del drappello avevano smonta-
to una rastrelliera e avevano utilizzato le aste dell'intelaiatura per creare
una mezza dozzina di rozze lance, lunghe la met di un uomo. Le punte af-
filate e temprate sul fuoco erano state dentellate trasversalmente, gli spessi
barbigli piegati in fuori. Ogni punta era stata imbrattata del sangue dell'al-
levatore e della sua famiglia, per rimarcarne l'intento vendicativo.
Cavalcarono per tutta la notte, fermandosi quattro volte per fare riposare
i cavalli, riuscendo tutti, tranne una, a dormire per un quarto di campana,
una capacit che avevano i soldati e che Seren invidiava molto. Quando il
cielo inizi a schiarirsi a est, svelando la nebbia nella pianura, lei aveva le
palpebre pesanti e si sentiva fiacca. Sulla Strada Brous avevano superato
un campo di rifugiati, dove una donna si era svegliata per raccontare loro
che i predatori li avevano sorpresi poco prima e avevano rubato ci che
possedevano di valore, oltre ad avere rapito due ragazze e la madre.
Duecento passi pi avanti giunsero in vista dei disertori. Il carro era al
centro della strada sopraelevata. Dalle ruote partivano delle catene alle
quali erano agganciate tre figure raggomitolate a terra. I resti di un fuoco
erano visibili subito oltre il carro.
La Guardia Cremisi si ferm a una distanza di sicurezza.
Dormono tutti, osserv una delle donne.
Questi cavalli non sono sufficientemente addestrati per un attacco a
schiera, afferm Iron Bars. Ci disporremo quattrouno-quattro. Tu sarai
l'uno, Acquitor, e dovrai mantenerti subito dietro i quattro di testa.
Seren annu. Non era pronta a sollevare obiezioni. Le avevano dato una
spada di scorta e lei sapeva bene come usarla. Tuttavia, quell'attacco sa-
rebbe stato con le lance.
I soldati agganciarono i cinturini degli elmi e infilarono i guanti, spo-
stando la presa sulle lance a un terzo dell'asta. Seren sguain la spada.
Bene, disse Iron Bars. Corlo, tienili addormentati fino a quando non
saremo a trenta passi di distanza. Poi svegliali, in preda al panico.
S, Dichiarato. Ne  passato di tempo, eh?
Halfpeck domand: Ne volete qualcuno vivo, signore?.
No.
Iron Bars, con Halfpeck alla sinistra e le due donne a destra, form la
prima linea. Part al trotto, poi al piccolo galoppo. Cinquanta passi e tra i
disertori nessuno si muoveva. Seren si gir verso Corlo e lui le sorrise, sol-
levando una mano e agitando le dita guantate.
Lei vide le tre prigioniere mettersi a sedere e poi strisciare rapidamente
sotto il carro.
Le lance vennero sollevate, i cavalli lanciati al galoppo.
Un'agitazione improvvisa tra i disertori assonnati. Gli uomini balzarono in piedi gridando.
La prima linea si separ per circondare il carro e Seren, dopo un istante di indecisione, si diresse a sinistra; occhi spalancati la fissavano da sotto il carro. Si ritrov accanto alle alte ruote.
Pi avanti, quattro lance colpirono i bersagli, tre di esse affondarono nella schiena degli uomini mentre cercavano di fuggire.
Un disertore arranc fino a Seren; lei abbass la spada e lo colp alla spalla, provocando schizzi di sangue ovunque. Imprecando per il colpo maldestro, si spinse in avanti sulla sella e si alz sulle staffe, preparando la spada per un altro affondo.
Le quattro Guardie Cremisi al comando avevano rallentato l'andatura e stavano sguainando le spade. La seconda linea, nella scia di Seren, si era aperta per rincorrere le vittime sparpagliate nei fossati a lato della strada. Le uccisero con fredda determinazione.
Con la coda dell'occhio, Seren vide una lancia sfrecciare verso di lei; la evit ma oscill quando il cavallo balz in avanti. La spada vibr nel pugno quando and a scontrarsi con un elmo. Il bordo si incastr e lei tir con tutte le sue forze, trascinando Pelmo dalla testa dell'uomo. Lo strapp via e l'elmo vol in aria per poi andare a rimbalzare sulla strada, schizzato
di rosso e bucato su un lato.
Seren si ferm un istante per guardare Iron Bars a una decina di passi pi avanti. Il Dichiarato uccideva con affascinante facilit, una mano che stringeva le redini e guidava il cavallo, e l'altra che brandiva la spada, disegnando intorno a lui una danza mortale.
Qualcuno si lanci sul braccio di Seren, lussandole la spalla con il suo peso. La donna lanci un grido di dolore, si sent trascinare gi dalla sella.
Il volto dell'uomo, coperto da una folta barba, sembr sollevarsi verso di lei come in cerca di un bacio. Poi, il ghigno del predatore scomparve di colpo, il sangue gli invase gli occhi. Le vene sulle tempie s aprirono in macchie blu che si allargavano sotto la pelle. Altro sangue, dalle narici. La stretta sul braccio di Seren allent e l'uomo cadde in avanti. Un lungo coltello in mano, Corlo si avvicin a lei. Tirati su, ragazza! Appoggiati alla mia spalla.
Una mano chiusa intorno all'impugnatura della spada, Seren obbed e si drizz. Grazie, Corlo.
Tira le redini, ragazza, qui abbiamo finito.
Seren si guard intorno. Tre Guardie Cremisi erano smontate da cavallo, come anche Iron Bars, e avanzavano tra i feriti e i moribondi, le spade che affondavano nei corpi. Distolse lo sguardo. Quell'uomo... che cosa gli  successo?
Gli ho bollito il cervello, Acquitor. Certo non  bello, ma il Dichiarato aveva detto di proteggerti.
Lei lo fiss. Che tipo di magia pu fare una cosa simile?
Forse un giorno te lo dir. Niente male il tuo colpo alla testa. Quel bastardo ti ha sfiorato con la spada.
S. Seren inizi a tremare, di colpo.  questa la tua professione, Corlo? ... disgustosa.
Gi, Acquitor, lo .
Iron Bars si avvicin. Tutto bene?
Stiamo bene, signore. Tutti morti?
Ventuno.
Allora ci sono tutti, conferm il mago annuendo.
Meno di una mezza dozzina  riuscita a estrarre le armi. Li hai giocati per bene, Corlo. Ben fatto.
 cos che voi soldati vincete le vostre battaglie? domand Seren.
Non eravamo qui per muovere battaglia, Acquitor, replic Iron Bars.
La nostra era un'esecuzione. Nessun mago nel gruppo, Corlo?
Un adepto minore. L'ho eliminato subito.
Esecuzione. S. Meglio vederla in quel modo. Non un massacro. Dopo tutto erano ladri e assassini. Non me ne hai lasciato nemmeno uno vivo, Dichiarato?
Lui la guard, gli occhi socchiusi. No, nessuno.
Non vuoi che... faccia quello che voglio, vero?
 vero, ragazza. Non voglio.
Perch?
Perch potresti provarci gusto.
E a te che cosa importa, Iron Bars?
Non va bene, tutto qua. Le gir le spalle. Corlo, occupati delle prigioniere sotto il carro. Guariscile se ne hanno bisogno.
Ha ragione. Il bastardo ha ragione. Avrei potuto provarci gusto. Torturare un uomo inerme. E non sarebbe stato bello, perch avrei potuto desiderare di farlo ancora. Seren ripens alla sensazione provata quando la lama della spada si era incastrata nell'elmo del disertore. Disgusto, piacere, disgusto e piacere insieme.
Soffro. Ma posso fare soffrire gli altri. Cos che reagiscano l'uno contro
l'altro e a me resti... serenit.  questo quello che ? Serenit. O una qual-
che sorta di indurimento, di incapacit di avvertire sensazioni e sentimenti.
Va bene, Iron Bars, disse. Fai come vuoi, ma non serve.
Non ancora, forse.
Mai. So che sei convinto che il tempo guarir ogni cosa. Ma vedi, Dichiarato,  qualcosa che io continuo a rivivere. Ogni istante. Non  accaduto giorni fa.  nel mio ultimo respiro, in ogni mio respiro.
Seren vide la piet negli occhi dell'uomo e, per qualche inspiegabile motivo, lo odi per quello. Dammi il tempo di riflettere sulle tue parole, ragazza.
A che pro?
Non lo so ancora.
Seren abbass lo sguardo sulla spada che stringeva in mano, al sangue e ai capelli sulla lama nel punto in cui aveva colpito la testa dell'uomo. Disgustoso. Ma si aspettano che la lama venga pulita. Per rendere il ferro di nuovo lucido e splendente, come se non fosse niente pi che un pezzo di metallo. Slegato dalle sue gesta, dalla sua storia, da ogni suo obiettivo.
Non voleva che quel disastro venisse lavato via. Le piaceva guardarlo. Lasciarono i corpi dove erano caduti. Lasciarono le lance conficcate nella carne. Lasciarono il carro, tranne il cibo che potevano trasportare: i rifugiati che fossero sopraggiunti avrebbero potuto prendersi il resto. Tra i morti c'erano cinque giovani, non pi vecchi di quindici anni. Il loro cammino era stato breve ma, come aveva osservato Halfpeck, avevano scelto il cammino sbagliato e quella era la punizione.
Seren non prov piet per nessuno di loro.
...
.
...

LIBRO QUARTO.
...
.
...
MAREE DI MEZZANOTTE.
...
.
...
I fratelli piangono la mia morte, tutto l'amore  polvere
La fossa  scavata nelle pietre ammonticchiate di lato
Lastre vengono sistemate sulle sponde, il muro grigio cresce
I beni posseduti disposti accanto al luogo del mio riposo
Tutti sono attirati dal villaggio, si picchiano il petto
Levano un lamento funebre con fili di cenere
Si graffiano le guance, ferite sulla loro carne
Il ricordo della mia vita  abbandonato
In ventagli di terra gettati da pale di legno
E se fossi qui pallido e trasparente come un fantasma
Al limitare della vita
Testimone di fratelli e sorelle svelati dalla perdita
Fantasmi di disperazione in questo verde prato
Dove gli antenati sono di guardia, avvolti in pelli
Io potrei restare immobile, gli occhi chiusi alla corsa
dell'oscurit
E abbracciare la spirale dell'indifferenza
Contemplando, finalmente, ci che esiste per essere lieti
Ma la mia carne  calda, il sangue n fermo n freddo nelle
vene,
Il mio respiro si unisce a questo vento
Che trasporta questi finti lamenti, sono esiliato
Solo in mezzo alla folla e a un tratto invisibile
Le manifestazioni della mia vita alle quali volgono le spalle
I sussulti della loro volont, e tutto l'amore  cenere
Dove io ora cammino, per il piacere di nessuno
La fossa  scavata, le pietre ammonticchiate, il muro grigio
sale.
Esiliato.
.
Kellun Adara.
.
CAPITOLO VENTI.
.
Durante la guerra con i Sar Trell sembrava che la notte non do-
vesse mai finire. Prima dell'apparizione del Nostro Grande Impe-
ratore, Dessimbelackis, le nostre legioni vennero buttate e ributta-
te sul campo di battaglia. I nostri figli e le nostre figlie piansero
sangue sulla nuda terra e i tamburi dei nemici tuonarono ovunque.
Ma nessuna macchia poteva resistere alla nostra fede, che splen-
deva spietata e ribelle. Aumentammo le nostre file, pulimmo e lu-
cidammo i nostri scudi fino a farli scintillare come il sole, e colui
che fra noi era pi necessario, colui che era destinato a stringere
l'impugnatura della spada del Primo Impero, diede la sua voce e la
sua forza per guidarci in risposta al rauco brontolio delle grida di
guerra dei Sar Trell. La vittoria era nel nostro destino, negli occhi
di Colui che era delle Sette Citt Sante, e in quel giorno, il Di-
ciannovesimo nel Mese di Leth-ara nell'Anno di Arenbal, l'eserci-
to dei Sar Trell venne annientato nella pianura a sud di Yath-
Gathan e con le loro ossa vennero gettate le fondamenta, e con i
loro teschi i ciottoli della strada dell'impero...
Il Dessilan
Vilara
Poco pi avanti, il colonnato reale dell'Eterno Domicilio. Ad arco, il sof-
fitto emisferico ornato di una ragnatela d'oro su uno sfondo blu come la
notte, diamanti che scintillavano come gocce di rugiada tra i fili fluenti. Le
colonne poste lungo i lati della navata che conduceva alla sala del trono e-
rano scolpite a spirale e dipinte in tonalit verde mare, venti per ogni lato a
tre passi di distanza l'una dall'altra. Lo spazio fra di esse e le pareti era suf-
ficientemente largo da permettere a una guardia armata di palazzo di cam-
minare senza timore di sfregare la spada. Il passaggio che invece conduce-
va al centro della navata era largo quanto dieci uomini. A un'estremit si
trovava una grande stanza adibita a sala di accoglienza. Murali del Primo
Impero, copiati con tale frequenza da essere stilizzati al punto da aver per-
so ogni significato, erano stati dipinti sulle pareti. Tradizionali portatorce
reggevano cristalli permeati di magia che gettavano una lieve luce azzur-
rognola. All'altra estremit si trovavano due porte massicce che conduce-
vano in uno stretto e basso passaggio, che dopo una quindicina di passi si
apriva nella vera e propria sala del trono.
L'aria sapeva di polvere di marmo e pittura. Alla cerimonia di investitura
mancavano tre giorni, quando il Re Ezgara Diskanar, in vesti cerimoniali,
avrebbe percorso il Colonnato Reale per entrare nella sala del trono, la re-
gina un passo dietro di lui sulla sinistra, il principe due passi indietro e su-
bito dopo il padre. O meglio, quello era lo schema originale.
Un numero imprecisato di servi e guardie aveva condotto l Brys, se-
guendo le peregrinazioni apparentemente senza meta del Ceda Kuru Qan.
Lo strano silenzio dell'Eterno Domicilio innervos il Finadd, il rumore dei
suoi passi che echeggiava sulle spoglie lastre di pietra mentre raggiungeva
la sala di accoglienza.
E si ritrov davanti il Ceda, in ginocchio carponi.
Kuru Qan borbottava fra s e s, seguendo con il dito dei disegni imma-
ginari sul pavimento. Accanto a lui era sistemato un vecchio cesto, sporco
di pittura e pieno di punte a tracciare, spazzole e barattoli chiusi di pig-
menti.
Ceda?
L'anziano sollev lo sguardo, stringendo gli occhi al di sopra delle lenti,
essendo queste ultime scivolate sulla punta del naso. Brys Beddict? Mi
chiedevo dove fossi.
Nella sala del trono. Nella vecchia sala del trono, dove si trova ancora
il nostro re. I battaglioni e le brigate sopravvissute stanno convergendo in
difesa di Letheras. La situazione  piuttosto... frenetica.
Non c' dubbio. Importante? Assolutamente s. Adesso conta le lastre
di pietra di questa stanza. Prima in larghezza, poi in lunghezza, per favo-
re.
Che cosa? Ceda, il re chiede di vedervi.
Ma Kuru Qan aveva smesso di ascoltare. Aveva iniziato a strisciare in
giro, borbottando, spazzando via la ghiaia lasciata dai muratori.
Brys rest un istante immobile, a riflettere, poi inizi a contare le lastre
di pietra.
Terminato il compito, raggiunse il Ceda. Kuru Qan adesso era seduto,
totalmente assorto nella pulizia delle lenti. Senza sollevare lo sguardo, ini-
zi a parlare: Battaglioni e brigate. S, certamente. E si radunano sulle
colline intorno alla Roccaforte Brans. Utile? L'ultimo dei miei maghi. In-
dicami la lastra centrale, Brys. Il Battaglione dei Mercanti rester in citt?
Non credo. Verr mandato su quelle colline. Quella centrale, Brys Bed-
dict?.
Quella davanti a te, Ceda.
Ah, s. Bene. Molto bene. E quali armate vengono lasciate a noi? Dove
sono le flotte? Oh, i mari sono ostili, non  vero? Meglio tenersi lontani.
Forse il Mare di Dracons, anche se i protettorati alzano la voce. Korshenn,
Pilott, Descent pensano sia giunta la loro occasione.
Brys si schiar la gola. Il Battaglione Artigiani ha lasciato il Manse e si
dirige verso Cinque Punte. La Brigata Riven si  ritirata dall'Antica Katter
registrando perdite minime. Il Battaglione Cinturadiserpente ha lasciato
Awl e la Brigata Rampante Cremisi ha lasciato Tulamesh; le citt della co-
sta settentrionale si sono arrese. Dresh  stata presa la scorsa notte, la
guarnigione massacrata. Il Battaglione Scopritori, in ritirata da Primo
Braccio, si sta lasciando il vuoto dietro di s e dovrebbe arrivare presto alla
Roccaforte Brans. Il Preda Unnutal Hebaz condurr in tre giorni il Batta-
glione dei Mercanti dalla citt. Mi  stato detto, Ceda, che voi l'accompa-
gnerete.
Accompagnarla? Sciocchezze, sono troppo impegnato. Troppo impe-
gnato. Ci sono ancora cos tante cose da fare. Lei potr avere i miei maghi.
S, i miei maghi.
Ne restano solo quattordici, Ceda.
Quattordici? Importante? Bisogna che ci rifletta.
Brys osserv Kuru Qan, il suo vecchio amico, e si sent travolgere da
ondate di piet. Per quanto tempo pensate di restare qui sul pavimento,
Ceda?
Non  una cosa facile, Finadd, assolutamente no. Temo di avere aspet-
tato troppo a lungo. Ma vedremo.
Quando il re pu aspettarsi di vedervi?
Ahim, non sappiamo che cosa aspettarci, giusto? A parte poche salien-
ti verit che cos dolorosamente risaltano nel caos. La Settima Chiusura,
ah, non c' niente di buono in questa svolta degli eventi. Ora devi andare.
Prenditi cura di tuo fratello, Brys. Prenditi cura di lui.
Di quale?
Kuru Qan aveva ripreso a pulire le lenti e non rispose.
Brys si gir e si diresse verso l'uscita.
Il Ceda parl dietro di lui. Finadd. Qualunque cosa tu faccia, non ucci-
derlo.
L'altro si blocc e si volt. Chi?
Non ucciderlo. Non devi ucciderlo. Adesso vai. Vai, Finadd.
Quanti vicoli a Letheras non vedevano mai la luce del giorno. Stretti,
con balconi, cornici e sporgenze a formare tetti di fortuna, i passaggi sotto-
stanti contorti e intasati da rifiuti, un regno di ratti, scarafaggi e ragni. E
l'occasionale non-morto.
Shurq Elalle se ne stava nell'oscurit, com'era stata per buona parte della
notte precedente. La strada al di l del vicolo si era risvegliata al sorgere
del sole, sebbene i passanti fossero molto pi furtivi e tesi del solito. Due
notti prima era scoppiata una sommossa nei pressi della Porta Occidentale,
brutalmente soffocata dai soldati del Battaglione dei Mercanti. Era stato
applicato il coprifuoco e le milizie cittadine si erano infine accorte che le
caste inferiori sembravano svanite nel nulla, scoperta che aveva provocato
confusione e un vago senso di disagio.
Quasi sul lato opposto di fronte a lei si apriva una porta secondaria che
conduceva nella propriet di Gerun Eberict. Per il suo ritorno, il Finadd
non voleva alcun tipo di cerimonia. Non certo per una questione di umilt.
Ciononostante, c'era un certo trambusto in attesa della comparsa di Ge-
run. Un continuo andirivieni di guardie del corpo lasciava supporre il suo
imminente arrivo. Shurq si ritrasse nell'oscurit mentre i soldati scrutavano
la zona. Presa posizione accanto all'ingresso secondario, si misero in atte-
sa. Poco dopo giunse il loro ufficiale, che, superati i subalterni, and ad
aprire la porta, rivelando uno stretto passaggio che si allargava nel cortile
inondato di sole. A un tratto, i passanti scomparvero e nel campo visivo di
Shurq non restarono che le guardie del corpo.
Non farmi ridere, mormor tra i denti.
Infine, ecco apparire Gerun Eberict, una mano sul pomo della spada por-
tata sul fianco sinistro. L'uomo non si ferm, ma continu fino a infilarsi
nel passaggio. Le guardie sciamarono dietro di lui, seguite dall'ufficiale
che sbatt la porta dietro di s.
Shurq avanz nel vicolo fino a raggiungere una scala arrugginita pi o
meno fissata al muro dell'edificio alla sua destra. Si arrampic, ignorando
le proteste di giunture e metallo, fino a raggiungere il tetto. Sal la penden-
za, avanzando con cautela su ogni lastra di ardesia grigia, fino alla sommi-
t. Da l procedette a sghembo fino a raggiungere il punto in cui poteva
vedere l'ingresso anteriore della casa di Gerun e parte del cortile. Si abbas-
s pi che pot sul lato opposto, fino a quando furono visibili solo le sue
dita, gli occhi e la sommit della testa.
Gerun Eberict era davanti all'ingresso e ascoltava il capitano della guar-
dia della propriet che parlava concitatamente, accompagnando di tanto in
tanto le parole con gesti di sconcerto.
Il resoconto si interruppe quando la mano destra di Gerun scatt in alto
per andarsi a chiudere sul collo dell'uomo.
Anche da lontano, Shurq vide il viso del capitano assumere una curiosa
tonalit blu.
Naturalmente, nessun essere umano dotato di un po' di coraggio avrebbe
sopportato tutto ci, cos non rest sorpresa quando il capitano estrasse un
coltello dalla cintura.
Gerun non aspettava altro, e gi stringeva in mano il suo pugnale, che
conficc nel torace del capitano.
Quest'ultimo si pieg su se stesso. Il Finadd lasci la presa sul collo del-
l'uomo e lo guard crollare a terra.
Sono solo monete, Gerun, disse Shurq in tono pacato. E un fratello
che hai ucciso molto tempo addietro. La tua mancanza di controllo  scon-
certante... per i tuoi sottoposti. Per me, be', niente pi che un'ulteriore con-
ferma dei miei sospetti.
Ci sarebbe stato un bagno di sangue, se non quella notte, quella succes-
siva. Le innumerevoli spie della citt e i delatori - quelli che erano rimasti -
sarebbero stati obbligati a un'attivit frenetica, e la grande caccia al ladro
sarebbe iniziata.
Tutto alquanto sgradevole.
La ricchezza di Gerun aveva pagato l'esodo degli indigenti della citt;
ci significava che buona parte delle sue vittime avrebbero dovuto essere
Letherii piuttosto che Nerek, Tarthenal o Faraed. Ma certo, forse avrebbe
avuto difficolt a trovare delle vittime. Inoltre, c'era una guerra, e il Finadd
forse avrebbe dovuto occupare il suo tempo in altro modo. In breve tempo
l'ira dell'uomo avrebbe raggiunto livelli indescrivibili.
Shurq guard Gerun entrare in casa come una furia, le guardie che scivo-
lavano dietro di lui, poi si abbass lungo la pendenza, rotol sulla schiena
e scivol verso l'orlo del tetto.
C'era un balcone proprio sotto...
No, non pi.
Cadde, trascin un filo per stendere i panni che si strapp sotto il suo pe-
so, rimbalz su una sporgenza ricoperta da escrementi di piccione e atterr
a braccia aperte su un mucchio di immondizia. Dove rest alcuni istanti,
immobile.
Quello era il problema delle citt. Niente restava mai uguale. Per sorve-
gliare la propriet, in passato aveva usato quel balcone almeno una mezza
dozzina di volte. Sollev un braccio. Poi l'altro. Pieg le gambe. Sembrava
non ci fosse niente di rotto. E, dopo un attento controllo, niente di danneg-
giato. Fortunatamente, concluse, i morti non avevano problemi di orgoglio
ferito.
Fu allora che si accorse dell'asta di ferro arrugginito che le sporgeva dal-
la testa. Liquidi odorosi colavano fuori, annebbiandole la vista. Tocc
l'oggetto con la punta delle dita. Sembrava avere perforato completamente
l'osso fino ad arrivare alla parte posteriore del cranio, se lo stridio che pro-
dusse la barra quando la mosse era un'indicazione corretta.
Ho fatto un bel pasticcio del mio cervello, si disse. Ma lo usavo?
Probabilmente no. Eppure, prima avevo l'abitudine di parlare tra me e me?
Non penso proprio.
Si alz, immersa fino alle ginocchia nell'immondizia, riflettendo sulla
possibilit di sfilare la sbarra. Ma forse avrebbe complicato ancora di pi
le cose. Dopo tutto, ne sporgeva meno di una mano. Era difficile non no-
tarla, ma era sicuramente meno evidente che se fosse sporta per la lun-
ghezza di un braccio. Una visita a Tehol Beddict sembrava incombente, se
non altro per avere il piacere di rifiutare i continui consigli dell'uomo.
Ahim, avrebbe dovuto aspettare la notte, poich non c'era modo di riu-
scire ad arrivare alla casa di Tehol senza essere vista. C'era stato un tempo
in cui le piaceva attirare l'attenzione. Gli sguardi ammirati e tutto il resto, e
le era sempre piaciuto ostentare le sue doti. Ma una sbarra nella testa sa-
rebbe stata giudicata come un vero eccesso. La gente l'avrebbe notata, ma
non nel modo giusto.
Sconsolata, Shurq Elalle si sedette sull'immondizia. In attesa dell'arrivo
dell'oscurit.
Che cosa ne  stato delle gambe del letto?
Avevamo bisogno di legna, padrone.
S, ma perch solo tre?
Ho conservato l'altra per il futuro. Ho trovato una bustina di qualcosa
che potrebbe essere t.
Be', mi stupisco di essere riuscito a dormire, comment Tehol metten-
dosi a sedere.
Eri molto stanco, padrone.
S. Ed  anche comprensibile, considerati gli impegni che. ho avuto.
Sono stato impegnato, vero?
Non saprei dirlo, essendo stato anch'io troppo impegnato per notarlo.
Ma ho fiducia nelle tue affermazioni, padrone. Hai sicuramente dormito
come un uomo che  stato impegnato.
Direi che  una prova sufficiente. Sono convinto. Bene. E adesso ag-
giornami su ogni cosa.
Molto bene, padrone. Abbiamo pi o meno finito con le ali dell'Eterno
Domicilio. Le fondamenta sono state riparate e la mia squadra sta pulendo.
Ci sono state delle lamentele a causa di alcune correnti fredde nella Quinta
Ala, ma per dirla tutta, quello non  un mio problema.
Perch correnti fredde, Bugg?
Probabilmente sono legate a sistemi di sostegno che ho utilizzato, ma
loro non lo sanno.
E perch i tuoi sistemi di sostegno dovrebbero provocare correnti fred-
de? Bugg, percepisco un certo disagio nella tua condotta.
Disagio, padrone? Certo che no. Sei sicuro di volere i dettagli di questa
faccenda?
Se la metti cos, probabilmente no. Allora,  tutto qua quello che hai
fatto?
Sono anche stato di qua e di l per cercare di capire se le voci che cor-
rono contengono qualche verit. E ho raccolto una lista di fatti.
Una lista. Fantastico. Adoro le liste. Sono cos... ordinate.
Certamente, padrone. Posso cominciare? Allora, la frontiera settentrio-
nale  in mano ai Tiste Edur, come tutte le citt costiere fino a Height e a
Vecchia Gedure. Si ritiene che la flotta Edur sia nel Mare Ouster, di fronte
a Lenth e perci al limitare della Baia di Gedry. Da ci si desume che in-
tendano risalire il Fiume Lether. Probabilmente con l'obiettivo di arrivare
contemporaneamente agli eserciti di terra.  chiaro che i Tiste Edur stanno
marciando su Letheras e progettano di conquistarla e prendere il trono. Se
ci provocher la capitolazione dell'intero regno  ancora da vedere. Per-
sonalmente, credo di s. E non credo che i protettorati si spingeranno molto
al di l di un'agitazione. Comportarsi altrimenti equivarrebbe a un suici-
dio.
Se lo dici tu, Bugg. I Tiste Edur sono davvero cos temibili?
Il servo si pass una mano tra i radi capelli, poi lanci un'occhiata alla
guardia del corpo, in piedi e silenziosa come sempre. Cos dicono le voci,
padrone. Azzarderei le seguenti osservazioni per quanto concerne i Tiste
Edur. Il loro nuovo imperatore possiede un enorme e terribile potere, ma la
magia che gli Edur stanno usando non proviene dalle loro fonti tradiziona-
li. Non si tratta di Kurald Emurlahn, sebbene essa continui a fare parte del
loro arsenale. Nelle battaglie combattute finora hanno fatto un uso sfrenato
di spettri-ombra e demoni Kenyll'rah, entrambi partecipanti riluttanti.
Kurald che cosa? Kenyll chi? Ma chi mette in giro queste voci?
Ah, qui arriviamo al mio terzo gruppo di osservazioni, che hanno a che
fare con i morti.
I morti. Certo. Continua, per favore.
Questo subcontinente - la regione che si estende dalle terre Tiste Edur
fino a nord, Rosa Blu e Awl'd'an a est e Descent e D'aliban a sud -  una
regione molto particolare, padrone, e lo  da sempre, sin dai tempi pi an-
tichi. Non ci sono passaggi. Per i morti, intendo. Per i loro spiriti.
Non ti capisco, Bugg, disse Tehol, alzandosi dal letto traballante e ini-
ziando a camminare avanti e indietro sul tetto. Lo sguardo della guardia
del corpo non lo mollava un istante. I morti sono morti. I fantasmi si trat-
tengono perch non hanno un altro luogo in cui andare e comunque non
amano andare a visitare luoghi nuovi. Ma di che genere di passaggi parli?
Passaggi che conducono in quella che potrebbe essere chiamata la For-
tezza dei Morti.
Non esiste una Fortezza dei Morti.
Cosa che  piuttosto... inusuale. Avrebbe dovuto esistere. Il popolo di
Kolanse, per esempio, include nel suo credo un Signore della Morte. E an-
che nel Regno di Bolkando esiste qualcosa di simile.
Il Regno di Bolkando? Bugg, nessuno sa niente di quel regno. A nessu-
no interessa. L'estensione del tuo sapere comincia a preoccuparmi, caro il
mio servo. A meno che, naturalmente, tu non stia inventando tutto.
Precisamente, padrone. Continuiamo. Non c'era alcuna Fortezza dei
Morti. Un tempo esisteva. Cio, le mattonelle della Fortezza del Primo
Impero ne contenevano una. Oltre a un certo altro numero di Fortezze, che
nel corso del tempo sono state eliminate. Sarebbe sicuramente interessante
se uno studioso si occupasse di questa strana diminuzione. Lo scorrere del
tempo in una cultura invita all'elaborazione, non alla semplificazione, a
meno che un qualche terribile collasso provochi una caduta, ma l'unico
trauma patito da Lether  giunto con la caduta del Primo Impero e il con-
seguente isolamento di queste colonie. Al tempo esisteva una sorta di de-
grado che condusse alla nascita, per un breve periodo, di citt-stato indi-
pendenti. E poi scoppiarono le guerre con le trib a sud ed est di Kryn e
con i Rosa Blu, lontani discendenti degli Andii. Ma nessuna di quelle guer-
re cre disturbo da un punto di vista culturale. Probabilmente perch la
Fortezza dei Morti non poteva manifestarsi qui. Ad ogni modo, la chiusura
dei passaggi per i morti era gi un dato di fatto. Ma la cosa peggiore  che
fu tutto un incidente...
Fermati, Bugg. Adesso avrei qualche domanda pertinente.
Le tue domande sono sempre pertinenti, padrone.
Lo so, ma queste lo sono in modo particolare.
Pi del solito?
Stai insinuando che la mia normale pertinenza  meno che particolare,
Bugg?
Certo che no, padrone. Ma dov'ero? Ah s, all'incidente. Nei testi pi
antichi - quelli giunti con i Letherii dal Primo Impero -si trova l'occasiona-
le citazione di una razza chiamata Jaghut...
Che cosa? Stai parlando con un uomo la cui testa  stata riempita fino a
farla scoppiare di nozioni sulla storia classica, Bugg. Non ho mai sentito
parlare di questi Jaghut.
Va bene, venivano citati una sola volta e non con il nome specifico.
Ah, lo sapevo. Non fare il furbo con me.
Scusa, padrone. Ad ogni modo, nel senso pi proprio, gli Jaghut sono
rappresentati da quelle immagini stilizzate che si trovano sulle mattonelle
della Fortezza di Ghiaccio.
Quei nani simili a delle rane?
Ahim, solo la pelle verde  sopravvissuta. Gli Jaghut erano in realt
piuttosto alti e non assomigliavano per niente alle rane. Il punto  che ma-
nifestavano la loro magia con il ghiaccio e il freddo. Ancora oggi  abitu-
dine considerare solo quattro elementi principali in natura: Aria, Terra,
Fuoco e Acqua. Un'assoluta sciocchezza, naturalmente.
Naturalmente.
Ci sono Luce, Oscurit, Ombra, Vita, Morte e Ghiaccio. Forse ce ne
sono anche di pi, ma perch sottilizzare? Quello che voglio sottolineare,
padrone,  che molto tempo addietro, uno Jaghut ha fatto qualcosa a questa
terra. In parole povere, l'ha sigillata. Usando la sua particolare magia. L'ef-
fetto fu devastante.
Ha bloccato con la neve i passaggi dei morti, come un passo di monta-
gna in inverno?
Qualcosa del genere, s.
Cos i morti vagano per Lether. Spettri, ombre e gente come Shurq E-
lalle e Kettle.
Tutto ci  incredibilmente stimolante.
Tehol si ferm e guard Bugg. Davvero?
Ahim, s, padrone. La magia si sta... sciogliendo. Una Fortezza dei
Morti sta manifestandosi. La situazione si sta sbrogliando. Rapidamente.
Questo significa che Shurq  nei guai?
No. Sospetto che la maledizione su di lei rimarr. Ma l'iniziale efficacia
di quella maledizione deriva innanzitutto dalla non-esistenza della Fortez-
za.
Va bene. Tutto si sta sbrogliando. Sei andato a trovare Kettle ultima-
mente?
 interessante che tu lo chieda, padrone, perch  proprio nel luogo di
quella che ormai  la Torre morta dell'Azath che la Fortezza dei Morti si
sta manifestando. Da ci si potrebbe concludere che Kettle sia in qualche
modo legata all'intero evento, ma non lo . Infatti, non  pi morta. Non
morta come lo era prima, insomma.  ormai chiaro che il suo scopo ... un
altro. Come sai, dai tumuli stanno giungendo dei guai.
Cos' quel fumo? Laggi.
Bugg strinse gli occhi. Sar un'altra sommossa. Il Quartiere dei Conta-
bili.
Be', sono diventati un po' troppo vivaci da quando gli spettri hanno in-
vaso il Deposito della Borsa.
Iniziarono a udire il suono di campane: la guarnigione cittadina comin-
ciava a rispondere all'allarme proveniente da diverse stazioni della zona.
Non durer a lungo, predisse Bugg.
Gi, ma ci che accade mi ha ricordato una cosa, disse Tehol. Penso
sia giunto il momento di mandare Shand, Hejun e Rissarh per la loro stra-
da.
Protesteranno?
Meno di quanto ci si aspetti. Questa  una citt nervosa. I pochi non-
Letherii rimasti sono soggetti a molestie, e non solo da parte dei cittadini.
Con tutti questi sospetti e il desiderio di calpestare diritti duramente con-
quistati, le autorit stanno rivelando il loro substrato razzista.
A riprova del fatto che le libert un tempo accordate ai non-Letherii e-
rano figlie di un certo paternalismo e benevola accondiscendenza. E ora,
ci che  stato concesso viene sottratto. Cos, senza dare spiegazioni.
Tutto questo perch, nel profondo, noi uomini non siamo altro che bu-
giardi e imbroglioni?
Probabilmente.
Senza speranza di potere, un giorno, superare la nostra istintiva cattive-
ria?
Difficile a dirsi. Come siamo arrivati fino a questo punto?
Non  giusto. O meglio,  assolutamente giusto. Ma non lascia presagi-
re nulla di buono, vero?
Poche cose lo fanno, padrone.
Oh, raramente ti ho sentito cos abbattuto, Bugg.
Ahim, temo che i Tiste Edur non saranno migliori. Le monete sono il
veleno e infettano tutti, indiscriminatamente.
Come sospettavo, afferm Tehol pensieroso, chiaramente, questo
non  il momento per fare crollare l'economia.
Hai ragione, padrone.
Certo che ho ragione. Inoltre, sembra importante che, almeno per il
momento, non facciamo niente. Di niente. La Corporazione degli Ac-
chiapparatti ha svolto finora un buon lavoro; in quella direzione non dob-
biamo cambiare nulla. Conosco i dettagli di chi possiede e che cosa pos-
siede e Shand  stata incredibilmente efficiente a questo riguardo. Cono-
sciamo lo stato disastroso del tesoro reale. Sei stato pagato per il tuo lavoro
all'Eterno Domicilio, vero?
Proprio ieri, padrone.
Ottimo. Be', questa chiacchierata mi ha spossato. Penso che torner a
letto.
Buona idea, padrone.
Dopo tutto, questo tetto  probabilmente il posto pi sicuro di tutta Le-
theras.
Indubbiamente.  meglio che resti qui.
E tu, Bugg?
Pensavo di andare a fare una passeggiata.
Per scoprire altre novit?
Qualcosa del genere, padrone.
Stai attento, Bugg, stanno reclutando senza guardare in faccia a nessu-
no.
Pensavo proprio a questo, padrone. Non ti  venuto a trovare nessuno?
Ma certo. Ma la nostra guardia silenziosa li ha mandati via.
Ha detto qualcosa?
No,  bastata un'occhiata. Sono fuggiti a gambe levate.
Impressionante. Per quanto riguarda me, padrone, so rendermi sgrade-
vole anche agli occhi dei reclutatoti.
Sei sempre sgradevole,  vero, osserv Tehol mentre si sedeva sul let-
to. Persino le pulci ti evitano. Un altro di quei misteri eterni, Bugg, che
tanto mi incuriosiscono di te. O che incuriosiscono te di me?
Direi il primo caso, padrone.
Oh, no. Io non ti piaccio. E lo scopro dopo tutto questo tempo?
Commentavo solo il tuo utilizzo della frase appropriata nel contesto
della tua affermazione e il sentimento che presumibilmente volevi espri-
mere. Certo che mi piaci, padrone. Come potrebbe essere diversamente?
Qui hai ragione, Bugg. Comunque, adesso voglio dormire, se perci
non hai pi bisogno di me...
Benissimo, padrone. Ci vediamo pi tardi.
Turudal Brizad era fuori dalla sala del trono, appoggiato a una colonna,
le braccia conserte. Brys annu in segno di saluto e stava per superare il
Primo Consorte della Regina quando quest'ultimo gli fece cenno di avvici-
narsi. Brys esit, poi obbed.
Turudal sorrise. Rilassatevi. Non sono pi pericoloso come un tempo,
Brys Beddict. Ammesso che lo sia mai stato.
Primo Consorte, lasciate che vi porga le mie condoglianze...
Grazie, lo interruppe Turudal, ma non sono necessarie. Il principe
non era l'unico membro avventato della famiglia reale. La mia amata regi-
na era,  giusto ricordarlo, tra le pi strenue sostenitrici di questa guerra
contro i Tiste Edur. Dopo tutto, possedeva l'arroganza della sua gente....
E non  forse anche la vostra gente, Primo Consorte?
Il sorriso dell'uomo divenne pi disteso. Buona parte della mia vita,
Brys Beddict - qui, in questo palazzo - pu essere riassunta come un tenta-
tivo di soddisfare il ruolo di osservatore obiettivo delle faccende di stato, e
dei travagli domestici da cui, bisogna dirlo, dipende la mia fortuna. O me-
glio, dipendeva. In ci, non sono diverso dalla mia controparte, la Prima
Concubina. Dopo tutto, noi eravamo presenti come simboli. E ci compor-
tavamo di conseguenza.
E ora vi ritrovate senza un ruolo, sugger Brys.
Mi ritrovo a essere un osservatore ancora pi obiettivo di quanto sia
mai stato, Finadd.
A che scopo?
A che scopo? Be',  semplice. A nessuno scopo. Ho dimenticato che
cosa sia la libert. Voi vi rendete conto, vero, che i Tiste Edur conquiste-
ranno questo regno?
Le nostre forze sono state divise altre volte, Primo Consorte.
Come le loro, Finadd.
Brys osserv l'uomo innanzi a lui, chiedendosi che cosa avesse di cos
strano, quella vaga aria di indifferenza e... di che cosa? Perch lei voleva
questa guerra, Turudal Brizad?
L'altro si strinse nelle spalle. L'obiettivo dei Letherii  stato,  e sar
sempre lo stesso. La ricchezza. La conquista come opportunit. L'opportu-
nit come invito. L'invito come giusta rivendicazione. La giusta rivendica-
zione come predestinazione, come destino. Qualcosa di oscuro scintill
nei suoi occhi. Il destino come vittoria, la vittoria come conquista, la
conquista come ricchezza. Ma in nessun punto di questo perfetto schema
troverai il concetto di sconfitta. Gli insuccessi sono temporanei, le imper-
fezioni legate a particolari. Correggi i particolari e la prossima volta la vit-
toria sar tua.
Fino a quando si presenter la situazione che non offrir una seconda
opportunit.
E gli studiosi del futuro dissezioneranno ogni istante di questi giorni,
stilando un elenco di particolari, di dettagli, partendo dai quali non pu es-
sere dedotta alcuna generalizzazione riguardo alle ipotesi di base. Si tratta,
in realt, di un mirabile paradigma, il meccanismo perfetto che assicura la
duratura sopravvivenza di tutta una serie di convinzioni terribili e brutali.
Dopo tutto, pare voi abbiate conquistato l'agognata obiettivit, Turudal
Brizad.
Sapete com' crollato il Primo Impero, Brys Beddict? Non mi riferisco
alle versioni raccontate a ogni bambino dai suoi insegnanti. Parlo della ve-
rit. I nostri antenati hanno provocato il loro stesso annientamento. Attra-
verso un rituale cresciuto in maniera selvaggia, la civilt si  autodistrutta.
Naturalmente, nella nostra versione, coloro che sono giunti in seguito per
rimettere ordine sono stati trasformati in aggressori, nell'agente esterno che
provoc una tale distruzione da cancellare il Primo Impero. E qui troviamo
un'altra verit: le nostre colonie non sono rimaste immuni agli effetti di
quel rituale non controllato. Anche se siamo riusciti ad allontanare la mi-
naccia nelle distese di ghiaccio. Dove speravamo che i bastardi sarebbero
morti. Ahim, non  andata cos. E adesso, Brys Beddict, stanno tornan-
do.
Chi? I Tiste Edur? Non abbiamo niente in comune con loro, Turudal.
Non i Tiste Edur, sebbene buona parte della loro storia - in particolare
quella del loro cammino magico - sia legata alla sequenza di disastri che
colpirono il Primo Impero. No, Finadd, sto parlando dei loro alleati, i sel-
vaggi delle distese di ghiaccio, i Jheck.
Una storia interessante, comment Brys dopo un istante, ma temo di
non comprenderne l'importanza.
Sto offrendovi una spiegazione, replic il Primo Consorte, allonta-
nandosi dalla colonna e passando davanti a Brys.
Di che cosa?
Senza voltarsi, l'altro rispose: Dell'imminente crollo, Finadd, della mia
obiettivit.
Giunto in prossimit della porta, Moroch Nevath rallent il cavallo. Su
entrambi i lati della strada, quella che un tempo era stata una caotica diste-
sa di capanne e baracche era stata rasa al suolo, e al suo posto restavano
solo fango, cocci e frammenti di legno. Chiazze sulle mura della citt era
tutto ci che restava degli innumerevoli edifici che si appoggiavano contro
di esse per restare in piedi.
La moltitudine di rifugiati era diminuita nelle ultime leghe, dopo che
Moroch aveva distanziato le prime file. In quella moltitudine aveva notato
anche dei disertori e aveva dovuto combattere con se stesso per non fare
abbattere sui codardi una giustizia sommaria, ma pi tardi ci sarebbe stato
tempo anche per quello. La porta innanzi a lui era aperta, una squadra di
soldati del Battaglione dei Mercanti era di guardia.
Moroch si ferm innanzi a loro. All'ora del tramonto questa strada sar
un inferno, disse. Avrete bisogno di almeno altre quattro squadre per
controllare il flusso.
Un sergente lo fulmin con lo sguardo. In nome dell'Errante, chi sei
tu?
Un altro disertore, mormor un soldato.
L'uniforme di Moroch era coperta di polvere e macchie di sangue. L'uo-
mo aveva la barba lunga, i capelli sudici e scarmigliati. Ciononostante fis-
s il sergente, sconvolto per non essere stato riconosciuto. Poi scopr i den-
ti: Ci saranno dei disertori, s. Dovranno essere isolati e tutti i rifugiati di
et e forma fisica accettabile dovranno essere reclutati. Sergente, io sono il
Finadd Moroch Nevath. Ho guidato i sopravvissuti da Alto Forte fino alla
Roccaforte Brans, dove ci siamo uniti al Battaglione Artigiani. Sono qui
per fare rapporto al Preda.
Si compiacque della deferenza mostrata appena si fu identificato.
Il sergente scatt sull'attenti, poi chiese: Ma allora  vero, signore? Il
principe e la regina sono prigionieri degli Edur?.
 gi un miracolo che siano sopravvissuti, sergente.
Una strana espressione attravers il viso del militare, che subito riprese
il controllo. Ma a Moroch non era sfuggita. Perch non sei caduto per di-
fenderli, Finadd? Sei scappato, come tutti gli altri...
Li libereremo, signore, disse il sergente dopo qualche istante.
Andate a chiamare dei rinforzi, ordin Moroch, spingendo il cavallo
al passo. Hai ragione. Avrei dovuto morire. Ma tu non eri l, giusto?
Entr in citt.
Il Campione Ormly e l'Ispettore Capo Rucket erano seduti sui gradini
della Corporazione degli Acchiapparatti impegnati a dividersi una bottiglia
di vino. Entrambi si accigliarono quando videro Bugg avvicinarsi.
Adesso sappiamo tutto su di te, disse Rucket. Sogghign ma non ag-
giunse altro.
Be',  un sollievo, replic Bugg. Che cos'altro hai saputo dai tuoi a-
genti nelle citt occupate?
Oh, intervenne Ormly, e noi dovremmo rivelarti tutti i nostri segreti
solo perch ce lo chiedi?.
Non vedo perch no.
Ha ragione, il bastardo, disse Rucket al Campione.
Che la guard incredulo. No, per niente! Ti affascinano, vero? Tehol e
il suo servo: sei affascinata da tutti e due!
Non essere sciocco.  scritto nel contratto, Ormly. Condividiamo in-
formazioni...
Benissimo, ma quest'uomo che informazioni ha condiviso? Nessuna.
L'Uomo in Attesa. In attesa di che cosa? Vorrei proprio saperlo.
Sei ubriaco.
Non avete saputo niente, afferm Bugg.
Al contrario, sbott Ormly. La pace regna. I negozi sono di nuovo
aperti. Le monete tintinnano, le vie del mare sono libere.
Le guarnigioni?
Disarmate. Incluso il corpo di polizia locale. Gli Edur pensano sia alla
protezione, sia al rispetto delle leggi. Le propriet vuote sono state occupa-
te da famiglie Edur: anche in quelle trib esiste una qualche forma di no-
bilt. Dopo tutto, non sono poi cos diversi.
Curioso, comment Bugg. Niente resistenza?
Le loro dannate ombre sono ovunque. Persino i ratti non osano dare fa-
stidio.
E a che distanza sono le armate Edur da Letheras?
Non lo sappiamo. Forse a qualche giorno di distanza. La situazione 
alquanto caotica nella campagna pi a nord. Non intendo rispondere ad al-
tre domande. Basta. Ormly tolse la bottiglia di mano a Rucket e bevve a-
vidamente.
Bugg si guard intorno. La via era tranquilla. C' qualcosa nell'aria...
Lo sappiamo, afferm Rucket.
Cadde il silenzio. Bugg si gratt la nuca. Senza un'altra parola si allonta-
n.
Poco dopo, raggiunse la Torre dell'Azath. Mentre stava per attraversare
la strada diretto verso l'entrata principale, una figura emerse da un vicolo
vicino. Bugg si ferm.
Mi sorprende trovarti qui, disse l'uomo avvicinandosi al servo. Ma
ripensandoci, dove altro potresti essere?
Bugg grugn, poi mormor: Mi chiedevo quando ti saresti finalmente
svegliato. E se ti fossi svegliato.
Meglio tardi che mai.
Sei qui per dare una spintarella alle cose, vero?
In un certo senso. E tu?
Be', riflett Bugg, dipende.
Da?
Te, immagino.
Oh, sono solo di passaggio, afferm l'altro.
Bugg lo osserv per un lungo istante, poi inclin la testa e chiese: Allo-
ra, quanti di voi sono al centro di questo pasticcio? Alimentare l'avidit
della regina, l'estraniamento del principe dal padre. La teoria della Settima
Chiusura vi diverte cos tanto?.
Io mi sono limitato a guardare, rispose l'uomo stringendosi nelle spal-
le. La natura umana  responsabile, come sempre. Quello non  un fardel-
lo che sono pronto ad accettare, soprattutto da te.
Va bene. Ma adesso sei qui, pronto ad assumere un ruolo molto pi at-
tivo...
Edur o umani, non voglio assistere a un ritorno dei T'lan Imass.
Bugg annu. Il Branco. Capisco. Non mi sei mai piaciuto molto, ma
questa volta temo di dover concordare con te.
Queste tue parole mi riscaldano il cuore.
Per essere giudicato cos benignamente? Non farne un'abitudine.
L'altro scoppi a ridere e con un gesto della mano, in segno di saluto, si
allontan.
Il problema con gli dei, decise Bugg, era il modo in cui finivano per la-
sciarsi trascinare. Ovunque andassero i loro fedeli. Quello era scomparso
dai ricordi di tutti, estinto quanto le stesse Fortezze.
Riassumendo. T'lan Imass, il Branco e l'arrivo dei Jheck. Adoratori Sole-
taken del loro antico signore e, dalla potenziale resurrezione di quell'antico
culto, un possibile ritorno dei T'lan Imass, per estirpare la follia.
Che cosa lo aveva spinto ad agire ora? In quella particolare situazione?
Bugg trov la risposta e un debole sorriso apparve sul suo viso. Si chiama
colpa.
Un picchiettio metallico svegli Tehol Beddict. L'uomo si sedette, si
guard intorno. Era ormai pomeriggio inoltrato. Il picchiettio si ripet e
Tehol si gir verso la guardia che, spada sguainata, era sul bordo del tetto
sul lato che si affacciava sul vicolo e da l gli fece segno di avvicinarsi.
Cautamente, Tehol si alz dal letto traballante e in punta di piedi rag-
giunse la guardia.
Nel vicolo sottostante, una forma indistinta strisciava sotto uno spesso
telo. Avanzava verso l'angolo con movimenti lenti ma regolari.
Ammetto, disse Tehol, che  una cosa curiosa. Ma  un motivo suffi-
ciente per svegliarmi? Ah, ho dei dubbi. La citt  piena di esseri striscian-
ti, dopo tutto. Be', per lo meno in un giorno normale. Comunque, visto che
ormai siamo qua, potrebbe essere divertente seguire il percorso di quell'es-
sere.
La creatura raggiunse l'angolo e lo svolt.
Tehol e la guardia la seguirono dall'alto. Lungo il muro e quindi nel pas-
saggio che conduceva all'entrata della casa di Tehol.
Ah, ci vuole venire a trovare. Qualunque cosa venda, non penso di vo-
lerla acquistare. Siamo davanti a un bell'enigma, amico mio. Sai quanto
detesti essere scortese. E se diffondesse una qualche terribile malattia?
La creatura giunse all'entrata, scivol all'interno.
La guardia del corpo si avvicin alla botola e guard gi. Tehol lo segu.
Mentre sbirciava, sent una voce conosciuta chiamarlo.
Tehol. Vieni gi.
Shurq?
Un movimento nell'oscurit.
Sar meglio che tu aspetti qui, disse Tehol. Penso voglia parlarmi a
quattr'occhi. Tu puoi controllare l'entrata da qui sopra, vero? Ottimo. Sono
contento che siamo d'accordo. Scese la scala.
Ho un problema, esord Shurq quando lui la raggiunse.
Far tutto quello che posso per te, Shurq. Sai che hai una specie di
sbarra nella testa?
 quello il mio problema, idiota.
Ah, vuoi che la tiri fuori?
Non penso sia una buona idea, Tehol.
Sicuramente non peggiore che lasciarla l.
La questione non  semplice come pu sembrare, afferm Shurq.
Qualcosa la tiene bloccata.
La tua mente  concentrata sulla sbarra?
Lei non rispose.
Tehol si affrett ad aggiungere: Forse  piegata o qualcosa del genere.
 dentro fino alla parte posteriore del cranio. Ci deve essere una specie
di flangia.
Perch non la spingi in dentro?
E poi cosa faccio, resto con la nuca a pezzi?
Be', l'unica altra possibilit che mi viene in mente, Shurq,  tirare lie-
vemente fuori la sbarra, segarla e quindi spingere ci che resta di nuovo
dentro. Certo, avresti un buco, ma potresti nasconderlo sotto una bandana
o un fazzoletto, per lo meno finch non andiamo da Selush.
Non male. E se poi inizia a sbatacchiarmi nella testa? E poi, le bandane
sono terribilmente fuori moda. Mi vergognerei a farmi vedere in giro.
Selush potrebbe avere una soluzione anche a quel problema. Un tappo
con un diamante, oppure una pezza di pelle cucita sul buco.
Un tappo incastonato di diamanti. Mi piace.
Lancerai una nuova moda.
Pensi che a Ublala piacer, Tehol?
Ma certamente. Per quanto riguarda lo sbatacchiamento, quello  un al-
tro problema. Per mi sembra chiaro che non usi il cervello. Voglio dire,
quella materia che c' l dentro. La tua anima si limita a usare il corpo,
giusto? Probabilmente spinta da un senso di familiarit. In considerazione
di ci, forse potremmo tirare fuori...
No. Mi piace l'idea di segare la sbarra. E il tappo di diamanti. Puoi an-
dare a chiamare Selush?
Adesso?
Be', al pi presto. Non mi piace andare in giro con la sbarra infilata in
questo modo. Dille che la pagher per il disturbo.
Ci prover.
 inutile aggiungere che sono triste e abbattuta.
Certo, ti capisco.
E voglio Ublala. Lo voglio adesso.
Capisco...
No, non capisci. Ho detto che lo voglio adesso. Ma  impossibile. Per-
ci dovrai sostituirlo tu.
Io? Oh, povero me. Fa male?
C' solo un modo per scoprirlo, Tehol Beddict. Togliti quegli stupidi
vestiti.
Purch tu non mi infili due dita negli occhi.
Non farmi... oh, bene. Star attenta. Te lo prometto.
Ma devi capire, Shurq, che solitamente non lo faccio con i miei subor-
dinati. Soprattutto non con quelli morti.
Non vedo perch tu debba sollevare la questione. Non  che io possa
farne a meno.
Lo so. Ma ... ecco...
Raccapricciante?
Tu sei adorabile e tutto il resto; Selush  stata fantastica: il miglior la-
voro che abbia mai fatto.
Pensa a come mi sento io, Tehol. Dopo tutto, tu non sei Ublala.
Ah, grazie.
Togliti quei vestiti, forza. Non c'impiegher molto.
La strada era per lo pi sgombra e permise a Moroch Nevath di raggiun-
gere rapidamente l'antico palazzo. Il cavallo non si sarebbe forse pi ripre-
so dal viaggio da Alto Forte. Aveva sentito che nel palazzo c'era un adde-
stratore della Rosa Blu - sebbene non lo avesse mai visto - che si diceva
guarisse i cavalli. Se ne avesse avuto il tempo, lo avrebbe cercato.
Una figura apparve nella via.
Moroch riconobbe l'uomo e tir le redini. Turudal Brizad.
Finadd. Quasi non vi riconoscevo.
Non siete l'unico, Primo Consorte. Sono qui per fare rapporto al Pre-
da.
La troverete nella sala del trono. Finadd, tra breve potrei avere bisogno
di voi.
Di me?
L'altro sorrise. Di voi e della vostra abilit con la spada.
Chi volete che uccida, Brizad? Un marito infuriato, una moglie offesa?
Penso che Gerun Eberict sia pi adatto alle vostre necessit.
Mi piacerebbe fosse cos semplice, Finadd. L'ideale sarebbe Brys Bed-
dict, ma ora ha altre incombenze di cui occuparsi.
E anch'io.
Il Preda vi assegner alla protezione della Casa Reale.
Quello  compito del Campione del Re.
S. E questo significa che avrete pi tempo a vostra disposizione.
Moroch si accigli. Intendo accompagnare il Preda quando marcer
contro il nemico, Primo Consorte.
Turudal sospir. Non siete pi persona degna di fiducia, Finadd. Avete
abbandonato sia il principe sia la regina. Sarebbe stato meglio se foste
morto nel tentativo di difenderli.
Ero ferito. Separato dai miei uomini. Non riuscivo nemmeno pi a tro-
varli una volta scoppiata la battaglia...
Una tragedia, Finadd, ma simili pietre non producono schizzi su un la-
go gelato. Quella che vi offro  un'opportunit per redimervi, perch il vo-
stro nome venga ricordato negli annali della storia. Sono certo, Moroch
Nevath, che non riceverete da nessun altro una simile offerta.
Il Finadd osserv l'uomo davanti a lui. Gli aveva sempre fatto accappo-
nare la pelle. Troppo suadente, troppo profumato. Troppo compiaciuto.
Adesso pi che mai. Non c' niente che voi possiate offrirmi...
Finadd, voglio che uccidiate un dio.
Moroch sogghign, ma non comment.
Turudal Brizad sorrise e disse: Il dio dei Jheck. E dove potete trovare
questo dio? Ma qui, in citt. In attesa dell'arrivo dei suoi selvaggi adorato-
ri.
Come fate a saperlo?
Uccidete il dio, Moroch Nevath, e i Tiste Edur perderanno i loro allea-
ti.
Ne parleremo pi approfonditamente in un altro momento, afferm il
Finadd. Adesso devo andare.
Certo. Avete comunque tutta la mia comprensione. So che non avreste
potuto fare niente di pi per salvare Quillas o Janall...
Risparmiate il fiato, Primo Consorte. Moroch stratton le redini, spin-
gendo il cavallo in avanti e obbligando Turudal Brizad a balzare di lato di
colpo per evitare di essere travolto.
Bugg trov Kettle rannicchiata contro la porta della torre. Tremava, le
ginocchia al petto, la testa abbassata.
Piccola?
Un sussurro: Vattene.
Bugg si chin accanto a lei. Che cosa c' che non va?
Ho fame. Lo stomaco mi fa male.  come se mordesse.
Allora sei viva. L'uomo vide la testa della bambina annuire. E prefe-
riresti essere morta. Un altro cenno della testa. Dobbiamo procurarti dei
nuovi vestiti. Un po' di cibo e dell'acqua. Dobbiamo trovarti un rifugio:
non puoi pi stare qui.
Ma devo restarci! Lui ha bisogno del mio aiuto!
Bugg si alz. Penso che far un giro nel cortile.
Non farlo.  troppo pericoloso.
Non mi succeder niente, piccola. Non devi preoccuparti per il nonno
Bugg. E quando torner qui, tu e io andremo al mercato.
Kettle sollev finalmente lo sguardo e lo fiss con occhi rossi di pianto
che apparivano molto pi vecchi del resto del suo viso. Non ho denaro.
Neanch'io, disse Bugg, sorridendo. Ma molta gente me ne deve.
Si addentr nel cortile. La terra era calda sotto i sandali consumati. La
maggior parte degli insetti era morta o aveva subito la muta e i loro corpi
scricchiolavano sotto i suoi piedi. Radici avvizzite erano state spinte in su-
perficie, staccate e pelate. Frammenti macchiati di ossa erano sparsi ovun-
que insieme a pezzi di cranio e a lunghe ossa fratturate, probabilmente ver-
tebre. La terra smossa dei tumuli era ovunque.
Quanta storia era andata perduta, distrutta sotto quella terra fumante. Ma
non era poi un gran disastro, poich buona parte di quella storia era sgra-
devole. Purtroppo, restavano ancora pochi canuti incubi.
E uno di essi aveva giurato di aiutare. Contro gli altri.
Tutto considerato, riflett Bugg, una situazione non particolarmente
promettente.
Uno straniero fra noi.
Bugg si ferm. Aggrott la fronte. Chi ha parlato?
I miei fratelli ti danno il benvenuto. E io mi unisco a loro. Avvicinati.
Allunga la mano, tiraci fuori. La tua ricompensa non conoscer fine.
Come anche il mio rammarico. No, temo di non poterti accontentare,
Toblakai.
Hai fatto un passo di troppo, straniero.  troppo tardi. Noi useremo...
Un'improvvisa ondata di potere invest la mente di Bugg, in cerca di
dominazione: poi pi niente.
No. Non tu. Non avvicinarti.
Mi spiace che mi troviate cos sgradevole.
Vattene.
Tu e i tuoi fratelli state per affrontare una battaglia, disse Bugg. Lo
sapete, vero?
Noi non possiamo essere sconfitti.
Oh, quante volte vengono pronunciate quelle parole. Quanti dei tuoi
compagni prigionieri hanno detto la stessa cosa, in un momento o nell'al-
tro? Sempre spinti dalla presunzione.
Non sono certo affari tuoi.
Hai ragione, non lo sono. Ma sappi che la bambina, Kettle, non deve
essere toccata.
Non  niente per noi.
Bene. Fa' che resti cos.
Non minacciarci, straniero.
Ah. Non capisci, vero? Attacca la bambina e colui che si nasconde in
lei si risveglier. E annienter voi e probabilmente chiunque altro solo per
sete di vendetta.
Chi si nasconde nella bambina?
Il suo nome? Non lo conosco. Ma  una Forkrul Assail.
Tu menti.
Il servo si strinse nelle spalle e torn sui suoi passi, dove Kettle lo aspet-
tava. C'era tutto il tempo, decise Bugg, di andare a fare spese.
Re Ezgara Diskanar sedeva sul trono, immobile, pallido come marmo
impolverato, le palpebre semiabbassate mentre fissava il Primo Eunuco
Nifadas. La scena apparteneva a un artista, decise Brys. Pesante per la gra-
vit, i colori scuri e saturi, un crollo imminente. La Vigilia prima della Set-
tima Chiusura avrebbe potuto intitolarlo il pittore, soddisfatto per i molte-
plici significati racchiusi nel titolo.
Ma non c'era nessun artista, nessun avvoltoio che si sedesse sulle ali del-
la struttura traballante della civilt, occhi rossi e sguardo di disapprovazio-
ne. Il pubblico era formato da Brys, la Prima Concubina Nisall, il Preda
Unnutal Hebaz e quattro soldati della Guardia Reale.
Il sole era sufficientemente basso da lanciare dardi di luce attraverso i
pannelli di vetro colorato posti nella cupola, tingendo i granelli di polvere
di orribili sfumature. L'aria puzzava di sudore e di fumo delle lanterne.
E questo, disse infine Re Ezgara,  ci che attende il mio popolo.
Gli occhietti del Primo Eunuco batterono. Sire, i soldati non accolgono
con favore l'idea di nuovi padroni. Combatteranno per difendervi.
Finora ne ho avute ben poche prove, Nifadas.
Fu il Preda a prendere allora la parola. Sire,  divenuto presto evidente
che non potevamo contrapporci al nemico nel modo tradizionale, conside-
rata la magia a sua disposizione. Da un punto di vista tattico  stato neces-
sario ritirarsi, evitare lo scontro...
Ma ora siamo con le spalle al muro, Preda.
Con tutto il tempo per prepararci, cosa che stiamo facendo da quando la
prima unit  arrivata alla Roccaforte Brans. Sire, non abbiamo mai schie-
rato un esercito vasto come quello che si sta radunando proprio adesso. Pi
di duemila trabocchi, quindicimila mangani e trecento balliste Dresh. Ab-
biamo scavato fosse, trincee, trappole. I maghi hanno intessuto rituali su
tutto il campo di battaglia. Soltanto i nostri ausiliari ammontano a pi di
diecimila...
Poveretti non addestrati, Preda. Una terribile perdita di vite umane. So-
no almeno armati?
Lance e scudi, sire. Armatura di cuoio.
Il re si lasci andare contro lo schienale del trono. Nifadas, ancora nes-
suna notizia sul destino di mia moglie e di mio figlio?
I nostri messaggeri non hanno fatto ritorno, sire.
Che cosa vuole da loro?
Non so che cosa rispondervi, ammise il Primo Eunuco. Questo impe-
ratore Tiste Edur ... imprevedibile. Sire, nonostante l'ottimismo del Preda,
ritengo sarebbe saggio iniziare a pianificare la vostra temporanea rimozio-
ne...
La mia che cosai
Dovete lasciare Letheras, sire. Per dirigervi forse a sudest. A Tallis sul-
l'isola o a Truce.
No.
Sire...
Nifadas, se cadr, accadr qui. Non intendo portare distruzione su altre
citt, poich  distruzione ci che la mia presenza provocher. I protettora-
ti, nel caso io venissi illecitamente destituito, cadranno subito dopo. Paci-
ficamente, senza bagni di sangue. Questo imperatore Tiste Edur avr il suo
impero. Per quanto mi riguarda, se dovr morire, sar qui, su questo stesso
trono. O piuttosto, aggiunse con un sorriso stanco, su quello nell'Eterno
Domicilio.
Silenzio. Infine il Preda si gir lentamente verso Brys.
L'uomo contraccambi lo sguardo con freddezza. Il re aveva reso noti i
suoi desideri. Se lui fosse morto sul trono, allora il suo Campione sarebbe
stato, giocoforza, gi morto. Dopo tutto, non c'era altro cammino per Ezga-
ra Diskanar.
 mia intenzione, sire, disse Unnutal, evitare che la situazione da voi
descritta si presenti. I Tiste Edur verranno respinti. Sconfitti e spezzati.
Sar come dici tu, replic il re.
Quelle non erano considerazioni nuove per Brys. Fin dalla prima scon-
fitta a nord, continuava a pensare alla difesa finale del re. Il passaggio che
conduceva alla sala del trono nell'Eterno Domicilio era relativamente stret-
to. Con quattro delle sue guardie migliori avrebbe potuto tenere la posizio-
ne per un certo periodo. Ma senza rinforzi la sua morte sarebbe stata inevi-
tabile. Tuttavia, il pensiero meno gradevole in assoluto era la possibilit di
morire a causa di forze magiche. Contro le quali non aveva difese. L'appa-
rente diffondersi della pazzia nella mente del Ceda era il colpo pi doloro-
so. Se il nemico avesse raggiunto il palazzo, la perdita di Kuru Qan si sa-
rebbe rivelata decisiva.
Brys voleva morire con onore, ma non poteva scegliere e quel particola-
re lo feriva.
La porta si apr dietro di lui e, girandosi, vide entrare una guardia.
E adesso, che cosa c'? domand il re.
Finadd Gerun Eberict, mio signore, annunci la guardia.
Molto bene.
Gerun fece il suo ingresso e s'inchin davanti al re. Sire, vi chiedo scu-
sa per il ritardo. Questioni di carattere personale.
Che hanno avuto la precedenza su un'udienza con il tuo re, Finadd?
Sire, in mia assenza qualcuno si  introdotto nella mia casa.
Mi dispiace sentirlo.
Mi  stata sottratta una sostanziale porzione della mia ricchezza, sire.
Sei stato incauto, Gerun. Non  mai saggio accumulare denaro.
Le misure di sicurezza erano accurate...
Ma a quanto pare insufficienti. Hai idea di chi sia il ladro?
Gli occhi di Gerun Eberict guizzarono su Brys, poi si allontanarono. S,
sire. Presto recuperer i miei beni, ne sono certo.
Mi auguro che una simile attivit non si riveli troppo spinosa.
Sono sicuro di farcela, sire.
E la tua caccia al ladro quanto interferir con i tuoi doveri a palazzo,
Finadd?
Non interferir in alcun modo, sire. Sono pronto a riprendere il coman-
do della mia compagnia.
Bene. I tuoi uomini sono stati impegnati a sedare sommosse.
Intendo mettere fine a tali sommosse, sire. Entro questa sera, a Letheras
sar tornata la tranquillit.
E allora ti resta poco tempo, Gerun. Vai, ma ricorda: non voglio un ba-
gno di sangue.
Naturalmente, sire. Gerun Eberict torn a inchinarsi, salut il Preda e
lasci la sala.
Appena la porta si chiuse, Ezgara ordin: Brys Beddict, riunisci due-
cento dei tuoi soldati e forma un drappello pronto all'azione. Aspettati al-
meno un bagno di sangue prima della dodicesima campana.
Subito, sire.
Aspetta. Perch Gerun ti ha guardato quando gli ho chiesto del ladro
che si  introdotto nella sua propriet?
Non lo so, sire. Me lo sono chiesto anch'io.
Mi auguro che tuo fratello non sia caduto in altri abissi.
Non credo proprio.
Gerun Eberict  un nemico temibile.
Brys annu.
Sire, intervenne il Preda,  giunto il momento che io raggiunga il
mio esercito.
Vai, e che l'Errante possa toccarti con la sua piet.
Mentre Unnutal s'inchinava e si dirigeva verso la porta, Brys disse al re:
Vi chiedo anch'io il permesso di accomiatarmi, sire.
Vai pure, Campione. Appena avrai dato gli ordini ai tuoi soldati, torna
qui. D'ora in poi ti voglio accanto a me.
S, sire.
Fuori dalla sala del trono, Unnutal Hebaz aspettava Brys. Sospetta di
Tehol.
Lo so.
Perch?
Brys scosse la testa.
Farai meglio ad avvisarlo, Brys.
Grazie per il vostro interessamento, Preda.
Lei sorrise, ma era un sorriso mesto, triste. Ammetto di avere un debole
per Tehol.
Non ne avevo idea, afferm l'uomo.
Ha bisogno di guardie del corpo.
Ce le ha gi, Preda. I Shavankrat.
La donna aggrott la fronte. I tre gemelli? Adesso che ci penso,  da un
po' che non li vedo. Significa che hai anticipato Gerun Eberict, e che ne sai
pi di quanto tu abbia rivelato al re.
La mia preoccupazione non era legata a Eberict, Preda.
Ah, capisco. Be', non penso tu debba raccomandare ai gemelli di essere
pi vigili, perch non penso sia possibile.
Sono d'accordo, Preda.
Lei lo osserv un istante, poi disse: Vorrei che potessi unirti a noi sul
campo di battaglia, Brys.
Grazie, Preda. Che l'Errante sia con voi!
Meglio del Ceda, comment lei, poi aggiunse: Scusa. So che era tuo
amico.
Lo  ancora.
Unnutal annu, poi si allontan. Il suono dei suoi passi riecheggi nel
vestibolo.
Brys la segu con lo sguardo. Tra pochi giorni potrebbe essere morta.
Come me.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
.
Il Traditore se ne sta nell'ombra del Trono Vuoto.
Ecco perch  vuoto.
La Lettura delle Mattonelle.
.
Ceda Parudu Erridict.
.
La calca di rifugiati li aveva obbligati a lasciare la strada principale, ma
Seren Pedac conosceva le vecchie piste che si snodavano per la campagna,
i sentieri dei pastori, le strade delle miniere e del legname, le piste dei con-
trabbandieri. Stavano aggirando una cava abbandonata di pietra calcarea,
quattro leghe a nord di Brous, quando il sole tramont dietro gli alberi alla
loro destra.
L'Acquitor si trov a cavalcare accanto al mago, Corlo. Mi chiedevo,
disse, che tipo di magia fosse la tua. Non ho mai visto nulla in grado di
privare le vittime della loro volont e di raggiungere la loro mente.
Non mi sorprende, replic Corlo. In questi luoghi remoti la magia 
rozza e sgradevole. Non c' sottigliezza, n finezza dei poteri. La tua  una
terra dove la maggior parte delle porte sono chiuse. Scommetto che negli
ultimi diecimila anni non sono mai state inserite innovazioni nello studio
della magia.
Grazie per questi tuoi sentimenti di ammirazione, Corlo. Forse ti pren-
derai la briga di spiegare le cose a questa povera ignorante.
L'uomo sospir. Da dove comincio?
Dalla manipolazione della mente.
Mockra.  questo il nome del canale.
Va bene, pessima idea. Torniamo indietro. Che cos' un canale?
Be', anche questo non  facile da spiegare, ragazza.  un sentiero di
magia. Le forze che governano l'esistenza possiedono degli influssi. Che
significa...
Influssi. Nello stesso modo in cui le Fortezze hanno influssi?
Le Fortezze. Corlo scosse la testa. Sedersi su un carro dalle ruote
quadrate e complimentarsi a vicenda per il comodo viaggio. Queste sono le
Fortezze, Acquitor. Sono state create in un mondo scomparso da tempo, un
mondo in cui le forze erano pi rudi, selvagge, confuse. I canali, be', sono
ruote senza angoli.
Non mi sei di grande aiuto, Corlo.
L'uomo si gratt la barba. Dannate pulci. Va bene. Sentieri di magia dai
diversi influssi. Come le forze e a differenza delle forze. Giusto? A diffe-
renza delle forze respingono, e come le forze tengono insieme, capisci?
Come l'acqua in un fiume che scorre tutta nella stessa direzione. Certo ci
sono i gorghi, c' la corrente e via dicendo, ma alla fine tutto scorre. Ti
parler dei gorghi pi tardi. Allora, i canali sono quei fiumi, solo che non
puoi vederli. La corrente  invisibile e ci che vedi sono solo gli effetti.
Guarda la folla in una piazza, il modo in cui la mente di ogni individuo
sembra fondersi in una sola. Sommosse ed esecuzioni pubbliche, o batta-
glie, sono tutti indizi di Mockra, sono ci che puoi vedere. Ma un mago
che ha trovato il modo per entrare nel canale di Mockra, be', quel mago
pu andare pi a fondo, gi nell'acqua. Infatti, quel mago pu saltare den-
tro e nuotare con la corrente. Trovare un gorgo e uscire in un luogo diverso
rispetto a quello in cui  entrato.
Allora quando dici sentiero, intendi in senso fisico.
Solo se scegli di usarlo in quel modo. Mockra non  un buon esempio; i
gorghi non ti portano per lo pi da nessuna parte. Perch  magia della
mente, e la mente  molto pi limitata di quanto noi pensiamo. Prendi Me-
anas, un altro canale. I suoi influssi sono legati alle ombre e all'illusione,
un figlio di Thyr, il Canale della Luce. Separato ma collegato. Apri il cana-
le di Meanas e potrai viaggiare attraverso le ombre. Non visto e veloce
come il pensiero stesso, o quasi. E le illusioni, be', qui si svela la parentela
con Mockra, poich si tratta di una sorta di manipolazione della mente o,
almeno, di percezione, attraverso l'astuto rimodellamento della luce, del-
l'ombra e dell'oscurit.
I Tiste Edur utilizzano questo Meanas? domand Seren.
Oh, no. Non proprio. Il loro  un canale solitamente non accessibile a-
gli esseri umani. Kurald Emurlahn.  Ombra, ma Ombra pi simile a una
Fortezza che a un canale. Inoltre, Kurald Emurlahn  distrutto. In pezzi. I
Tiste Edur possono accedere solo a un frammento, niente di pi.
Va bene. Mockra, Meanas e Thyr. Ce ne sono altri?
Molti, ragazza. Rashan, Ruse, Tennes, Hood...
Hood. Voi usate quella parola quando imprecate, giusto?
Gi,  il Canale della Morte.  il nome dello stesso dio. Ma qui trovia-
mo un'altra caratteristica dei canali. Questi ultimi possono essere regni,
mondi completi. Entraci e puoi trovarti in una terra con in cielo dieci lune
e costellazioni di stelle che non hai mai visto prima. Luoghi con due soli.
O luoghi abitati dagli spiriti dei morti; anche se, superato il portale che si
apre sul Regno di Hood, non puoi pi tornare indietro. O, meglio, non do-
vresti. Comunque, un mago cerca un canale che si adatti alla sua natura; se
vuoi, cerca un'affinit naturale. E attraverso studio e disciplina  possibile
trovare il modo per avvicinarsi, per sfruttare le forze presenti nel canale.
Naturalmente ci sono individui che nascono con un talento innato e che
perci non hanno bisogno di lavorare sodo.
Cos, tu raggiungi questo Mockra e in questo modo entri nella mente
degli altri.
Pi o meno, ragazza. Sfrutto le inclinazioni. Rendo l'acqua torbida o la
riempio di ombre spaventose. Il corpo della vittima fa il resto.
Il corpo? Che cosa vuoi dire?
Diciamo che hai due mucche da macellare. Una la uccidi velocemente,
senza che lei abbia il tempo di capire che cosa sta per accadere. L'altra, la
porti lungo una pista, in un luogo colmo del puzzo di morte, dove echeg-
giano ovunque le grida degli altri animali moribondi. Fino a che, per quan-
to una mucca possa essere stupida, non capisce che cosa sta per accadere.
E viene colta dal terrore. Poi tu la uccidi. Tagli un pezzo di carne da en-
trambe le bestie. Hanno lo stesso sapore?
Non ne ho idea.
No, non hanno lo stesso sapore. Perch il sangue della mucca spaventa-
ta era pieno di fluidi amari.  questo ci che fa la paura. I fluidi diventano
amari, nocivi. E la carne stessa non  pi commestibile. Ci che voglio di-
re : tu inganni la mente a reagire a paure invisibili, a convinzioni prive di
fondamento, e il sangue diventa sporco e quella sporcizia peggiora la pau-
ra, trasforma la convinzione in certezza.
Come se il mattatoio per la seconda mucca fosse solo un'illusione,
quando stava solo attraversando un pascolo.
Esattamente.
Seren pos lo sguardo su Iron Bars, che cavalcava innanzi a loro ma non
aggiunse altro.
Va bene, disse Corlo dopo qualche istante di silenzio, adesso dimmi
che cosa vuoi sapere veramente.
Seren esit, poi chiese: Corlo, puoi fare niente per i ricordi?. Lo guar-
d dritto negli occhi. Puoi cancellarli?
Davanti a loro, Iron Bars si gir sulla sella, fiss Seren per un breve i-
stante, poi torn a voltarsi.
Ah, sei sicura di volerlo? domand Corlo fra i denti.
Puoi farlo?
Posso renderti cieca e insensibile ai ricordi, ma la tua natura si agiter
per quello strano vuoto. Come se fossi sempre sul punto di ricordare, ma
non ci riuscissi mai. Potrebbe ridurti in uno stato di confusione mentale,
Acquitor. Inoltre, il corpo ricorda. Reagirai a ci che vedi, agli odori, ai
sapori e non saprai perch. Ti consumer. La tua personalit cambier.
Lo hai gi fatto prima, vero?
L'altro annu. C' un'altra possibilit, ragazza, aggiunse infine.
Quale?
Non sono i ricordi a fare male, Acquitor.  ci che tu provi nei loro
confronti.  il tuo io di adesso che combatte contro il tuo io di allora. Non
riesco a spiegartelo meglio.
No, ho capito.
Be', posso modificare i tuoi sentimenti nei confronti dei ricordi.
Che cosa vuoi dire?
Posso porre fine alla guerra.
Che cosa proverei, Corlo?
Potrei farti piangere fino a liberartene, Seren. Incontr gli occhi della
donna. E dopo ti sentiresti meglio. Non molto, ma abbastanza. Ti libere-
resti una volta per tutte, te lo prometto. C' per un rischio. Gridare e pian-
gere tutte le tue lacrime pu essere traumatico quanto lo stupro stesso. Ma
non cadrai nella trappola di riviverlo continuamente. Anche liberarsi di
cattivi pensieri pu provocare dipendenza, sai. Diventa un comportamento
costante, distruttivo quanto qualsiasi altro. Continua a ripetere l'esercizio
del dolore e perde significato, diventa meccanico, falso, un gioco di illu-
sione, di autoindulgenza. Un modo per non superare mai niente.
Sembra alquanto complicato, Corlo.
Lo . Concludi la guerra in una sola botta, dopo di che la memoria non
ti fa sentire... niente. Un po' di rimorso, forse. Lo stesso che provi per gli
errori che ti lasci alle spalle nel corso della vita intera. Rimpianti, ma non
autorecriminazione, perch  quella la tua vera nemica. Non  vero? Una
parte di te si sente come se avessi meritato ci che ti  accaduto.
Seren annu, incapace di parlare.
Ti spinge a volere punire te stessa.
La ragazza torn ad annuire.
Corlo alz la voce: Dichiarato, potremmo....
S, disse l'altro sollevando una mano guantata.
La truppa si ferm.
Le mani di Corlo aiutarono Seren a scendere da cavallo. Lei lo guard.
Tu hai iniziato, vero?
No, ragazza. Sei stata tu. Ti ricordi che cosa ho detto sui talenti natura-
li? Ne hai in abbondanza.
Non piango mai, confess Seren mentre lui la conduceva lontano dal
sentiero e verso la vicina foresta.
Certo che no, replic Corlo. Hai il canale proprio l, nella tua testa, e
hai trascorso buona parte della tua vita manipolandolo come un Alto Ma-
go. Niente che ti aiutasse ad andare avanti, vero?
Lei si ferm, guard dietro di loro.
Iron Bars era sul ciglio della pista e li guardava.
Non fare caso a lui, ragazza,  semplicemente preoccupato. Non sar l
quando tu...
No, lo interruppe Seren. Lui viene con noi.
Acquitor?
Se dovessi iniziare a prenderti a pugni sul petto, potrei spaccarti anche
pi di una costola. Lui  pi robusto.
Il mago spalanc gli occhi, poi sorrise. Dichiarato! Smettila di preoc-
cuparti e vieni qui!
Canali. Molto tempo dopo, a Seren venne in mente che erano qualcosa
di difficile da definire, eppure semplici da capire. Forze della natura, incli-
nazioni e disegni. Le spiegazioni di Corlo l'avevano aiutata a illuminare
quelle forze nascoste, ma alla fine era stata la conoscenza gi presente in
lei a offrirle la rivelazione.
In un mondo semplicistico, venivano abitualmente identificati quattro
elementi e nient'altro. Come se l'universo potesse essere confinato a quat-
tro manifestazioni osservabili e opportune. Ma Corlo ne aveva citate altre e
una volta accettata quell'idea, fu come se il mondo si fosse aperto, come se
nuovi colori fossero sorti all'improvviso nella loro sorprendente bellezza.
Ora lei credeva che il tempo fosse uno di quegli elementi. Il periodo di
esistenza un evento e l'altro, costituito da innumerevoli altri eventi, legati
insieme in complessi disegni di causa ed effetto, disposti come immagini
cucite su un arazzo, capaci di creare una sequenza di scene che, indietreg-
giando, ci si accorge che coesistono. Sono presenti tutte insieme.
Seren ripeteva dei copioni. Aveva ripetuto copioni per buona parte della
sua vita. Aveva imposto il suo disegno, privo di sfumature, e aveva giudi-
cato la sua disperazione come una reazione legittima, forse l'unica reazione
legittima. La presunzione di essere intelligente, quasi istintivamente con-
sapevole della moltitudine di prospettive possibili in tutte le cose. E quella
era stata la trappola, l'incantesimo magico chiamato dolore, il suo invito ai
demoni dell'autorecriminazione, che di tanto in tanto riapparivano su quel-
l'arazzo: scene diverse, le stesse facce dallo sguardo lascivo.
Dipanare il rituale era stato spaventosamente facile, come tirare un sin-
golo filo. Se era stata opera di Corlo, allora era stato oltremodo accorto,
poich era sembrato che lo sforzo fosse soltanto di Seren. Si era seduto di
fronte a lei, l nella radura che avevano trovato a trenta passi dalla pista, la
sua espressione rilassata e al contempo attenta e, stranamente, lei non ave-
va provato vergogna a piangere davanti a lui.
Iron Bars aveva iniziato a passeggiare nervosamente, ma si era fermato
quando erano comparse le prime lacrime e, alla fine, lei si era trovata av-
volta dalle sue braccia, il viso premuto contro il collo dell'uomo.
In altre circostanze avrebbe potuto sembrare squallido, sordido. La parte
critica di se stessa avrebbe sogghignato per le manovre, come se gli unici
gesti autentici fossero quelli minori, quelli privi di un pubblico. Come se la
vera onest appartenesse alla solitudine, poich essere visto significava re-
citare e la recitazione era intrinsecamente falsa, poich suscitava aspettati-
ve.
Nei momenti immediatamente successivi a un periodo sorprendentemen-
te breve di sfogo, quando sembrava realmente che fosse vuota dentro, Se-
ren riusc a esplorare, libera dai ceppi delle emozioni, ci che era rimasto.
Lei aveva scelto di avere fiducia in Buruk il Pallido, aveva creduto - per-
ch era facile - che lui non si sarebbe arreso alla vita. Dopo tutto, lei non lo
aveva mai fatto. Lei aveva respinto l'evidenza dell'improvvisa serenit del-
l'uomo, la strana libert nelle parole che le aveva rivolto in quegli ultimi
giorni. Quando aveva gi preso la sua decisione. Buruk aveva visto avvici-
narsi la guerra e aveva voluto scegliere il ruolo da interpretare. Si era ta-
gliato fuori da quel particolare arazzo. Ma c'era stata della magia nell'inca-
pacit di Seren di accettare i suoi veri sentimenti, sul sentiero del dolore e
della colpa, e c'era stata una calda familiarit nel rituale.
Dal suo fallimento era sorta la richiesta di essere punita.
Non aveva voluto lo stupro. Nessuna persona sana di mente lo pensereb-
be mai. Ma aveva intessuto la scena e tutto il suo potenziale orrore.
Non tutte le sfaccettature di un individuo erano piacevoli.
Cos aveva pianto per i suoi difetti, per le sue debolezze e per la sua na-
tura umana. Davanti a due testimoni che sicuramente avevano le loro sto-
rie, le loro ragioni per affliggersi.
Ma ora era fatta. Non si ricavava alcun valore pratico dalla ripetizione di
quel particolare rituale. La stanchezza lasci il posto al sonno e quando si
svegli, era l'alba. La squadra si era accampata nella radura e tutti erano
ancora addormentati tranne Iron Bars, che se ne stava seduto davanti a un
piccolo focolare, intento a riportare in vita le fiamme.
Qualcuno le aveva gettato sopra una coperta. L'aria del mattino era fre-
sca e umida. Seren si sedette, avvolgendosi la lana intorno alle spalle, poi
si alz e raggiunse il Dichiarato davanti al fuoco.
Lui non la guard. Acquitor, ti sei riposata?
S, grazie. Non so se dovrei scusarmi...
Per che cosa? Ho sentito il nitrito dei cavalli, laggi, a sud.
Deve essere Brous. C' una piccola guarnigione.
Brous  una citt?
 un villaggio situato nel bel mezzo di rovine di pietra. Un tempo era
un luogo sacro ai Tarthenal, anche se non sono stati loro a costruirlo.
Come fai a saperlo?
Le dimensioni non sono per i Tarthenal.
Troppo piccole?
No, troppo grandi.
L'uomo la guard, strinse gli occhi e infine si alz.  ora di preparare
qualcosa da mettere sotto i denti.
Sei uno strano ufficiale, Iron Bars, comment Seren, sorridendo. O-
gni mattina cucini la colazione per tutti.
Sono sempre il primo a svegliarsi, spieg l'uomo avvicinando a s una
bisaccia con i viveri.
Seren lo guard lavorare, chiedendosi quante volte lo avesse fatto.
Quante radure come quella, quante mattine in cui si era alzato per primo
tra soldati che ancora russavano. Lontano da qualsiasi cosa potesse essere
definita casa. In un certo senso, lo capiva. Esistevano due manifestazioni
nella Fortezza Vuota che parlavano a quella natura. Camminatore e Vaga-
bondo, la differenza tra i due un'impercettibile motivazione.
A un tratto, Seren si rese conto che il Dichiarato era un uomo di aspetto
piacevole.
Tossendo, il mago Corlo si liber della coperta e si tir in piedi. Dov'
il t?
 quasi pronto.
Ho mal di testa, afferm Corlo. Sta per succedere qualcosa.
Prima ho sentito dei cavalli, spieg il Dichiarato. Nitrivano.
Per me va bene cos. Non lo voglio pi forte.
Il Dichiarato affond un mestolo nella pentola e riemp la tazza di stagno
che Corlo gli porgeva.
Seren si accorse che la mano del mago tremava.
Potrei avere bisogno del diadema oggi, signore.
Uh, preferirei di no. Cerchiamo di evitarlo, se possibile.
S.
Il diadema? ripet Seren. Quello che hai usato per aprire quel sentie-
ro a Trate?
Corlo le lanci un'occhiata penetrante e annu. Ma non mi serve per
quello. Ci sono altri rituali intrecciati nel diadema. Quaranta, per la preci-
sione. Quello che forse dovremo usare ci aiuta ad avanzare pi rapidamen-
te. Ma usiamo il diadema raramente, perch ci provoca dei tremori, che
peggiorano con l'utilizzo frequente.
 per questo che stai tremando adesso?
Corlo si guard le mani dopo avere bevuto un sorso di t. No.  qual-
cos'altro.
Ci che sta accadendo a Brous adesso.
Immagino di s.
Sveglia gli altri, Corlo, ordin Iron Bars. Acquitor, dovremmo evita-
re Brous?
Difficile riuscirci. A est si leva una catena di colline e non esiste una
pista che le attraversi. Se andassimo in quella direzione, perderemmo un
giorno, forse due.
Va bene.
Mi occupo dei cavalli, si offr Seren.
Il Dichiarato annu. Poi torna qui a mangiare.
S, signore.
Il sorriso che lui le rivolse, per quanto appena accennato, le provoc una
piacevole sensazione di calore.
Raggiunsero le rovine molto prima di intravedere il villaggio. I resti era-
no per lo pi semisepolti e sporgevano in gibbi dal terreno della foresta.
Radici antiche stringevano la pietra ma erano state incapaci di provocare
incrinature nella strana roccia. Sentieri che un tempo erano stati rialzati ora
formavano una confusa rete di strade attraverso la foresta, ricoperte di fo-
glie morte. Raggiunto il limitare del bosco, nella radura ormai poco distan-
te il gruppo vide una manciata di edifici a cupola e, al di l di essi, le mura
a palizzata di Brous, oltre le quali si allungavano lunghi fili di fumo grigio.
Gli antichi edifici a cupola possedevano ingressi solenni, un passaggio
ad arco con aperture tanto larghe quanto aite: tre volte l'altezza di un uo-
mo.
Per il respiro di Hood, sibil Corlo, queste eclissano persino le tom-
be dei K'Chain Che'Malle.
Quelli non li ho mai visti... inizi Seren.
Ma il mago la interruppe: Ne sono sorpreso, poich in queste terre ab-
bondano i resti di quelle creature. Erano una via di mezzo tra lucertole e
draghi, su due zampe. Una bocca irta di denti aguzzi; sulle bancarelle di
Trate a volte si trovano denti e ossa antiche. I K'Chain Che'Malle, ragazza,
un tempo dominavano l'intero continente. Molto prima dell'arrivo degli
umani. Comunque, le loro tombe assomigliano a queste, sono solo pi pic-
cole.
Oh. Pensavamo che quelle fossero Tarthenal. Non  mai stato trovato
niente all'interno.
Perch i K'Chain Che'Malle non hanno mai avuto la possibilit di usar-
le.
Superarono in silenzio la prima struttura e videro, a lato del villaggio, un
centinaio o pi di soldati e civili riuniti. Sembrava stessero scavando lungo
una collinetta. Un tumulo. Pietre di cimasa erano state trascinate via da un
giogo di cavalli e gruppi di uomini stavano attaccando i fianchi.
Non voglio partecipare a quell'attivit, signore, disse Corlo.
Tirarono le redini.
Che cosa c' l dentro? domand Iron Bars.
Niente che abbia a che fare con queste rovine, direi.
Potresti essere un po' pi preciso? chiese Seren.
Va bene. Volevo dire che quei bassi tumuli appartengono a qualcosa
d'altro. E l'interno  caotico. Pieno di corridoi. In quella compagnia c' un
mago, Dichiarato, che  impegnato a demolirli.
Tutti?
Quasi. Ne ha lasciati intatti un paio. Penso voglia legare tutto quello
che trova l dentro.
Siamo stati visti, annunci Seren.
Un gruppo di soldati a cavallo si dirigeva verso di loro, un ufficiale in
testa.
Lo riconosci? le domand Iron Bars.
Finadd Arlidas Tullid, spieg Seren.  al comando della guarnigione
di Brous.
Iron Bars la guard. E...?
Non  un uomo gradevole.
La truppa del Finadd era composta da sedici cavalieri. Li raggiunsero e
l'ufficiale annu a Seren in segno di saluto. Acquitor. Mi sembrava di a-
verti riconosciuto. Da dove venite?
Da Trate.
Una bella cavalcata. Immagino tu abbia abbandonato la citt prima che
cadesse.
Lei non lo contraddisse.
Il Finadd scrut gli uomini della Guardia Cremisi e non sembr gradire
ci che vide. Il vostro arrivo  tempestivo, afferm, stiamo reclutando
soldati.
Loro sono gi stati reclutati, afferm Seren, come mia scorta. Sto re-
candomi a Letheras per un'udienza con il re.
Arlidas si accigli.  inutile, Acquitor. Il re se ne sta l, sul suo trono,
rannicchiato per la paura. E il Ceda ha perso la ragione.  per questo che
ho deciso di dichiarare la nostra indipendenza. E intendiamo difenderci
contro quei dannati musi grigi.
La risata di Seren fu improvvisa e subito rimpianta. Indipendenza, Fi-
nadd? Il villaggio di Brous? Con te al comando? In veste di che cosa? Im-
peratore?
Tu e la tua scorta siete entrati nel nostro territorio, Acquitor, ci signi-
fica che ora siete al mio comando. Sono felice di vedere che siete bene ar-
mati, poich ho poche armi in pi.
Tu non puoi reclutarci, intervenne Iron Bars. E ti consiglio di non
farne una questione, Finadd, o nel giro di pochi secondi ti ritroverai con
un'armata molto pi piccola.
Arlidas sghignazz. Voi sei e l'Acquitor...
Finadd. Un cavaliere spron il cavallo e affianc Arlidas. Occhi pic-
coli, tondi, coperto di sporcizia per avere scavato gallerie nella terra.
Quello  un mago. E indic Corlo.
Anche tu lo sei, dannato bastardo Nerek, sbott il Finadd.
Diglielo, ordin Corlo all'altro mago. Ti chiami Urger, vero? Dillo al
tuo Finadd, Urger.
Il mezzosangue Nerek si umett le labbra. Ci uccider tutti, signore.
Ognuno di noi. Senza nemmeno versare una goccia di sudore. E comincer
da te, Finadd. Ti strapper il cervello e lo getter in un calderone di olio
bollente.
Farai meglio a tornare a quel tumulo, Urger, intervenne Corlo. I de-
moni stanno cercando di uscire e potrebbero anche riuscirci. Perderesti la
possibilit di legarli.
Il mago si volt. Che l'Errante mi prenda, ha ragione! Finadd, devo an-
dare! Non posso aspettare! E)etto ci, gir il cavallo e lo spinse al galop-
po.
Arlidas fiss a turno Seren, Iron Bars e Corlo, poi imprec fra s e s e
fece un cenno ai suoi soldati. Tornate al tumulo. Al tumulo, dannazione!
Si allontanarono.
Seren guard Corlo. Li hai spaventati a morte, eh?
Il mago sorrise.
Andiamocene, prima che cambino idea, ordin il Dichiarato.
Vorrei imparare quello che hai fatto, Corlo.
Ti piacerebbe, eh? Il sorriso dell'uomo si allarg.
C' sempre qualcosa di inquietante in una nuvola di polvere su una
strada lontana, non trovi?
Trull Sengar strinse gli occhi e diresse lo sguardo a est, fino a individua-
re lo sbuffo rivelatore. Niente di cui preoccuparsi, Lilac, disse. Penso
sia una colonna dell'armata di mio padre. Una parte ha da poco occupato
Manse.
C' stata una battaglia laggi, sottoline il demone, poi sospir. Due
dei miei sono stati uccisi.
Mi dispiace.
Erano accampati alle porte di Thetil e stavano preparandosi alla marcia
verso Primo Braccio, dove il loro esercito si sarebbe unito a quello del-
l'imperatore prima di dirigersi verso sudest e verso Letheras. L'armata di
Tomad avrebbe percorso la Strada di Mappers per avvicinarsi alla capitale
da nord. Le forze Letherii fuggivano innanzi a loro, ciononostante li atten-
deva ancora una battaglia, probabilmente fuori dalle mura di Letheras.
Trull lanci un'occhiata alla compagnia. Una decina circa di guerrieri e-
rano radunati intorno al sergente Canarth, che era nel bel mezzo di una
qualche filippica, come indicavano gli ampi gesti delle braccia. Il capitano
di Trull, Ahlrada Ahn, se ne stava in disparte, ma ascoltava.
Da quando Trull aveva il demone come guardia del corpo, gli altri guer-
rieri avevano mantenuto le distanze, i capi delle squadre riluttanti a stare
fermi anche quando Trull si avvicinava per impartire ordini. C'era chiara-
mente qualcosa di sbagliato nello scegliere un demone, nel rendere lam-
pante che la creatura era intelligente, era un individuo. Comprensibile,
considerato l'abituale trattamento riservato ai Kenyll'rah da parte dei loro
padroni Tiste Edur. Ma, Trull lo sapeva, c'era qualcosa di pi.
Durante la marcia da Alto Forte, Trull Sengar si era accorto che la mag-
gior parte dei guerrieri e delle donne lo evitava. Non era ancora stata pro-
nunciata alcuna misura restrittiva ufficiale, ma un silente giudizio era gi
stato pronunciato, ed erano quelle implicite forme di punizione che mante-
nevano la necessaria coesione delle trib Edur: il rifiuto di comportamenti
aberranti doveva essere evidente, la punizione doveva avere la partecipa-
zione di tutti, la lezione doveva essere chiara a coloro che avessero nutrito
simili pericolosi impulsi. Trull capiva tutto ci e non protest mai.
Senza il demone accanto a lui sarebbe stato tutto molto pi doloroso, si
sarebbe sentito molto pi solo di quanto gi non fosse. Eppure, anche con
Lilac c'era una verit che feriva. Il demone non era libero, perch se cos
fosse stato in quel momento non sarebbe stato al suo fianco. Cos, l'ipotesi
di compagnia era sfumata e Trull non poteva illudersi convincendosi del
contrario.
Fear non gli aveva pi parlato da Alto Forte. Gli ordini venivano tra-
smessi attraverso B'nagga, che era indifferente, o ignaro, della tensione che
ruotava intorno a Trull.
Poco distante sedevano i due prigionieri, la regina e il figlio, scortati da
Trull e dal suo esercito fin da Alto Forte. Erano stati fatti salire su un carro
trainato da buoi, le ferite del principe curate da uno schiavo Letherii, la re-
gina affiancata da una schiava che cucinava i pasti e soddisfaceva le neces-
sit della sovrana. Nonostante il trattamento regale riservato ai due, n la
regina n il principe si erano dimostrati loquaci.
Ahlrada Ahn raggiunse il superiore.
Trull parl per primo. Capitano, perch il sergente Canarth  cos agita-
to?
Il guerriero dalla pelle scura s'incup. Per colpa tua, Trull Sengar.
Ah, e tu sei venuto a mettermi in guardia da una possibile insurrezio-
ne?
L'allusione offese il guerriero. Non sono tuo alleato, sibil. Non in
questa questione. Canarth intende rivolgersi a Fear e chiedere un altro co-
mandante.
Be', sarebbe un sollievo, replic Trull. E tu, allora, che cosa vuoi?
Voglio che ti scusi prima che Canarth avanzi la sua richiesta.
Trull distolse lo sguardo. Guard verso sud, alle fattorie sul lato opposto
di Thetil. Niente bestiame, niente contadini nei campi. La pioggia era stata
clemente e tutto splendeva di un verde brillante. Tua madre era una
schiava dei Rosa Blu, vero? Ed  per questo che tu te ne stavi sempre in
disparte.
Non mi vergogno di nulla, Trull Sengar. Se stai cercando di ferirmi...
Gli occhi di Trull incontrarono quelli duri di Ahlrada. No, esattamente
l'opposto. So che non ti piaccio. Non ti sono mai piaciuto, anche prima che
io colpissi... una donna. Stranamente, io ti ho sempre ammirato. La tua
forza, la tua determinazione a elevarti al di sopra della tua nascita...
Elevarmi al di sopra della mia nascita? ripet il guerriero in tono geli-
do. Non ho mai sofferto di alcun senso di inferiorit, Trull Sengar. Prima
che mia madre morisse mi ha rivelato molti segreti. I Rosa Blu sono i so-
pravvissuti di una guerra in seguito alla quale non avrebbero dovuto esser-
ci sopravvissuti. Vedi, era convinzione comune che gli Edur li avessero
uccisi tutti. Era necessario crederlo.
Mi confondi, Ahlrada Ahn, disse Trull. Di quale guerra stai parlan-
do?
Sto parlando del Tradimento. Quando gli Edur e gli Andii combattero-
no come alleati contro i K'Chain Che'Malle. Il Tradimento, che non and
come riportato dalle cronache Edur. Furono gli Andii ad essere traditi, non
gli Edur. Scabandari Occhiodisangue pugnal Silchas Ruin. Alla schiena.
Tutto quello che hai imparato da bambino e di cui non hai mai dubitato 
una menzogna, Trull Sengar. Ahlrada fiss l'altro con un freddo sorriso.
E adesso mi accuserai di essere un bugiardo.
I Rosa Blu sono Tiste Andii?
Le origini sono quelle, s.
Trull torn a distogliere lo sguardo. Poco dopo, annu fra s e s. Non
vedo perch dovrei definirti un bugiardo, Ahlrada Ahn. La tua versione ha
molto pi senso. Dopo tutto, se noi fossimo stati quelli traditi, allora do-
vremmo essere come gli Andii oggi: semplici resti di un popolo spezza-
to...
Non tanto spezzato quanto tu pensi, obiett Ahlrada.
Non pensi che i Rosa Blu capitoleranno? La loro terra non  gi un pro-
tettorato dei Letherii? Una nazione di uomini sottomessi?
Hanno aspettato questo momento, Trull Sengar. Dopo tutto, la verit
non pu essere nascosta: una volta che gli Edur avranno occupato il protet-
torato, scopriranno che la classe governante ha sangue Andii nelle vene.
Probabilmente.
Restarono in silenzio alcuni istanti, poi Ahlrada disse: Non nutro un o-
dio particolare per te, Trull Sengar. Il mio odio  rivolto a tutti i Tiste E-
dur.
Capisco.
Davvero? Guarda gli spettri-ombra. I fantasmi che sono stati legati agli
Edur, che vengono obbligati a combattere questa guerra. Per poi trovare
l'oblio sotto l'acciaio delle spade Letherii, il ferro fatale contro il quale non
hanno difesa. Loro sono Tiste Andii, le ombre di coloro che caddero in
quel Tradimento, molto tempo fa.
Fu allora che Lilac, il demone, parl:  vero, Trull Sengar. Gli spettri
sono costretti, come noi Kenyll'rah. Non sono i vostri antenati.
Ma io non posso fare niente per cambiare tutto ci, afferm Trull.
Senza aggiungere altro, si allontan. Mentre attraversava l'accampamen-
to, prontamente evitato da tutti, il suo cammino apparve, come per magia,
privo di ogni ostacolo. Trull non era immune al rimpianto. Avrebbe voluto
poter ritornare indietro, al momento in cui aveva perso il controllo, quando
la sua indignazione aveva avuto la meglio. Immaginava che la donna aves-
se avuto ragione. Gli Edur feriti dovevano essere curati per primi. Non c'e-
ra tempo per i demoni. Non avrebbe dovuto colpirla.
A nessuno importavano le sue motivazioni. Quel gesto era ingiustificabi-
le e basta.
Si diresse verso la tenda del comando.
E si accorse che i cavalieri che avevano visto prima sulla strada erano ar-
rivati. Tra di loro c'era Uruth, sua madre.
Era in piedi accanto al cavallo.
Fear usc dalla tenda e si diresse verso di lei.
Uruth stava parlando quando Trull arriv: ... non posso sopportarlo.
Nel caso rimanessimo privi di viveri nel corso della marcia verso sud,
permettimi di essere la prima a proporre di uccidere i cavalli. Not Trull e
si rivolse a lui: Hai commesso degli errori gravissimi, figlio mio. Ciono-
nostante, questa esagerata reazione da parte delle donne di questo accam-
pamento non verr tollerata. Riport l'attenzione su Fear. I guerrieri non
sono altro che bambini? Mani sudice attaccate alle gonne delle madri? Tuo
fratello Trull si  dimostrato codardo sul campo di battaglia?
No, rispose Fear, il suo coraggio non viene messo in discussione....
A te e ai tuoi guerrieri, Fear, non deve importare altro. Mi ero fatta u-
n'opinione migliore di te, il mio primogenito. Tuo fratello voleva la guari-
gione per un compagno caduto...
Un demone...
I demoni non hanno forse combattuto ad Alto Forte? Molti di loro non
hanno dato la vita per ottenere la vittoria? I guaritori devono soddisfare i
desideri dei guerrieri dopo una battaglia. Non sta a loro decidere chi sia
degno di essere curato. Fossi stata qui, l'avrei colpita io stessa per la sua
impudenza. Ogni donna Edur deve forse acquisire i difetti dell'Imperatrice
Mayen? No, se io ho voce in capitolo. Adesso, Fear, dovrai modificare l'at-
teggiamento dei tuoi guerrieri. Ricorderai loro le gesta di Trull nel corso
del viaggio per recuperare la spada dell'imperatore. Dirai loro di ricordare
la sua comunicazione della notizia del raccolto Letherii delle foche zannu-
te. Ma soprattutto, Fear, non volterai le spalle a tuo fratello. Intendi conte-
stare le mie parole?
Mentre Fear drizzava le spalle e sorrideva, sembr che un pesante far-
dello gli fosse stato tolto dalle spalle. Non oserei, disse.
Madre, intervenne allora Trull, la rabbia di Fear nei miei confronti 
dovuta al mio dissenso sulla necessit di questa guerra. Sono stato incauto
nel dare voce alle mie obiezioni....
Una crisi di lealt all'imperatore  una cosa pericolosa, lo interruppe
Uruth. Fear aveva ragione a essere arrabbiato, n io sono lieta delle tue
parole. Solo l'imperatore ha il potere di fermare questa conquista, e lui non
lo far. N Fear, n io, n nessun altro pu dare risposta ai tuoi dubbi,
Trull. Non lo capisci? Solo Rhulad pu risponderti, e lui non  qui.
Capisco, disse Trull. Guard Fear. Fratello, ti chiedo scusa. Conser-
ver le mie parole per Rhulad.
Lui non  interessato a sentirle, obiett Fear.
Non importa.
Si fissarono.
Uruth sospir. Basta, Trull.  questo il demone in questione?
Trull si volt verso Lilac, che se ne stava a cinque passi dietro di lui.
S.
La madre si avvicin al demone. Kenyll'rah, la tua stirpe continua a
governare nel tuo regno?
Il demone annu. I tiranni restano, padrona, e la guerra continua.
Ma tu non eri un soldato.
Lilac si strinse nelle spalle. Anche i Kenryll'ah devono mangiare, pa-
drona.
Abbiamo trovato pochi soldati tra quelli convocati, afferm Uruth.
Stiamo perdendo la guerra. Quattro delle torri Kenryll'ah sono cadute.
Le navi Korvalahrai sono state avvistate lungo il Fiume Chirahd.
Devo partire per raggiungere l'imperatore domani mattina, disse U-
ruth. Non ci resta che questa notte.
Per che cosa? domand Trull.
Per una chiacchierata con un tiranno Kenryll'ah, rispose la donna, lo
sguardo ancora sul demone. Forse  giunto il momento di stringere una
formale alleanza.
Loro non amano le vostre ruberie, Tiste Edur, afferm Lilac.
Uruth gli volt le spalle. Tu sei un contadino, demone. Da te ho biso-
gno solo del passaggio per il tuo regno. Tieni le tue opinioni per te.
Trull guard la madre entrare nella tenda del comando, poi spost lo
sguardo su Fear e si accorse che il fratello lo fissava.
Sei venuto qui per parlarmi di qualcosa?
Dopo una breve esitazione, Trull disse: I miei guerrieri stanno per veni-
re da te per chiederti un nuovo comandante. Ho pensato di anticiparli di-
mettendomi.
Fear sorrise. Dimissioni. Allora adesso siamo proprio un esercito. Co-
me i Letherii. Sergenti, tenenti, capitani.
E comandanti.
Niente dimissioni, Trull.
Molto bene. Canarth ti chieder presto udienza.
E l'avr, anche se non se ne andr soddisfatto. Fear si avvicin. Pre-
sto raggiungeremo i nostri fratelli. So che vorrai parlare con Rhulad. Stai
attento, Trull. Niente  pi com'era. La nostra gente  cambiata.
Lo vedo, Fear.
Forse, ma non la capisci.
E tu?
Fear si strinse nelle spalle, ma non rispose. Si gir e rientr nella tenda.
Tua madre, disse Lilac, gioca un gioco pericoloso.
Questo  il gioco dell'imperatore, Lilac, afferm Trull. La tua gente 
in guerra nel tuo regno?
Io sono solo un pescatore.
Ma se si dovesse presentare la necessit, i tuoi tirannici padroni potreb-
bero chiamarti alle armi.
I Kenryll'ah governano da lungo tempo, Trull Sengar. E il loro auto-
compiacimento li ha resi deboli. Non riescono nemmeno a vedere la loro
imminente fine. Tale  la loro cecit. Ma  cos che vanno sempre le cose.
Indipendentemente da quanto lunga e perfetta sia la sequenza scritta nel
passato di civilt e imperi caduti, resta la convinzione che il proprio regno
vivr per sempre e non sar soggetto alle leggi indomite della dissoluzione
che legano la natura. Gli occhi piccoli e tranquilli del demone si fissarono
su Trull. Io sono un pescatore. Tiranni e imperatori conquistano, salgono
e cadono dal trono. Le civilt fioriscono e poi muoiono, ma i pescatori re-
stano. E cos i contadini nei campi e i pastori nei pascoli. Noi siamo dove
inizia la civilt e quando finisce, siamo l per iniziarla nuovamente.
Uno strano discorso, pens Trull. La saggezza dei contadini raramente
veniva espressa con tanta chiarezza. A meno che, Lilac, tutti i pescatori, i
contadini e i pastori non siano morti.
Non parlavo di noi stessi, Trull, ma delle nostre incombenze. Ken-
yll'rah, Edur, Letherii, il s non  eterno. Ma le incombenze, s.
A meno che non regni ovunque la morte.
Alla fine, la vita ritorna.  sempre cos. Se l'acqua  sudicia, trover al-
tra acqua.
Mia madre ha detto che ti user per aprire un passaggio, afferm
Trull. Come  possibile?
Verr sacrificato. Il mio sangue sar il canale.
Non ti ho fatto guarire per poi doverti sacrificare, Lilac.
Non c' niente che tu possa fare, Trull Sengar.
Ci deve essere. Non c' modo di liberarti?
Dopo alcuni istanti di silenzio, il demone disse: Il tuo sangue pu crea-
re un nuovo legame. Io e te, escludendo tutto il resto. A quel punto tu po-
tresti impartirmi l'ordine.
Di fare che cosa? Di tornare nel tuo regno?
S.
E potresti essere richiamato?
Solo da te, Trull Sengar.
Mi vorresti come tuo padrone, Lilac?
L'alternativa  la morte.
Che prima hai detto preferiresti alla schiavit.
Se la scelta  fra combattere questa guerra o morire, s.
Ma tornando a casa...
Il ritorno a casa  comunque preferibile a qualsiasi cosa, Trull Sengar.
Il Tiste Edur tir fuori il pugnale. Che cosa devo fare?
Trull entr nella tenda qualche istante dopo. Trov Fear e Uruth al cen-
tro della stanza. Madre.
Lei si gir, il volto arcigno. Che cosa hai fatto?
Ho mandato via il mio demone. Dovrai trovarne un altro.
Lo sguardo della donna cadde sulla mano sinistra di Trull e si ferm sul
profondo taglio da cui stillava ancora sangue.
Capisco. Dimmi, figlio, la tua ribellione non avr mai fine?
Ho pagato un duro prezzo per salvare la vita di quel demone.
E allora?
Tu intendevi usarlo per creare un canale attraverso il quale raggiungere
il suo regno...
E?
Per farlo, avresti dovuto sacrificare Lilac.
Te lo ha detto il demone? Ti ha mentito, Trull. Al contrario, uccidendo-
lo avrei spezzato i legami con il suo mondo. Ti ha ingannato, figlio. Ma
ora voi due siete legati. Puoi richiamarlo indietro e punirlo.
Trull inclin la testa e sorrise. Sai, madre, penso che al suo posto mi sa-
rei comportato nello stesso modo. No, l'ho mandato a casa e che ci resti.
Dove forse si ritrover a combattere un'altra guerra.
Non sta a me deciderlo, osserv Trull stringendosi nelle spalle.
Non  facile capirti, comment Uruth, e lo sforzo mi stanca.
Mi spiace. L'imperatore che cosa spera di ottenere dall'alleanza che
vuoi cercare di stringere con i demoni tiranni? Che cosa pensa di offrire in
cambio?
Ti interessa veramente, figlio?
Certo.
Uruth lanci un'occhiata a Fear e sospir. I Korvalahrai sono un popolo
di marinai. Stanno raggiungendo le terre dei Kenryll'ah risalendo un fiume
a bordo di una flotta che trasporta l'intero popolo. Il potere di Rhulad  tale
da permettergli di poter deviare, per un certo periodo, il corso del fiume.
La flotta di invasori verrebbe distrutta nella conflagrazione. Un simile ri-
sultato andrebbe a tutto vantaggio anche degli Edur. In cambio, chiediamo
pi demoni per la nostra guerra, magari dei Kenryll'ah di grado sociale in-
feriore, che sono comunque pi versati nell'arte della guerra dei loro suddi-
ti Kenyll'rah. Si rivolse a Fear. Avr bisogno di un altro demone.
Molto bene.
E di un luogo tranquillo e isolato.
Fear annu. Trull, torna dalla tua compagnia.
..    ..     .. 
Mentre tornava all'accampamento dei suoi soldati, Trull si scopr a sor-
ridere. La gioia di Lilac, un istante prima che svanisse, era stata quella di
un bambino. Eppure, la mente del demone era tutt'altro che semplice. Do-
veva sapere che esisteva il rischio che, una volta scoperto l'inganno, Trull,
in preda all'ira, lo richiamasse indietro e gli infliggesse una terribile puni-
zione. Per qualche oscuro motivo, Lilac aveva concluso che quella era u-
n'eventualit improbabile.
La mia debolezza  cos ovvia e palese che persino un demone  riuscito
a vederla.
Dopo tutto, forse non era un guerriero. Non un passivo esecutore di or-
dini, capace di allontanare pensieri inutili alla causa. E nemmeno un capo
che avanza a testa alta, la certezza un fuoco accecante che divampa in lui.
Il peggio era che nutriva dei sospetti nei confronti della trasformazione
di Rhulad. Fear, in giovent, non aveva mai mostrato la tronfia arroganza
di Rhulad, la sua affettazione e ostentazione: caratteristiche che forse ben
si adattavano a un condottiero, ma che certo non rientravano nella persona-
lit di Fear. Rhulad era stato uno spaccone, mentre Fear era sicuro di s e
Trull non sapeva se quella peculiarit del carattere di Rhulad fosse cambia-
ta.
Non  il mio posto.
Rendersene conto lo sconvolse, lo spinse a rallentare il passo. Si guard
intorno, sentendosi a un tratto perso. L, in mezzo alla sua gente.
I Tiste Edur sono cambiati. Ma io, no.
A sud, attraverso una regione conosciuta come Swath, una steppa dibo-
scata che un tempo era parte del Bosco del Grido, oltre la citt bruciata di
Siege Place, e sui dolci declivi della Pista della Sentinella verso le Colline
della Sentinella. Tre giorni di attraversata delle antiche alture - una catena
resa brulla dalle capre selvatiche - verso la Strada del Muschio. E poi la
marcia verso nordest lungo le rive del Fiume Muschio fino a Ribs, la citt
del guado.
Le forze Letherii in ritirata si lasciavano alle spalle terra bruciata. I de-
positi di armi e di viveri, di cui Hull Beddict era a conoscenza, erano vuoti.
Se non fosse stato per gli spettri-ombra, fare giungere rifornimenti all'eser-
cito Tiste Edur sarebbe stato impossibile: l'invasione avrebbe conosciuto
uno stallo. Inaccettabile, aveva stabilito Rhulad. Il nemico vacillava. La si-
tuazione non doveva cambiare.
Udinaas ricordava di avere mangiato anguille affumicate del Fiume
Moss, quando il mercantile aveva attraccato nel porto di Dresh. Deliziose,
una volta che ci si abituava alla pelle pelosa, che doveva essere masticata
ma non ingoiata. Da un altro schiavo aveva poi saputo che le anguille era-
no state portate anche nel Lago Dresh, dove avevano dato vita a una varie-
t che era pi grande e sgradevole. In seguito si era scoperto che le anguil-
le pescate nel Fiume Moss erano giovani, e poche raggiungevano l'et a-
dulta, poich il fiume era popolato anche da una specie di pesci predatori.
Simili pesci non erano invece presenti nel Lago Dresh. Nuotatori adole-
scenti di Dresh iniziarono a scomparire e nessuno si rese conto che le re-
sponsabili erano le anguille adulte. I pesci predatori dai denti affilati ven-
nero pescati nel fiume e liberati nel lago, ma il loro comportamento cam-
bi e gli animali divennero divoratori incontrollabili. Nuotatori adulti di
Dresh iniziarono a scomparire. Lo schiavo che aveva raccontato quella tra-
gedia, a quel punto si era messo a ridere e aveva aggiunto: E cos hanno
avvelenato l'intero lago, uccidendo ogni forma di vita. E adesso nessuno
pu pi nuotarci!.
Da quel racconto, Udinaas era giunto alla conclusione che si potevano
trarre svariate lezioni, sempre che si fosse inclini a trarre insegnamento da
molteplici atti di stupidit.
Si erano accampati sulla strada, a un giorno di marcia a ovest di Ribs.
L'imperatore soffriva per una qualche forma di febbre. I guaritori si pren-
devano cura di lui, e da loro Udinaas aveva saputo che stava dormendo.
Era pomeriggio avanzato e la luce del sole tingeva di oro e rosso la super-
ficie del lago.
Udinaas s'incammin lungo la riva pietrosa, lanciando di tanto in tanto
un sasso nell'acqua. In quei giorni non si sentiva uno schiavo, tanto meno
un Indebitato. Marciava all'ombra dell'imperatore, dove tutti potevano ve-
derlo e si ponevano domande.
Sent dei passi avvicinarsi; si volt e vide Hull Beddict avanzare sulla
spiaggia. Un uomo alto, dai muscoli possenti. Anche i suoi occhi erano
febbricitanti, ma a differenza di Rhulad, quel calore non aveva niente a che
fare con la malattia. Udinaas.
Lo schiavo guard l'uomo, combattendo la sua istintiva inclinazione alla
deferenza. Dopo tutto, quel tempo era ormai passato, anche se non era an-
cora sicuro di che cosa ci fosse al suo posto.
Ti stavo cercando.
Perch?
Le condizioni dell'imperatore...
Udinaas si strinse nelle spalle. Una febbre palustre, niente di pi...
Non mi riferivo a quella, schiavo.
Non sono il tuo schiavo, Hull Beddict.
Ti chiedo scusa. Hai ragione.
Udinaas raccolse un altro sasso. Sfreg via la ghiaietta che lo ricopriva e
lo lanci in acqua. Entrambi lo guardarono affondare, poi Udinaas disse:
Comprendo il tuo bisogno di distinguerti dagli altri Letherii in marcia con
questo esercito. Ciononostante, siamo tutti legati a uno stato servile, e le
diverse sfumature di quest'ultimo non sono pi cos importanti come un
tempo.
Forse dici il vero, Udinaas, ma non capisco dove tu voglia arrivare.
Udinaas sfreg via la polvere dalle mani. Chi meglio dei primi schiavi
Letherii degli Edur pu insegnare ai Letherii appena conquistati?
Pregusti una nuova posizione sociale per te e i tuoi amici schiavi, allo-
ra?
Forse. Molte domande sono ancora senza risposta, Hull Beddict. Im-
magino tu intenda avere un ruolo nel nuovo che verr.
Il sorriso dell'altro era ostile. Pare che avr ben poco peso in ci che
verr, Udinaas.
Allora l'Errante guarda con benevolenza su di te, comment l'altro.
Non mi sorprende che tu la veda in questo modo.
 una perdita di tempo, Hull Beddict, progettare intricati piani per la
resa. Ci che hai fatto prima, tutto ci che hai fatto prima - gli errori, le de-
cisioni sbagliate -  morto, per tutti tranne che per te. Non hai ottenuto
niente, la gloria non sar mai tua.
L'imperatore non ha prestato ascolto ai miei consigli?
In questa guerra? Quando gli andava. Ma mi auguro che tu non ti aspet-
ti in cambio alcuna particolare considerazione. Udinaas si gir, incontr
lo sguardo di Hull. Ah, mi sembra di capire il contrario.
Reciprocit, Udinaas. Certo, i Tiste Edur la comprendono, visto che 
essenziale nella loro stessa cultura.
Non c' reciprocit quando ostenti aspettative, Hull Beddict. Puf! Sva-
nisce. E prima la pensavo anch'io cos: c' cos tanto che possiamo inse-
gnare ai Letherii che tra poco conquisteremo.
Sono legato con il sangue a Binadas, afferm Hull, eppure tu mi ac-
cusi di insensibilit nei confronti dei costumi dei Tiste Edur. L'espressio-
ne del suo volto era divertita. Non mi capita spesso di venire ripreso. Tu
mi ricordi Seren Pedac.
L'Acquitor che ti ha scortato? L'ho vista a Trate.
Hull si avvicin, a un tratto attento. Durante la battaglia?
Udinaas annu. Era messa male, ma era viva. Si  trovata una valida
scorta: sono certo che sia ancora viva.
Una scorta? Composta da chi?
Non lo so. Stranieri. Uno di loro ha ucciso Rhulad e i suoi uomini.
Udinaas raccolse l'ennesimo sasso. Guarda, Hull Beddict, un fiume d'oro.
Che scorre nel tramonto. Lanci il sasso, infranse quella perfezione ri-
flessa. Per un breve istante.
Eri presente all'uccisione del re?
S. Chiunque fosse quello straniero, era raccapricciante.
Pi raccapricciante del ritorno di Rhulad?
Udinaas non rispose subito e si mosse verso la riva del fiume. Rest a
fissare l'acqua, vide il fondo fangoso brulicare di piccole anguille. Sai che
cosa sta per arrivare, Hull Beddict?
No. E tu?
Il Lago Dresh. Ecco che cosa sta per arrivare.
Non capisco.
Non importa. Non fare caso a me, Hull Beddict. Be', far meglio a tor-
nare. L'imperatore  sveglio.
Hull lo segu lungo la spiaggia. Lui  sveglio, ripet. E tu come fai a
saperlo?
Una certa agitazione fra le ombre, afferm Udinaas. Rhulad fa tre-
mare il mondo. Be', aggiunse, una piccola parte di esso. Ma che diventa
sempre pi grande. Ad ogni modo, la febbre va meglio.  debole, ma vigi-
le.
Parlami della Strega Piumata, lo invit Hull mentre raggiungevano il
vasto accampamento.
Udinaas contrasse il viso in una smorfia. Perch?
Non  pi la schiava di Mayen. Ora serve le guaritrici Edur.  merito
tuo?
L'ha ordinato l'imperatore, Hull Beddict.
Vuoi dire che non hai alcuna influenza su di lui? Pochi ti crederebbero
ora.
Reciprocit.
E in cambio che cosa hai dato a Rhulad?
Amicizia. Non sono il suo consigliere, Hull Beddict. Non cerco di in-
fluenzarlo. Non posso rispondere alla tua domanda. O meglio, non voglio.
Lei sostiene di provare solo odio per te, Udinaas. Ma io non ne sono
convinto.
Oh, io s.
Forse lei ti ha donato il cuore, ma cerca di combattere i suoi sentimenti
a causa delle assurde proibizioni e degli inutili pregiudizi della nostra gen-
te. A quanto ammonta il tuo debito, Udinaas?
Il mio debito? Il debito di mio padre. Settecentoventidue dock dal gior-
no in cui sono stato preso come schiavo.
Hull allung una mano e lo ferm. Cos poco?
Tu puoi dirlo perch sei un Beddict. Per la maggior parte dei Letherii si
tratta di una somma enorme. Considerati anche gli interessi. Udinaas ri-
prese a camminare.
Hull lo raggiunse. A chi devi i soldi?
A un usuraio di Letheras. Perch me lo chiedi?
Il nome?
Huldo.
Huldo. Dopo un breve istante, Hull sghignazz.
Lo trovi divertente?
S. Udinaas, mio fratello Tehol possiede Huldo.
Forse un tempo. Da quanto ho saputo, pare che Tehol non possegga pi
niente.
Lascia che ti racconti una storia su mio fratello. Aveva circa dieci anni
quando un debito di famiglia venne acquistato da un vero e proprio stroz-
zino. Un individuo totalmente privo di scrupoli. Il piano prevedeva di
spingerci a rinunciare a un certo appezzamento di terreno, e cos pretese il
rientro del debito. Noi non potevamo pagare, non in una volta sola, e natu-
ralmente l'usuraio lo sapeva. Ora, tutti davamo per scontato che in quei
giorni di difficolt, Tehol andasse come sempre a scuola, poich, giovane
com'era, non poteva avere idea dei guai nei quali si trovavano i nostri geni-
tori. Soltanto parecchio tempo dopo, alcuni fatti vennero alla luce. Per e-
sempio, il fatto che Tehol fosse riuscito a indurre il suo insegnante a inde-
bitarsi con lui. Niente di importante, ma a sufficienza perch mio fratello
obbligasse l'insegnante a non denunciare le sue assenze, mentre lui avviava
una sua attivit gi al fiume. Due sottoposti, entrambi Nerek, erano impe-
gnati a setacciare le acque di scolo. Quel particolare deflusso proveniva da
una certa propriet;  incredibile come i tesori possano essere recuperati.
Si trattava per lo pi di gioielli. Anelli, orecchini, perle. Comunque, pare
che una collana abbia costituito il colpo di fortuna e cos Tehol e i suoi Ne-
rek si sono ritrovati di colpo pieni di soldi.
Dopo aver rivenduto la collana?
Oh, no. Grazie alla ricompensa. Il loro lavoro consisteva nel recuperare
oggetti smarriti. Poco dopo, l'usuraio che premeva sulla nostra famiglia ri-
cevette il pagamento del debito e in seguito venne sollecitato a rientrare di
alcuni debiti contratti e cos venne ridotto sul lastrico.
Udinaas grugn. Clienti davvero riconoscenti.
Probabilmente. Non lo abbiamo mai scoperto. E Tehol non ci ha mai
spiegato un accidenti. Ci ho impiegato pi di un anno per rimettere insie-
me un po' di pezzi. Quello che voglio dirti, Udinaas,  che il genio di Tehol
 diabolico. Indigente? Lo escludo. Ritirato dagli affari? Impossibile. A-
desso sono piuttosto bravo nel seguire le tracce di mio fratello. Huldo non
 l'unico usuraio in mano sua.
E cos, mormor Udinaas mentre si avvicinavano alla tenda dell'impe-
ratore, sono Indebitato con i Beddict.
Non pi, afferm Hull. Ritengo il tuo debito estinto da questo mo-
mento. Tehol mi perdoner, sempre che abbia la possibilit di metterlo alle
strette.
Udinaas lo fiss e annu. Capisco. Reciprocit.
Io non ho aspettative, Udinaas.
Bene. Sapevo che sei uno che impara in fretta.
Hull Beddict si ferm davanti all'entrata della tenda. Mi ha fatto piacere
parlare con te.
Udinaas rest in silenzio, poi sorrise.
Seduto sul trono, il sudore che colava in mezzo e sopra le monete d'oro
sul viso, sul collo e sul petto, gli occhi iniettati di sangue, l'imperatore era
scosso da continui tremiti. Udinaas, gracchi, come puoi vedere, stia-
mo bene.
Queste terre meridionali, imperatore, sono infestate da strane malattie.
Noi non eravamo malati. Noi stavamo... viaggiando.
Erano soli nella stanza. Hannan Mosag era con i guerrieri, dove vecchie
faide tra trib minacciavano di spezzare l'unione. Mayen si era ritirata con
le donne, poich era giunta voce che Uruth Sengar stesse per arrivare,
chiamata grazie ai K'risnan. L'aria nella tenda puzzava di sudore acido.
Allora, un viaggio lungo e difficoltoso, osserv Udinaas. Volete del
vino? Cibo?
No. Non ancora. Abbiamo... fatto qualcosa. Una cosa terribile. Per ot-
tenere un'alleanza. Quando colpiremo l'esercito Letherii fuori dalla citt,
vedrai ci che abbiamo ottenuto oggi. Siamo... soddisfatti. S, soddisfatti.
Ma spaventati. Dal vostro stesso potere.
Gli occhi guizzarono su Udinaas. Pare che possiamo nasconderti ben
poco. S, spaventati. Noi... io... ho annegato un mondo intero. Un fram-
mento di Kurald Emurlahn, sul quale le nostre navi presto navigheranno.
In cerca dei nostri fratelli perduti. E... di campioni. Si pass una mano sul
viso, le lunghe unghie graffiarono la pelle. Ho annegato un mondo.
Era necessario cambiare argomento, decise Udinaas. Campioni? Non
capisco, imperatore.
Un istante per riprendersi, poi un cenno del capo. Valorosi nemici, U-
dinaas. Abili combattenti capaci di ucciderci. Sono necessari.
Perch il vostro potere diventi ancora pi forte.
S. Pi forte.  necessario. Talmente tante cose sono necessarie ades-
so...
Allora  giusto avere paura, imperatore, azzard Udinaas.
Davvero? Spiegati.
La paura denota saggezza. Riconoscimento di responsabilit.
Saggezza. S, deve essere cos, vero? Non l'avevamo considerato pri-
ma. Abbiamo paura, perch stiamo diventando saggi.
Oh, povero ragazzo. Come posso farti questo? Come incoraggerete
questi... campioni?
Rhulad rabbrivid, poi sollev la spada con la mano destra. Chi fra loro
volter le spalle a una simile sfida? Quelli che sono privi di valore. O, se si
dimostreranno riluttanti, verranno obbligati. Questo mondo  vasto, Udi-
naas, molto pi vasto di quanto tu possa pensare. Ci sono altre terre, altri
imperi. Ci sono popolazioni e razze formidabili. Ci spingeremo lontano.
Troveremo quelli utili a noi. E poi, un giorno, conquisteremo. Ogni regno.
Ogni continente.
Dovrete ingannare quei campioni, imperatore. Dovranno credere che
uccidere voi sar la loro vittoria. Dovrete fare sembrare che sia il vostro
ego a spingere tali sfide. Non dovranno sapere nulla del potere della spada,
o delle sue pretese su di voi.
S, tu dici il vero, Udinaas. Insieme daremo forma al futuro. A te non
mancher niente.
Imperatore, non mi manca niente nemmeno adesso. Non ho bisogno di
promesse. Vi prego, non intendevo offendervi. Ci che intendevo era che
non c' bisogno di promesse.
Un dolore improvviso negli occhi scuri di Rhulad, una pena e una soffe-
renza che dilaniarono Udinaas, da qualche parte nel suo profondo. Era tut-
to quello che poteva fare per poter continuare a sostenere lo sguardo del-
l'imperatore.
Ora vorremmo avere un po' di vino, Udinaas. Un tono di profonda tri-
stezza. Due calici, per me e per te. Dobbiamo bere e non pensare a nulla.
Forse parleremo di questioni irrilevanti.
Udinaas si avvicin al tavolo sul quale era posata una caraffa di vino Le-
therii. Una volta sono stato a Dresh, disse mentre riempiva due bicchie-
ri. E ho mangiato l'anguilla affumicata del Fiume Moss. Volete che vi
racconti la storia delle anguille del Fiume Moss, imperatore? Port i due
calici all'Edur seduto sul trono.
 irrilevante?
Udinaas esit, poi annu. Lo .
Allora, s, Udinaas. Racconta.
Seren Pedac e la Guardia Cremisi procedevano al piccolo galoppo. A
mezza lega di distanza si trovava la citt di Dissent. Un tempo era stata
cinta da mura, ma i costruttori locali avevano distrutto buona parte delle
fortificazioni molto tempo prima. Da allora, la citt si era allargata ed era
cresciuta in modo disordinato e caotico, ingoiando terreni di propriet co-
mune e fattorie. Ma ora Dissent era appena visibile, divorata da almeno tre
eserciti accampati intorno a essa.
Brigata Rampante Cremisi, disse Seren, scrutando i lontani vessilli.
Battaglione Cinturadiserpente e Brigata Riven.
Possiamo raggiungerli? domand Iron Bars.
Lei lo guard, quasi senza vederlo, poi annu. Penso di s. Chiedo scu-
sa. Sono solo sconvolta. Se questo  tutto quanto resta delle armate di fron-
tiera...
Quel terreno non  l'ideale per una battaglia, afferm il Dichiarato.
Mi sorprenderebbe se il re volesse aspettare gli Edur qui. Non ti viene in
mente alcun luogo vicino ma pi adatto?
La Roccaforte Brans, sulle colline a poche leghe a nordest di Dissent.
E Dissent  la citt pi vicina?
A parte Letheras stessa, s, rispose Seren.
Allora questo  un accampamento temporaneo. Quando i Tiste Edur si
avvicineranno, quelle tre armate marceranno verso la Roccaforte Brans.
Sempre che il comandante che le guida abbia un po' di buon senso. Ad o-
gni modo, Acquitor, altre forze Letherii potrebbero gi aspettare alla Roc-
caforte Brans. Tenere queste qui  una questione logistica.
Spero tu abbia ragione. Comunque, mi chiedo se far differenza.
Siamo lontani dal mare, Seren, spieg Iron Bars. Il demone che gli
Edur hanno incatenato non pu arrivare fino a qui e questo particolare bi-
lancia un po' la situazione.
Bel tentativo, Iron Bars. Un altro giorno di viaggio e poi dovremmo
raggiungere Letheras entro il tramonto del giorno successivo.
Possiamo accelerare, Acquitor? Quei soldati accampati l in fondo po-
trebbero essere disposti a fare scambio di cavalli?
Se insisto, s.
Sottolineando il tuo desiderio di parlare con il re.
S.
E lo farai? Intendo, parlare con il re.
No.
Lui non disse nulla per alcuni istanti, mentre lei aspettava. Poi: E che
cosa farai una volta che saremo giunti a Letheras?.
Immagino che dovr fare un po' di polvere.
Scusa?
La mia casa  chiusa. Non ho avuto la possibilit di inviare un messag-
gio ai miei servi: a nessuno dei due.
Non mi sembra molto sicuro... nessuno a guardia dei tuoi beni.
Lei sorrise. Non posseggo niente di valore, Iron Bars. I ladri sono i
benvenuti. Be', nel caso, spero mi lascino almeno i mobili; comunque, i
miei vicini dovrebbero essere sufficientemente attenti da evitare una simile
evenienza.
Il Dichiarato guard innanzi a s. Dovremo allora privarci della tua
compagnia, Acquitor. E prendere contatto con il nostro nuovo imperatore.
Probabilmente, salperemo subito dopo.
Prima che la citt venga occupata. Immagino di s.
Potrebbe esserci posto a bordo...
Io sono Letherii, Iron Bars. Seren scosse la testa. Penso che per un
po' non viagger pi.
Comprensibile. Ad ogni modo, l'offerta  sempre valida.
Grazie. E cos scappo di nuovo.
Corlo, cavalcando dietro di loro, grid: Vacci piano, ragazza. Mockra 
pericoloso quando non lo controlli.
Il Dichiarato si gir verso Seren, la fiss.
Lei si strinse nelle spalle.
...
.
...
FINE Parte 5.